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		<title>Berlusconi dà i (suoi) numeri sull&#8217;Aquila. Torna il Dipartimento?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 20:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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Silvio Berlusconi torna a parlare dell&#8217;Aquila e annuncia di aver deciso &#8211; alla faccia della partecipazione dei cittadini &#8211; con Gianni Letta: &#8220;riprendiamo nelle mani come governo, come presidenza del Consiglio e come dipartimento della Protezione civile la ricostruzione de L&#8217;Aquila&#8221;.
E, come tutte le volte in cui parla dello straordinario lavoro fatto dopo il terremoto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/Assistiti.png" alt="" align="center" width="480"/></p>
<p>Silvio Berlusconi torna a parlare dell&#8217;Aquila e annuncia di aver deciso &#8211; alla faccia della partecipazione dei cittadini &#8211; con Gianni Letta: &#8220;riprendiamo nelle mani come governo, come presidenza del Consiglio e come dipartimento della Protezione civile la ricostruzione de L&#8217;Aquila&#8221;.</p>
<p>E, come tutte le volte in cui parla dello straordinario lavoro fatto dopo il terremoto del 6 aprile, il premier dà i numeri e li gonfia a dovere. Oltre a plasmare una realtà mediatica che può essere facilmente smantellata. E che deve essere smantellata sistematicamente.<br />
Dice il Presidente del Consiglio: &#8220;Abbiamo saputo reagire al terremoto costruendo in 10 mesi abitazioni antisismiche per oltre trentamila persone collegate a scuole, asili, negozi e chiese. Non è mai stato fatto al mondo a seguito di nessuna catastrofe&#8221;.</p>
<p>Trentamila persone è il dato più facile da smentire. Non c&#8217;è nemmeno bisogno di andare all&#8217;Aquila, per smontare la dichiarazione. Basta prendere i dati ufficiali del Dipartimento di Protezione Civile. Le C.A.S.E. (provvisorie e in comodato d&#8217;uso) sono per 14.454 sfollati.</p>
<p>I M.A.P. (provvisori anche quelli) sono per 2.515 sfollati all&#8217;Aquila e 3.026 nei comuni del cratere. Il totale fa 19.995. Ventimila persone.</p>
<p>Non trentamila.</p>
<p>I numeri sono importanti, come le parole.</p>
<p>Per smontare il dato &#8220;collegate a scuole, asili etc&#8230;&#8221; occorrerebbe fare uno sforzo e recarsi nel capoluogo abruzzese, per scoprire che questi collegamenti non ci sono, che le &#8220;new town&#8221; più grosse sono delle cattedrali nel deserto, dei non luoghi senza servizi, e che la viabilità ha enormi problemi di traffico.</p>
<p>Berlusconi prosegue: &#8220;Abbiamo stanziato 15 mld per il terremoto in Abruzzo per le abitazioni ne abbiamo spesi meno di due e dunque ce ne sono 13 da spendere per la ricostruzione. Purtroppo le istituzioni locali non hanno saputo intervenire per dare il via ai lavori e quindi riprendiamo nelle mani la ricostruzione».</p>
<p>Tanto per cominciare, i 15 miliardi di euro per il terremoto sono stati stanziati da qui al 2032: è una cifra importante, ma dilazionata nel tempo.<br />
Secondo il premier, poi, la colpa di un&#8217;Aquila ferma e fantasma ricade &#8211; una retorica che va avanti da mesi &#8211; sulle istituzioni locali, definite ancora una volta incapaci.</p>
<p>Reagisce, il Sindaco Massimo Cialente, in conferenza stampa:  &#8221;Le parole del Presidente del Consiglio? Uno degli atti piu&#8217; gravi dal punto di vista istituzionale. Accusare<br />
gli Enti locali di incapacita&#8217; amministrativa, quando le colpe sono altrove, e&#8217; stata da parte del Premier maleducatezza e scostumatezza istituzionale. Quanto al paventato ritorno della Protezione civile in citta&#8217; e&#8217; una questione di democrazia, di moralita&#8217;, di trasparenza&#8221;.<br />
Per mesi le linee guida sulla ricostruzione delle case E sono state bloccate. Ora si bloccano anche i lavori sulle case A e B, non si chiariscono empasse burocratici, non arrivano i soldi per il ristoro alle attività produttive. Dal primo febbraio, la città dell&#8217;Aquila è stata di fatto abbandonata a se stessa, finito lo show e archiviato il caso come &#8220;Miracolo Aquilano&#8221;.</p>
<p>Ma lentamente la verità viene a galla, e l&#8217;unica soluzione che immagina Berlusconi, insieme a Gianni Letta, è quella di rimandare il Dipartimento di Protezione Civile all&#8217;Aquila.</p>
<p>Perché così si può decidere in maniera muscolare, a colpi di deroghe e di ordinanze.</p>
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		<title>La partecipazione, il Comando, il Controllo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 20:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il 26 luglio all&#8217;Aquila si tiene il convegno &#8220;L&#8217;Aquila 2020, e poi?&#8221;
Un&#8217;iniziativa organizzato dal Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e dall&#8217;architetto Fontana, che presiede la &#8220;Struttura tecnica di missione&#8221; che si dovrebbe occupare della ricostruzione dell&#8217;Aquila.
