Comando e Controllo fra gli imperdibili di Tv Talk

Posted in Comando e Controllo, Distribuzione, L'Aquila 2012, Media on April 23rd, 2012 by Alberto

Tv Talk (il talk show in onda su Rai3 alle 14.55 del sabato, in cui si parla di tv e media) ha consigliato Comando e Controllo fra i suoi imperdibili.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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#occupylaquila e la stampa nazionale silente

Posted in L'Aquila 2012, Media on April 15th, 2012 by Alberto

Se ci fosse un minimo di criterio nella “notiziabilità”, se i giornali mainstream non fossero complici nella creazione di un flusso ininterrotto di “notizie” (perlopiù copia-incollate) che si inseguono senza approfondimenti, senza chiarimenti, senza idee né analisi, che spengono il cervello delle persone, allora ci sarebbe, da tre anni, una finestra costantemente aperta sull’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Invece non è così.

Non solo. I media mainstream, anche quelli che fanno della controcultura un’arte commerciabile, sempre pronti ad accogliere qualsiasi idiozia che proponga Twitter, ignorano anche la “piccola” ma importante iniziativa #occupylaquila (un hashtag che racchiude non solo una mobilitazione sul social network ma anche un incontro dal vivo, in cui si parla della città terremotata e del suo futuro).

Sì, certo. E’ organizzata da una rivista e magari, per i puristi, ha anche un risvolto un po’ “commerciale”. Ma non si spiega perché un evento che ha lo scopo primario di raccontare una città che i media ricordano, ormai, solamente in occasione della messa in scena per la commemorazione della tragedia, debba essere ignorato in questo modo.

L’agenda setting esclude l’Aquila dalla “notiziabilità”. Tranne quando si può speculare un po’ sul dolore o quando c’è un nuovo scandalo da indignazione a orologeria.

Forse, oltre #occupylaquila, bisognerebbe pensare a liberare i giornali e i loro siti dall’occupazione anti-culturale di cui sono vittime, dalla bulimia di notizie e titoloni, dalla mercificazione dell’informazione e dal suo svuotamento progressivo.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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#occupylaquila. Dopo la vera occupazione militare dell’esercito degli aiuti

Posted in L'Aquila 2012, Media on April 15th, 2012 by Alberto

Oggi all’Aquila va in scena #occupylaquila, iniziativa di Wired.it che, come tutte le iniziative rivolte a squarciare ancora una volta il velo di disinformazione e bugie sulla città dopo il terremoto del 6 aprile 2009, è encomiabile e va sostenuta.

L’iniziativa si può seguire in Piazza Duomo nel capoluogo abruzzese, oppure su Twitter con l’apposito hashtag.

Il nome, occupylaquila, si rifa all’ondata di occupy dopo il più famoso di tutti, Occupy Wall Street.

Ma il termine, occupazione, rimanda, nel suo significato deteriore, ad altri concetti, che conosce bene chi ha vissuto L’Aquila post-terremoto nei mesi immediatamente successivi all’evento sismico. L’occupazione militare e paramilitare che è stata effettuata attraverso ogni sorta di divisa: dall’esercito alla polizia passando per i corpi volontari e il dipartimento nazionale della Protezione civile.

Un’occupazione paramilitare che veniva edulcorata e mascherata dalla retorica dell’aiuto: quell’aiuto per cui occorreva essere ad ogni costo grati – anche quando non era richiesto – e che ha narcotizzato socialmente la popolazione, con l’effetto aggiuntivo di poter essere sbandierato a tutta Italia per raccontare lo straordinario miracolo che stavano compiendo il Governo ed il Capitalismo dei disastri.

E’ il lato oscuro della virtù.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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Rassegne stampa oscurate, stampa rassegnata

Posted in Media on April 15th, 2012 by Alberto

Il sito del Governo ha pubblicato questo laconico messaggio:

La Rassegna stampa. A seguito di specifica richiesta, avanzata dalle associazioni degli editori, dal 10 aprile, la rassegna stampa quotidiana non è più accessibile all’esterno della rete della Presidenza del Consiglio.
Per i dipendenti della Presidenza del Consiglio il servizio è disponibile sulla rete Intranet.

Con questo sono già tre i siti istituzionali che hanno oscurato la rassengna stampa mattutina riservandone l’accesso ai possessori di una intranet: prima sono arrivati il Ministero dell’Economia e quello del Lavoro. E’ accaduto su richiesta esplicita delle associazioni degli editori, con una lettera del 16 marzo (pubblicata su il Cicalino.

La misura, semplicemente ridicola (a meno che non si voglia pensare che possa essere davvero la rassengna stampa delle pubbliche amministrazioni, la causa dei problemi dell’editoria in Italia), surreale, priva del benché minimo contatto con la realtà è l’ennesima cartina di tornasole della pochezza del nostro paesello. Un paese dove Mediaset impedisce a YouTube di utilizzare i propri contenuti invece di farsi il suo canale. Un paese dove tutto si prende tremendamente sul serio. Persino una rassegna stampa utile a pochi (e spesso fatta di pezzi tutti uguali, senza opinione: veline d’agenzia).

Una restrizione di un paese rassegnato nei confronti di una stampa rassegnata. Ma anche qui, il web troverà il modo di aggirare l’ennesimo laccio alla libera circolazione delle idee.

Cosa non si fa per un click in più. E per un morto sul lavoro

Posted in Media on April 14th, 2012 by Alberto

La scritta che vedete qui sopra è stata messa online da Repubblica.it che ha ritenuto di dover fare una fotosequenza delle immagini della morte di Piermario Morosini, calciatore del Livorno stroncato da un infarto durante l’incontro dei labronici contro il Pescara.

Al di là dell’afflato di ipocrisia che sta circondando questo tragico evento, che potremmo definire una morte bianca, sul lavoro – la sospensione di tutti i campionati di calcio per il weekend non trova certo riscontro in manifestazioni analoghe quando muore un operaio, per dirne una -, fa davvero specie vedere il portale di “informazione” (consentitemi le virgolette, per favore) utilizzare una morte per creare una fotogallery e fare qualche click in più.

Con tanto di cartello di avvertimenti iniziali, a mo’ di disclaimer (come se fossimo su un Rotten.com qualsiasi, non su Repubblica.it. Ma senza che ci siano immagini da Rotten.com, ovviamente). Insomma, da un lato la morte di un calciatore diventa una sorta di lutto nazionale; dall’altro le immagini del dramma si trasformano in una gallery che, ai fini dei click, vale come quella di una starlette pizzicata dai paparazzi.

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