Notizie su Manolo Luppichini, pestato e separato dagli altri italiani della Freedom Flottilla

Posted in Palestina on June 3rd, 2010 by Alberto

Aggiornamento 12:19: è stato annunciato ufficialmente alla Camera dei Deputati da parte di Vincenzo Scotti, sottosegretario di Stato per gli affari esteri, che Manolo Luppichini rientrerà in Italia nel pomeriggio con il sottosegretario Stefania Craxi.Questa parte della sua storia dovrebbe finire, dunque, entro sera.

Ore 11:37: Non posso accontentarmi di quel che si legge in giro: le notizie sugli italiani della Freedom Flottilla sono sommarie e appaiono imprecise, contraddittorie, sommarie. Quel che è peggio, la notizia comincia a raffreddarsi, ci si dimenticano i morti e i feriti, ci si dimentica che è successo qualcosa di grave.

E nel leggere che uno degli italiani è stato trattenuto, mi insospettisco molto. Così, riesco ad avere il numero del nuovo telefono che hanno comprato i cinque italiani espulsi da Israele (attualmente in Turchia) e a mettermi in contatto con loro.

Sento Angela Lano di Infopal dalla Turchia. In cinque stanno bene.

Ma Angela mi racconta che Manolo Luppichini è stato picchiato brutalmente da soldati israeliani all’aeroporto di Tel Aviv durante la notte e trattenuto in Israele.

Dalla Turchia i cinque torneranno fra poco (volo su Malpensa, con arrivo alle 16:25) ma su Manolo non hanno altre notizie, dopo il pestaggio e la separazione: Angela mi diceche forse Manolo è stato imbarcato in queste ore da Tel Aviv. Ma la notizia è priva di conferme ufficiali.

Vi prego di condividere quanto più possibile questa nota, che verrà aggiornata appena ci saranno nuove notizie, e di fare pressione sull’Unità di Crisi perché intervenga e perché informi correttamente in merito.

Tel. 0636225 – E-mail: unita.crisi@esteri.it

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Perche’ la strage della Flotilla e’ terrorismo

Posted in Palestina on June 3rd, 2010 by Alberto

Attacco alla Freedom Flottilla

di Claudia Milani, Avvocato e Giurista – 1° giugno 2010

Le organizzazioni pacifiste attaccate affermano che al momento dell’assalto la nave Mave Marmara, battente bandiera turca, si trovasse a 75 miglia marine dalla costa della Striscia di Gaza e di Israele e avesse issato bandiera bianca. Israele non ha finora negato che l’assalto compiuto dalla Marina Militare Israeliana nei confronti della flotta si sia compiuto in acque internazionali.

Al Jazeera riporta, anzi, una dichiarazione di Avital Leibovich, portavoce dell’Esercito Israeliano, in cui si afferma «… è accaduto in acque esterne a quelle israeliane ma noi abbiamo il diritto di difenderci.» In questa frase si riassume, sotto il profilo strettamente giuridico, l’illegalità dell’azione militare in oggetto.
Per poter comprendere quali diritti Israele potesse esercitare in acque internazionali e di quali crimini possa essersi macchiata, è necessaria una breve disamina di alcuni concetti basilari del Diritto Internazionale Marittimo e del Diritto Internazionale Umanitario.

La prima affermazione del principio per cui ciascuno è libero, per il diritto delle genti, di «viaggiare sul mare in quei luoghi e presso quelle Nazioni che a lui piaccia», si deve a Hugo Grotius, che nella sua Dissertazione «Mare Liberum» del 1601, sostenne la tesi della libertà di navigazione degli Olandesi contro le pretese portoghesi di esercitare diritti sovrani nell’Oceano Indiano.

Il concetto affermato da Grotius, relativo al mare come bene non suscettibile di appropriazione esclusiva e perciò aperto alla libera navigazione, è sopravvissuto a quattro secoli di Storia, trovando collocazione nella nuova Convenzione per la ricodificazione del Diritto Internazionale Marittimo (DIM), o Convenzione del Diritto del Mare, firmata a Montego Bay nel 1982, costituita da 320 articoli, entrata in vigore nel novembre del 1994, integrata da un Accordo applicativo che modifica la sua parte XI e che, secondo il disposto dell’art. 311, sostituisce le 4 precedenti Convenzioni di Ginevra.

Testo vincolante per i 2/3 della comunità internazionale e che molti Stati, che pur non l’hanno ancora ratificato, a cominciare dagli Stati Uniti, hanno riconosciuto come testo guida in materia.

Il principio generale che informa l’intero Diritto Internazionale Marittimo è, secondo la Convenzione, che ogni nave è sottoposta esclusivamente alla sovranità dello Stato di cui ha nazionalità, ovvero il cosiddetto Stato di bandiera o Stato nazionale, al quale è riservato il diritto all’esercizio esclusivo del potere di governo sulla comunità navale, potere esercitato attraverso il comandante, che viene considerato quale organo dello Stato.

Esistono, tuttavia, ovvie limitazioni a detto principio. La prima e più rilevante è costituita dalle acque territoriali.

Queste sono una zona di mare sulla quale si estende la sovranità dello Stato costiero, al di là della terraferma e delle acque (Ginevra, I,1,1, UNCLOS 2,1). L’ampiezza massima delle acque territoriali è attualmente stabilita in 12 miglia marine misurate a partire dalle linee di base (UNCLOS 3). Sulle acque territoriali ogni Paese ha la stessa sovranità di cui gode sulla propria terraferma. E tuttavia il principio della libertà dei mari trova spazio e parziale riconoscimento anche nelle acque territoriali, giacché vi è previsto il diritto di transito inoffensivo persino delle unità militari e mercantili straniere.
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Solidarietà, stima e sostegno a Manolo Luppichini

Posted in Palestina on June 3rd, 2010 by Alberto

iK Produzioni, casa di produzione indipendente torinese di Fulvio Nebbia e Alberto Puliafito, esprime solidarietà, stima e sostegno nei confronti di Manolo Luppichini, filmmaker, amico, attivista, uomo che ha saputo coniugare le proprie idee, il proprio attivismo e il proprio lavoro.

Manolo Luppichini, autore, fra l’altro, di “Fratelli di TAV” e di “Paisà – Storie di Migranti in Campania”, era fra i passeggeri della Freedom Flottilla, illegalmente attaccata dai militari di Israele in acque internazionali.

Arrestato, è stato trattenuto in Israele, a differenza degli altri 5 italiani che prendevano parte alla missione di pace della Flottilla, perché è intervenuto in difesa di un giovane palestinese e ha sostenuto una dura discussione con le forze dell’ordine israeliane.

Convinti della bontà e della necessità di una missione come quella della “Freedom Flottilla” per risvegliare le coscienze internazionali a proposito della questione palestinese e dell’assedio cui è sottoposta Gaza, convinti come siamo che i documentaristi e, in generale, tutti coloro che si occupano di comunicazione, abbiano, oggi più che mai, il preciso dovere di agire non solo per raccontare ma anche per dare il loro contributo nel tentativo di rendere più giusto e libero un mondo che, sempre più spesso, governa le genti con la logica del terrore, del profitto e dell’emergenza, siamo vicini a Manolo. Oggi come ieri, quando il filmmaker collaborava con noi per “Yes We Camp” e “Comando e Controllo”.

Orgogliosi dell’aver condiviso e incrociato le nostre strade professionali e umane, gli siamo vicini e condividiamo le sue azioni e le sue idee. Il cinema può cambiare il mondo. L’attività e la passione dei singoli possono cambiare il mondo.

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