In particolare, l&#8217;oggetto dell&#8217;incontro riguarda le &#8220;Linee di indirizzo strategico per la ripianificazione del territorio&#8221;. Molte parole chiave per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/Comandoecontrollo.png" alt="" align="center" width="480"/></p>
<p>Il 26 luglio all&#8217;Aquila si tiene il convegno &#8220;L&#8217;Aquila 2020, e poi?&#8221;<br />
Un&#8217;iniziativa organizzato dal Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e dall&#8217;architetto Fontana, che presiede la &#8220;Struttura tecnica di missione&#8221; che si dovrebbe occupare della ricostruzione dell&#8217;Aquila.</p>
<p>In particolare, l&#8217;oggetto dell&#8217;incontro riguarda le &#8220;Linee di indirizzo strategico per la ripianificazione del territorio&#8221;. Molte parole chiave per indicare un documento di oltre cento pagine che parla di come verranno ridisegnati i comuni colpiti dal sisma il 6 aprile 2009. Dal punto di vista urbanistico. Da quello economico. Da quello sociale.</p>
<p>Ora, non ci vorrebbe un genio per capire quanto temi del genere stiano a cuore alla popolazione vittima di un terremoto.<br />
Eppure, l&#8217;evento si svolge al Ridotto del Teatro Comunale. Che, come dice il nome &#8211; anche qui non ci vuole un genio &#8211; permette l&#8217;accesso a un numero ridotto di persone.<br />
Gli aquilani che da un anno e qualche mese animano i comitati e l&#8217;Assemblea pubblica cittadina si recano al Ridotto e scoprono che le strade d&#8217;accesso sono bloccate dalla polizia.<br />
Per problemi di ordine pubblico. Per la sicurezza di tutti. Per l&#8217;incolumità. Per le solite ragioni che non sono ragioni.</p>
<p>Alla fine, dicono dal comitato <a href="http://www.3e32.com">3e32</a>, prevale il buonsenso &#8220;e ci fanno passare&#8221;. E il Ridotto, quasi vuoto fino a quel momento, si riempie lentamente e c&#8217;è chi si riempie la bocca della parola &#8220;partecipazione&#8221;. Ma non può esserci partecipazione, se c&#8217;è uno Stato di polizia.</p>
<p>Il 27 luglio, giorno successivo, il PD scopre L&#8217;Aquila. Sul <a href="http://www.youtube.com/user/MediaCrewCasematte">canale Youtube MediaCrew </a>Casematte ci sono gli interventi dei politici che hanno lasciato l&#8217;aula dove si votava la finanziaria con l&#8217;ennesimo voto di fiducia imposto dal Governo.</p>
<p>Fa specie, vedere questi interventi oggi, a un anno e quattro mesi dal terremoto del 6 aprile. Fa specie perché, per chi l&#8217;ha vissuto, il terremoto &#8211; non dimentichiamoci che un evento catastrofico è &#8220;risolto&#8221; quando si esauriscono tutte le conseguenze sociali che si porta appresso &#8211; e per chi all&#8217;Aquila c&#8217;è stato a lungo, per scelta, come il sottoscritto, era evidente da subito che la grande assente nel capoluogo aquilano fosse la politica. Nel suo senso più etico e partecipato del termine &#8220;politica&#8221;. E quindi, era assente anche il PD.</p>
<p>Per smontare il racconto, la narrazione del Miracolo Aquilano, non ci voleva molto.<br />
Per sperimentare sulla propria pelle anche il Comando e il Controllo, nemmeno (Di.Coma.C. Direzione di Comando e Controllo, era il nome del quartier generale del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile che ha operato sul territorio aquilano. In che modo, l&#8217;ho raccontato a lungo nel mio <a href="http://www.youtube.com/user/MediaCrewCasematte">Protezione Civile SpA</a>, edito da Aliberti, e nel documentario <a href="http://www.comandoecontrollo.it">Comando e Controllo</a>).<br />
