Oggi solo Aspen

Posted in Croce Rossa - Il lato oscuro della virtù, Editoriali, Scritti on June 19th, 2011 by Alberto

Giulio Tremonti

‘Sono qui per l’Aspen, oggi solo Aspen’, ha risposto Tremonti ai cronisti appostati fuori dalla Triennale di Milano, dove è in corso una riunione a porte chiuse dell’Aspen Institute.

E’ il testo di un’agenzia Asca del 13 giugno 2011. I cronisti che incalzavano il ministro Giulio Tremonti si aspettavano un commento a caldo sui dati del Referendum. Hanno ricevuto solo questa risposta: «Oggi solo Aspen». Prontamente riportata, senza commento, da vari quotidiani online, a cominciare da la Repubblica. Non uno che si sia posto il problema di spiegare ai suoi lettori cosa sia Aspen e quale sia il significato di una simile dichiarazione da parte di Tremonti.

Ad Aspen – e strutture simili – ho dedicato una parte del sesto capitolo di Croce rossa – Il lato oscuro della virtù. Un capitolo dal titolo Quelli che benpensano – Le lobby protomassoniche del terziario non profit.

Aspen è un’organizzazione internazionale. Nasce negli U.S.A. (ad Aspen, in Colorado) nel 1950 e si occupa di sviluppare leadership meritocratiche, incoraggiare la riflessione sugli ideali e le idee che definiscono una “buona società” e sviluppare una discussione neutrale e bilanciata sulle questioni più importanti nel mondo.

Se vi sembra tutto normale, anzi, addirittura auspicabile, potete smettere di leggere qui. Se invece vi sembra quantomeno strano, proseguiamo.

Internazionalmente Aspen riceve finanziamenti dalla Rockefeller Brothers Fund e dalla Ford Foundation. Due nomi che Naomi Klein lega, storicamente, al golpe in Cile di Pinochet, giusto per fare un esempio.

In Italia, Aspen (sito ufficiale) è stata fondata da Gianni Letta (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri). Ha come presidente lo stesso Giulio Tremonti (Ministro dell’Economia e Lega Nord) e come vicepresidente Enrico Letta (Pd e nipote di Gianni Letta).
Del comitato esecutivo di Aspen Institute Italia fanno parte, fra gli altri: Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Fedele Confalonieri, Umberto Eco, Romano Prodi, Giuliano Amato, Paolo Mieli e molti altri uomini e donne in vista nell’Italia bipartisan: un’intera classe dirigente, insomma, politica, industriale, culturale, accademico, dei media. Ne faceva parte anche il defunto Tommaso Padoa Schioppa. Fra le foto che scorrono visitando il sito di Aspen, ecco Giorgio Napolitano, e Massimo D’Alema. Ecco Lucia Annuziata e molti altri volti noti del bel pensiero bipartisan italiano, che ci si può divertire – o spaventare – a scoprire, uno dopo l’altro. Soci di Aspen? Beh. C’è di tutto, e non sorprende affatto: Impregilo, Enel, Eni, Rai, Mediaset, Sky, Telecom, Siemens, Fiat, Finmeccanica, Api, un elenco enorme.
Sembra solo un’associazione molto importante, giusto? Però, poi, leggiamo sul sito ufficiale che

Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva.

Quel che colpisce è l’uso del termine riservatezza. Illuminante, in questo senso, un passo della relazione di Tina Anselmi sulla P2, proprio a proposito della riservatezza:

La segretezza senza riservatezza non ha modo di esistere e la riservatezza, non posta a tutela di una intima più ristretta segretezza, non ha ragion d’essere.

E bisogna distinguere, scrive ancora la Anselmi

fra riservatezza e segretezza, giacché se la prima non presenta profili d’illegalità e incostituzionalità, la seconda ne presenta più d’uno.

Certo, a quanto risulta, non ha senso lanciarsi in parallelismi arditi. Aspen risponde solamente al criterio della riservatezza. E delle riunioni a porte chiuse. Se ci sia anche la segretezza, non ci è dato saperlo (d’altra parte, che segreto sarebbe, se fosse noto a tutti?), ma la riservatezza è quantomeno condizione necessaria perché ci sia la segretezza.

Andiamo oltre. Che tipo di decisioni vengono prese, a porte chiuse? Be’. Per esempio, nel corso di una riunione del 2009 ci si occupò di rilanciare nel dibattito politico nazionale il nucleare, pensate un po’. Ma è dal 2004 che la rivista del gruppo, Aspenia prese posizioni in merito, e la decisione di sviluppare una strategia per il ritorno del nucleare nel nostro paese sarebbe stata presa in Aspen fra il 2006 e il 2008.

Il tutto avviene senza che il cittadino se ne accorga. Perché strutture come Aspen sono caratterizzate dal’inavvertibilità sociale. E vale la pena, ancora una volta, di citare la relazione di Tina Anselmi sulla P2:

Non è […] la solidarietà in sé e per sé considerata a destare legittime riserve, quanto piuttosto la sua non avvertibilità sociale. Una avvertibilità che tanto più dovrebbe essere consentita quanto più chi ne è protagonista attribuisce a essa effetti d’immediato rilievo terreno. In definitiva e per concludere, sembra doversi rilevare il rischio che la solidarietà massonica, quando si traduca in una occulta agevolazione di successi personali, possa rendersi incompatibile con non poche regole della società civile, specie quando tale forma di solidarietà operi all’interno di carriere pubbliche.

Illuminante anche in questo caso, la Anselmi. Utilissima per comprendere quali siano i rischi in embrione di strutture come Aspen.

Personalmente, in questa vicenda brevemente tratteggiata, ci sono alcune cose che trovo molto gravi.

Trovo grave che un Ministro della Repubblica, chiamato a esprimere un suo commento sul risultato di una consultazione referendaria, risponda «Oggi solo Aspen» (di che si tratta? Di un messaggio per gli associati? Non stupirebbe affatto).

Trovo grave che nessuno fra i big dell’informazione mainstream intenda criticare – o quantomeno spiegare – la frase di Tremonti.

Trovo grave che l’informazione mainstream si rifiuti palesemente di offrire ai proprio fruitori collegamenti e rimandi e riferimenti ai nomi che ricorrono in tutte le questioni che riguardano la gestione del potere (palese o occulto) in Italia. E che, piuttosto, si affannino a trovare nuovi nomi a questioni vecchie, complesse e radicate, proponendole non già nella loro complessità ma piuttosto come progressioni numeriche e sequel (P3, P4, … Px).

Trovo grave che il giorno dell’esito dei referendum fosse prevista da tempo una riunione a porte chiuse di Aspen Institute (ipotizzo: per stabilire le future strategie alla luce dei risultati? Chi lo sa? Solo chi era dentro le porte chiuse).

Trovo grave, infine, persino l’esistenza stessa di Aspen e strutture simili.

E ritengo sia necessario scriverne. Se non altro per diminuirne di qualche unità l’inavvertibilità sociale.

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Shockjournalism

Posted in Editoriali, Scritti on August 5th, 2010 by Alberto

Shockjournalism è un termine che si ispira alla “Shock doctrine” teorizzata da Naomi Klein nel suo ultimo libro.
E’ un termine che nasce parlando lungamente con János, un amico fotografo conosciuto in Abruzzo mentre mi occupavo della gestione emergenziale del terremoto dell’Aquila. Read more »

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