«La realtà è un’altra cosa», dall’Aquila alla Val di Susa

Posted in L'Aquila 2012, Media, TAV on April 14th, 2012 by Alberto

La vignetta che Mimmo Lombezzi ci ha regalato per la campagna popolare di distribuzione in dvd di Comando e Controllo ricorda quella frase che apre sia Yes We Camp sia Comando e Controllo:

«La realtà è un’altra cosa. Non è quello che fanno vedé alla televisione».

E’ una frase pronunciata da una donna, sfollata, davanti alla tenda blu della Protezione civile. E’ una frase che – nella sua semplicità non banale – si adatta perfettamente alla realtà parallela che è stata raccontata sull’Aquila post-terremoto. Ma anche ad altre questioni nostrane – per rimanere nei confini italici. Penso, ad esempio, a come viene raccontata la questione del Treno ad Alta Velocità in Val di Susa: un’altro caso esemplare di “ricostruzione mediatica”.

La propaganda funziona. «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità», diceva Goebbels. La televisione riesce a fare di meglio: trasforma la verità, la riproduce a seconda delle necessità di chi la controlla e genera anche narcolessia sociale.

«La realtà è un’altra cosa».

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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Tiburtina: Né dolo né buon giornalismo

Posted in Articoli, Scritti, TAV on July 25th, 2011 by Alberto

Repubblica titolo incendio Tiburtina

RFI (Rete Ferroviaria Italiana) spiega in un comunicato, a proposito dell’incendio alla Tiburtina:

eventi simili sono, per esperienza, attribuibili prevalentemente a tre tipologie di cause: fulminazioni dirette di cavi elettrici per scariche atmosferiche; contatti diretti su apparecchiature e/o parti di impianto di segnalamento a bassa tensione per rottura e caduta linee elettriche ad alta tensione (3mila volt) che forniscono energia di trazione ai treni; manipolazioni e/o asportazioni di cavi o di collegamenti in rame o alluminio che provocano anomali funzionamenti degli impianti, anche in tempi differiti rispetto al momento del danneggiamento

E Repubblica, che rispetto a ieri deve correggere il tiro, suo malgrado, chiosa così, in un articolo che appare sul web non firmato:

Dunque sembra scartata l’ipotesi attentato, ma non le eventuali manomissioni.

Il quotidiano, visitatissimo sul web, avrebbe il dovere di correggere il tiro se non altro per rispetto dell’intelligenza dei propri lettori, visto che l’ipotesi-attentato (che bella parola, per un giornalista: attentato!) è stata formulata solo giornalisticamente e mai, in alcun momento, dagli investigatori che analizzavano la dinamica. Quindi, non “sembra scartata”, come ipotesi. Non c’è mai stata, se non per alcuni giornalisti.

Ma Repubblica non ci pensa nemmeno, a scusarsi. Anzi. Prosegue a raccontare l’evento con affermazioni surreali, quasi fiera nel rilevare che non si escludono “eventuali manomissioni”.

Manipolazione o asportazione, c’è scritto nel comunicato.
Repubblica scrive: manomissione. Non sono sinonimi. Il termine scelto da Repubblica indica evidentemente un’azione svolta a scopo di danneggiamento (e quindi, in qualche modo, richiama il concetto di incendio doloso, già escluso praticamente da tutti).

La neolingua opera anche così.

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Tiburtina: no dolo, no Tav

Posted in Articoli, Scritti, TAV on July 24th, 2011 by Alberto

Titolo di Repubblica sull'Incendio di Stazione Tiburtina

Gli investigatori della Polfer escludono l’ipotesi del dolo nell’incendio scoppiato oggi alla Stazione Tiburtina di Roma. Lo affermano varie agenzie di stampa fra cui l’AGI delle 14:50.

Alle 16:20, tuttavia, il titolo di Repubblica – Roma rimane quello che si vede nell’immagine:

Incendio alla stazione Tiburtina – Ipotesi dolo legato alla Tav

Un titolo che ha del clamoroso. Che tenta evidentemente di legare l’incendio alla protesta dei No Tav in Val di Susa.
Questo nonostante l’agenzia di cui sopra, e le dichiarazioni del responsabile dell’ufficio stampa dei Vigili del Fuoco. Più possibilista, ma comunque mai esplicitamente a favore dell’ipotesi del dolo. Anzi, dal momento che Luca Cari dichiara:

Al momento il dolo non ci risulta, certo non lo escludiamo, ma non ci sono tracce evidenti

volendo si sarebbe potuto titolare: “Non si esclude il dolo”. Il “legato alla TAV è, fino a questo momento, una mera illazione giornalistica.

Brutto titolo, dunque, quello di Repubblica. Brutto e, giornalisticamente parlando, non molto diverso – nella sostanza, sebbene più raffinato, e quindi più subdolo – da quello di Libero che attribuiva all’Islam i fatti di Oslo, per dire.

(Grazie a Gabriele Capasso per la segnalazione)

Aggiornamento: Net1news lo scrive apertamente: “Roma: rogo alla stazione Tiburtina, l’ombra dei No Tav”.

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Quando il liberista diventa No TAV

Posted in No TAV, TAV, Val di Susa 2010 on January 13th, 2010 by Alberto

NoTAV

Mentre i benefici (presunti) della TAV vengono esaltati da tutte le compagini politiche, mentre Mercedes Bresso (candidata alla Regione Piemonte per il P.D.) annuncia che nella sua lista non verranno candidati No TAV e che l’alta velocità s’ha da fare, mentre il P.D. addirittura medita di togliere la tessera del partito al Presidente della Comunità Montana della Valle di Susa, c’è qualcuno di insospettabile che si leva contro l’opera faraonica della Torino-Lyone.

E’ Enrico Colombatto, economista, liberista doc, allievo di Sergio Ricossa, che si pronuncia così sul tema (su LoSpiffero.com):

Gli investitori privati non hanno mostrato grande interesse alla costruzione dell’opera. Questo disimpegno da parte di soggetti che per loro natura sono mossi dalla logica del profitto è di per sé un segnale che dovrebbe allarmare sulla reale convenienza economica di questo progetto.

Tralasciando il fatto, tutt’altro secondario, della tipologia del traffico, perlopiù locale o al massimo transfrontaliero delle nostre merci, tutti i dati confermano come a livello nazionale esso sia cresciuto in misura infinitesimale e, comunque, in direzioni diverse dall’asse Lione-Kiev. Così come pensare di trasferire completamente su rotaia ciò che attualmente circola su gomma è pura velleità.

Alla fine, il sospetto è che l’unico reale vantaggio della TAV sia la sua costruzione.

Se questo sospetto viene a un teorico del libero mercato, possiamo perlomeno sollevare un legittimo dubbio sull’utilità di quest’opera.
Fino a oggi, le popolazioni locali della Valle di Susa che sono impegnate nella lotta contro la costruzione del Treno ad Alta Velocità sono state dipinte dai media come montanari facinorosi che pensano solo al loro giardino.

Le pregnanti osservazioni di Colombatto, però, gettano – se ancora ce ne fosse bisogno – nuova luce sulla questione e dovrebbero quantomeno far riflettere sul tema e sulle ragioni dei valsusini.

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