Per capire che L&#8217;Aquila è stata una sorta di esperimento per testare i poteri di protezione civile &#8211; deroga e ordinanza &#8211; e la potenza di fuoco dei racconti a mezzo ufficio stampa, bastava soggiornare per un po&#8217; sul territorio.</p>
<p>Oggi il Comando e il Controllo ritornano, quando ci sono convegni che interessano tutta la cittadinanza. Quando ci sono aquilani a Roma, da accogliere con manganellate.<br />
Le fondamenta della narrazione miracolosa e agiografica scricchiolano.</p>
<p>Ma la partecipazione, quella politica nel suo senso più etico, è ancora lontana e difficile, all&#8217;Aquila come in tutto questo Paese, sempre più simile a uno Stato di Polizia che esercita il Comando e il Controllo nelle sue forme più subdole.</p>
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		<title>Io giornalista aquilana (di Elisa Cerasoli)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 10:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È difficile raccontare tutte le emozioni di ieri, e anche se sono abituata a scrivere e a raccontare, non credo che riuscirò a farlo del tutto.
Ero emozionata ieri mattina, mi sono vestita bene, un po’ perché comunque per metà io ero lì per lavorare, per raccontare quello che succedeva e quando lavoro tento di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ikproduzioni.it/CeC/7luglio2010.jpg" alt="7 luglio 2010" width="480"/>È difficile raccontare tutte le emozioni di ieri, e anche se sono abituata a scrivere e a raccontare, non credo che riuscirò a farlo del tutto.<br />
Ero emozionata ieri mattina, mi sono vestita bene, un po’ perché comunque per metà io ero lì per lavorare, per raccontare quello che succedeva e quando lavoro tento di essere presentabile, un po’ perché, in quanto terremotata ero lì per protestare e mi sono rotta dell’immagine dei terremotati come poveri disgraziati, come vecchiette che perdono la dentiera. Siamo persone istruite, curate, con molti vizi, da sempre additati come tendenzialmente snob e chiuse nelle nostre mura.</p>
<p>Comunque, dicevo, ero emozionata, mi sono vestita bene, sono uscita prestissimo di casa, un paio d’ore in redazione e poi via, felice, verso Piazza Venezia per accogliere i miei concittadini che stavano arrivando in autobus.<br />
La prima sorpresa l’ho avuta ancor prima di arrivare. Fra largo Argentina e Piazza Venezia 3 blocchi delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Mentre passo mi guardano, mi giro e faccio a un carabiniere: “Ma per due terremotati, non sarà troppo?” Mi sorride divertito cercando complicità. Lo fulmini con lo sguardo. Arrivo, li vedo, gli aquilani. Un cartellone profetico tenuto in mano da un signore: Le nostre armi di montagna” Disegnati ci sono un fiasco di vino, del salame e del formaggio, i prodotti della nostra terra, la nostra ricchezza.</p>
<p>Comunque, quei tre posti di blocco mi avevano messo in tensione, lo confesso, un misto di eccitazione e timore mi ha accompagnato tutta la giornata.<br />
Lì a Piazza Venezia cominciano gli spintoni con la polizia, non sono gli stessi che ci sono stati in questi mesi all’Aquila, lì c’erano transenne da aprire, c’erano strade aperte intorno, e solo in una occasione, il 28 febbraio, la domenica delle 6 mila carriole, erano in tenuta antisommossa.<br />
La prima volta era bastata la signora Licia ad aprire il varco con sua figlia Pina e con Anna Pacifica.<br />
Qui si capisce subito che la giornata sarà lunga e dura. Mi spavento<br />
Per chiarire: il Sindaco dice di avere il permesso, i manifestanti avevano il permesso per una delegazione fino a Montecitorio, e poi tutti a Piazza Navona.<br />
<span id="more-529"></span><br />
All’imbocco di Via del Corso invece fra polizia e guardia di finanza c’erano almeno 50 persone con scudi, caschi e manganelli, dietro di loro due camionette, a 100 metri altre due. “Dove passa la delegazione?” mi chiedo. Capisco che non potrò scrivere, concordo dei lanci dettati. Cominciano gli spintoni, mediano i sindaci, i parlamentari, cominciano a muoversi i manganelli. Una signora davanti a me piange mentre parla a dei finanzieri e gli dice: “voi non fate passare dei terremotati, io ptrei essere vostra madre e mi fate vedere il manganello!!!”. Un giornalista chiama la sua redazione: “Mandate qualcuno, mi sono beccata una manganellata guardia di merda, mi fa male la schiena”. Mi spavento, capisco che non è aria e chiedo, terrerino da giornalista alla mano, di poter passare oltre la barriera. Un finanziere mi dice: “Qui non passa nessuno!” “E la delegazione dei terremotati che ha il permesso? Dove passa?” “Qui non passa nessuno!”.<br />
Passa così una mezz’ora credo, poi le camionette si spostano, qualche spinta e passiamo, prima lentamente, poi corriamo. Loro provano a fare un cordone, ma non riescono. Arriviamo a 100 metri da Piazza Colonna, all’altezza di Via di Pietra. Ricominciano le spinte, ai giornalisti è sempre e comunque vietato muoversi, non ci rendiamo conto che una parte delle persone è stata bloccata a Piazza Venezia… &#8211; forse noi siamo la delegazione, e allora perché non ci fanno entrare? -. Arriva l’onorevole lolli, ci dice che gli è stato indicato di farci confluire verso via di pietra. Alcuni sindaci si incamminano, alcuni di noi giornalisti li seguono. Arriviamo a piazza di Pietra, siamo pochissimi, noi giornalisti ci guardiamo in faccia, torniamo indietro, si sente un gran baccagliare… era una trappola, hanno fatto allontanare i giornalisti (menomale che operatori e fotografi sono rimasti) e sindaci e hanno cominciato a picchiare. Corro verso via del corso per questa stradina buia e mi trovo a un certo punto di fronte una maschera di sangue. “NOOOOOO, non è vero, non hanno picchiato i terremotati, non può essere”. Eppure è! Lolli è tornato indietro anche lui e corre dal ragazzo. Penso a dove ho lasciato mio fratello, perfetto è ancora dietro di me, non era fra la folla. Cerco di capire quanti si sono fatti male, cosa sia successo. Comunico via facebook quello che è successo. I feriti sono due, uno ha la maglietta bianca completamente rossa. Li fasciano, hanno dei tagli in testa.<br />
Alfonso, quello che mi ha rincorso qualche domenica fa per darmi la ricevuta per una “donazione” di 10 euro che avevo fatto per la manifestazione del 16 giugno, uno che dice che la trasparenza si vive, ha la maglia sporca di sangue. Leggo che anche Cialente è ferito.<br />
Ci fanno passare per Via di Pietra, arriviamo in pochissimi a Montecitorio, dove anche i disabili manifestano contro la manovra. Mi apparto per dettare una notizia all’agenzia, vicino a me c’è un disabile su una sedia a rotelle, un carabiniere mi si avvicina e mi dice: “Signora, stia attenta, mi raccomando”. “A cosa?” “Sono arrivati gli aquilani, hanno brutte intenzioni, hanno già creato disordini a via del Corso”.<br />
Resto senza parole. Vedo alcuni gruppi di disabili che vengono portati via. Ci accuseranno poi e ci diranno che siamo menti fragili e prepotenti che minacciano dei malati. Siamo almeno in questa occasione lucidi. Ci ricombattiamo in Piazza Caprinica, aspettiamo, non arriva più nessuno e capiamo di aver perso molti pezzi. Torniamo indietro. Scopriamo che alcuni erano ancora bloccati a Via del Corso, altri a Piazza Venezia. Di Pietro era andato lì a mediare dopo che Lolli era salito a Montecitorio per comunicare cosa succede in strada. Siamo tutti davanti a piazza Colonna. Scendono Bersani e Pannella: “L’Aquila è la priorità” concordano. Vedremo… penso a San Marciano. Ok, è l’una e trenta. Torniamo indietro. Abbiamo il nostro “posto” prenotato al Senato. Il tg5 parla di noi e non degli scontri, il tg2 ne fa un titolo nei sottopancia, il tg1 ne parla dopo 18 minuti. Cosa dicano non lo sappiamo bene. Arriviamo all’imbocco di Via del Plebiscito. Nuovo posto di blocco. “Ancora??? No… nn se ne può più” Si aprono entriamo correndo. Si chiudono di gran fretta le porte di palazzo Grazioli, Una camionetta della Polizia blocca la strada davanti a noi. Si alza del fumo, non capisco, penso “Addirittura i lacrimogeni????”. Non sono i lacrimogeni, ma capisco che è una trappola, la quarta dopo quella dei sindaci e giornalisti allontanati dal blocco, dopo aver sfaldato il gruppo in tre tronconi, dopo averci mandato a Montecitorio sopra ai disabili,adesso ci chiudono sotto casa di Berlusconi come topi in trappola, come eravamo chiusi nelle nostre case il 6 aprile. Siamo stati carne da macello allora, lo siamo stati 15 mesi e un giorno dopo, lo saremo ancora, di questo sono certa.<br />
Rivola qualche manganellata, la gente è stanca e si siede dove capita, io ho paura, ci sono oltre 100 agenti in tenuta antisommossa fra polizia guardia di finanza e carabinieri. Mi sembra chiaro che stanno provocando, questi aspettano la scusa per picchiare così potranno dire che abbiamo attentato alla vita del premier e che loro non hanno potuto fare altro. Del resto che eravamo menti fragili ce lo avevano detto già! Ho paura, lo confesso, lì ho avuto veramente paura. Ho chiamato mio fratello, gli ho chiesto di starsene buono. Dura tre quarti d’ora, qualche goccia e le persone che infondo vogliono andare via. Chiamo Ettore di Cesare glielo dico. Non mi manda all’altro paese perché è un signore. Arrivo davanti al cordone per capire cosa succede, da dietro non si capisce nulla. Lì la situazione è tesa. Gli sguardi delle forze dell’ordine sono la cosa più assurda di tutta la questione. Che non mi si dica che non lo scelgono e che ce li mandano, accidenti. Fanno quel lavoro per scelta e come guardarti lo decidono loro, non il loro capo. Chiedo di passare oltre la barriera sempre con il tesserino e di portare con me un fotografo. Voglio capire se dietro ancora ci siano altri uomini. Mi dicono che io posso passare io, ma non il fotografo. Baccaglio un po’. Li provoco, anche: “Non sono una escort, per questo non mi fate passare, vero?”.<br />
Alla fine dietrofront, non c’è verso di fare la strada più corta. Gli anziani e le donne non ce la fanno più. Si sono svegliati alle 6 e da 5 ore vagano in un fazzoletto di metri sotto il sole romano. Comunque, alla fine, alle 16 passate arriviamo a Piazza Navona. Arriva Scelli ma risale velocemente nei suoi palazzi. Spunta una bandiera neroverde dal senato, ma la tolgono subito. Siamo stanchi. Arriva il sindaco. Non so come è riuscito anche a incontrare Schifani, la Finocchiaro… ha ottenuto che si presenti un emendamento per pagare il 40% degli arretrati in 120 rate da gennaio 2011. Siamo ancora lontani da Umbria e Marche. Ma anche da Molise, Vercelli, Puglia, Friuli. Siamo lontani e soli.<br />
Miei concittadini poi vanno agli autobus. Passano sotto la FNSi e la Protezione Civile. Urlano “3:32, io non ridevo”.</p>
<p>Oggi i colleghi fanno battute, mi chiedono se sono ancora intera. Non capiscono cosa sia successo ieri. Ieri è stata la giornata più brutta dopo il 6 aprile 2009.<br />
L’Aquila non verrà ricostruita. Berlusconi non metterà mai la tassa di scopo, gli aquilani sono soli, l’Italia è sola e la democrazia è solo un ricordo. Sono arrabbiata e sfiduciata. Il sangue degli aquilani versato il 6 aprile non era forse sufficiente??? Io non userò mai più l’espressione Belpaese per parlare dell’Italia. Voi?</p>
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		<title>&#8220;Comando e Controllo&#8221;: Libero cinema in libera terra</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 08:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Comando e Controllo&#8220;, documentario di Alberto Puliafito, prodotto da Fulvio Nebbia per iK Produzioni, è stato selezionato per la rassegna &#8220;Lbero cinema in libera terra&#8220;, organizzata dalla fondazione Cinemovel, in collaborazione con Libera.
La rassegna porta film di impegno sociale nei terreni confiscati alla mafia.
Ecco le date di &#8220;Comando e Controllo&#8220;:
13 luglio &#8211; San Sebastiano da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.cinemovel.tv/fondazione/?p=1308"><img alt="Libero cinema in libera terra" src="http://www.ikproduzioni.it/CeC/LiberoCinema2.jpg" title="Libero cinema in libera terra" width="150" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">Libero cinema in libera terra</p></div> &#8220;<a href="http://www.comandoecontrollo.it/"><strong>Comando e Controllo</strong></a>&#8220;, documentario di <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/018742/alberto-puliafito.html"><strong>Alberto Puliafito</strong></a>, prodotto da <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/018743/fulvio-nebbia.html"><strong>Fulvio Nebbia</strong></a> per <a href="http://www.fctp.it/production_item.php?id=881&amp;type=3&amp;fulltext=ik%20produzioni"><strong>iK Produzioni</strong></a>, è stato selezionato per la rassegna &#8220;<a href="http://www.cinemovel.tv/fondazione/?p=1308"><strong>Lbero cinema in libera terra</strong></a>&#8220;, organizzata dalla fondazione <strong>Cinemovel</strong>, in collaborazione con <strong>Libera</strong>.</p>
<p>La rassegna porta film di impegno sociale nei terreni confiscati alla mafia.</p>
<p>Ecco le date di &#8220;<a href="http://www.comandoecontrollo.it"><strong>Comando e Controllo</strong></a>&#8220;:</p>
<p><strong>13 luglio</strong> &#8211; San Sebastiano da Po (TO), Cascina Caccia, ore 21.00<br />
<strong>15 luglio</strong> &#8211; San Demetrio (AQ), ore 21.00</p>
<p>Qui di seguito potete leggere gli articoli usciti su <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-07-06/giovani-registi-contro-mafie-115748.shtml?uuid=AYTprV5B"><strong>Il sole 24 ore</strong></a>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/occhio-alla-mafia/34596/"><strong>Il Fatto quotidiano</strong></a>, <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100701/pagina/03/pezzo/281584/"><strong>Il Manifesto</strong></a> e <a href="http://www.avvenire.it/GiornaleWEB2008/Templates/Articles/Article.aspx?NRMODE=Published&amp;NRNODEGUID={2E8AC553-815B-4901-8204-24ADA6792C1F}&amp;NRORIGINALURL=%2fSpettacoli%2fCinema%2be%2bsperanza%2bnei%2bluoghi%2bdella%2bmafia_201007011039491370000.htm&amp;NRCACHEHINT=NoModifyGuest#"><strong>Avvenire</strong></a>.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila di nuovo a Roma. E i friulani che occuparono la RAI nel &#8216;76</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 23:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Aquila 2010]]></category>
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Adesso vale la pena di raccontarvi una nuova puntata della storia dell&#8217;Aquila. Perché domani, 24 giugno, gli aquilani torneranno a Roma, per due iniziative decisamente singolari.
La prima è il Consiglio comunale straordinario che si terrà sotto Palazzo Madama alle 10. La seconda è una sorta di presidio davanti alla sede RAI di Viale Mazzini, prevista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ikproduzioni.it/Foto/terremoto_friuli_1976_21_1.jpg" alt="" width="480" /></p>
<p>Adesso vale la pena di raccontarvi una nuova puntata della storia dell&#8217;Aquila. Perché domani, 24 giugno, gli aquilani torneranno a Roma, per due iniziative decisamente singolari.</p>
<p>La prima è il Consiglio comunale straordinario che si terrà sotto Palazzo Madama alle 10. La seconda è una sorta di presidio davanti alla sede RAI di Viale Mazzini, prevista per le 12.</p>
<p>Cosa chiedono gli aquilani? Finanziamenti certi, sostegni adeguati per far ripartire l&#8217;economia del territorio, procedure adeguate alla ricostruzione, agevolazioni fiscali in linea con quelle accordate in occasione degli altri terremoti e infine un&#8217;informazione pubblica corretta.</p>
<p>Non è una novità, sapete, che occorra protestare, dopo un terremoto. Così, questa storia può andare a recuperare anche racconti del passato. Il racconto di Gian Francesco, per esempio. Uno dei delegati di terremotati friulani, racconta quel che fecero a Trieste:</p>
<blockquote><p><i>E quando siamo a Trieste, ovviamente il Presidente della Regione non vuole riceverci, e allora noi facciamo un&#8217;occupazione della RAI. Da matti, da farsi mettere dentro. Non c&#8217;erano le porte di adesso. Siamo entrati e abbiamo chiesto a quelli della RAI che ci facciano avere un incontro altrimenti non ce ne saremmo andati. C&#8217;erano poliziotti ovunque ma ci hanno lasciato fare. Il Presidente della Regione ci riceve e consegnamo un documento su come avremmo voluto che fosse fatta la legge</i></p></blockquote>
<p>Cosa accade, quel giorno? Oltre alla manifestazione di protesta, una manifestazione spontanea, priva dell&#8217;autocompiacimento frutto dell&#8217;estetica rivoluzionaria (come racconta Igor Londero nel suo <b>Pa sopravivence, no pa l&#8217;anarchie</b> &#8211; Forme di autogestione nel Friuli terremotato: l&#8217;esperienza della tendopoli di Godo).</p>
<p>Nel &#8220;Bollettino del coordinamento delle tendopoli&#8221;, n.17 de 21 luglio 1976 si legge, fra l&#8217;altro</p>
<blockquote><p><i>Tre rappresentanti dei terremotati sono stati ricevuti dal redattore capo dei servizi giornalistici della RAI-TV di Trieste, Botteri [...] Nel corso del colloquio si è anche parlato, in generale, dei problemi dell&#8217;informazione radiotelevisiva, sui quali si è detto che &#8211; finora &#8211; la gestione dell&#8217;informazione fatta dalla RAI regionale si è esclusivamente basata sulle notizie ufficiali fornite dall&#8217;Amministrazione Regionale e dagli organi ufficiali, ignorando tutte le notizie di fonte non ufficiale, e specialmente quelle provenienti dagli organismi di base.<br />
[...] Si è richiesto con forza che anche il Comitato di Coordinamento delle tendopoli, organismo di base democraticamente eletto dalla popolazione, abbia diritto alla partecipazione, alla gestione dell&#8217;informazione [...] affinché l&#8217;informazione sia effettivamente democratica ed obiettiva, così come viene &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; stabilito dalla Costituzione.<br />
Il capo redattore ha assicurato che le notizie che verranno dal Comitato di Coordinamento delle Tendopoli saranno tenute nella giusta considerazione. Noi non ne siamo troppo convinti.</i></p></blockquote>
<p>Cosa chiedevano, oltre alla corretta informazione, i friulani? Volevano i dovuti aiuti da parte dello stato, ma anche e soprattutto la possibilità di avere diritti, partecipazione, di essere considerati soggetti attivi nella ricostruzione. Non volevano carità. Ricordiamo, su tutti, lo slogan &#8220;Prima le case, poi le Chiese&#8221;. Uno slogan che arrivava dal clero locale, per la precisione dalla Mozione dei 529 parroci. La manifestazione di Trieste del 16 luglio 1976 fu un momento molto importante, per i terremotati e per la partecipazione (una partecipazione che fu poi fiaccata da altre due scosse, quelle dell&#8217;11 e del 15 settembre del &#8216;76, che aprirono una nuova fase del lungo terremoto friulano).</p>
<p>Trentaquattro anni dopo, tocca agli aquilani, vittime, oltreché del terremoto, di una costruzione mediatica ben più potente e organizzata, provare a trasformare la giornata del 24 giugno in un giro di boa che ponga, in qualche modo, la parola fine al racconto agiografico del &#8220;miracolo aquilano&#8221; e che si opponga definitivamente a quella propaganda che racchiude L&#8217;Aquila e i paesi del cratere sismico in un recinto di falsità.</p>
<p>I tempi sembrano maturi perché ciò accada.</p>
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		<title>&#8220;Comando e Controllo&#8221; nel catalogo Documè</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 16:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio</dc:creator>
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Il documentario &#8220;Comando e Controllo&#8220;, diretto da Alberto Puliafito e prodotto da Fulvio Nebbia per iK Produzioni, è entrato a far parte del catalogo di distribuzione indipendente Documè.
&#8220;Comando e Controllo&#8221; è un film sul terremoto all&#8217;Aquila e sul Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, ma soprattutto sulla deriva autoritaria della gestione del potere in Italia.
Seguito ideale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><object width="480" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qhB8qGbCDa0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qhB8qGbCDa0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="290"></embed></object></center></p>
<p>Il documentario &#8220;<a href="http://www.comandoecontrollo.it"><strong>Comando e Controllo</strong></a>&#8220;, diretto da <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/018742/alberto-puliafito.html"><strong>Alberto Puliafito</strong></a> e prodotto da <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/018743/fulvio-nebbia.html"><strong>Fulvio Nebbia</strong></a> per <a href="http://www.ikproduzioni.it"><strong>iK Produzioni</strong></a>, è entrato a far parte del catalogo di distribuzione indipendente <a href="http://www.docume.org/page/schedafilm.asp?id=323"><strong>Documè</strong></a>.</p>
<p>&#8220;<a href="http://comandoecontrollo.it"><strong>Comando e Controllo</strong></a>&#8221; è un film sul terremoto all&#8217;Aquila e sul Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, ma soprattutto sulla deriva autoritaria della gestione del potere in Italia.</p>
<p>Seguito ideale di &#8220;<a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?page_id=184"><strong>Yes We Camp</strong></a>&#8220;, &#8220;<a href="http://www.comandoecontrollo.it"><strong>Comando e Controllo</strong></a>&#8221; è stato presentato in anteprima a <strong>New York</strong> il <strong>6 aprile 2010</strong> e <strong>all&#8217;Aquila</strong> il <strong>25 aprile 2010</strong>, in Piazza Duomo; ha poi partecipato al <a href="http://www.cinemambiente.it"><strong>Festival Internazionale Cinemambiente</strong></a> di Torino, al <a href="http://2010.fest-antifa.net/"><strong>Festival delle Culture Antifascite</strong></a> di Bologna e al <a href="http://www.festivalartecontemporanea.it/"><strong>Fetival dell&#8217;Arte Contemporanea</strong></a> di Faenza.</p>
<p>Maggiori informazioni sono disponibili sul <a href="http://www.comandoecontrollo.it"><strong>sito del film</strong></a>, sulla scheda su <a href="http://www.cinemaitaliano.info/comandoecontrollo"><strong>Cinemaitaliano.info</strong></a> e naturalmente sulla scheda presente sul sito di <a href="http://www.docume.org/page/schedafilm.asp?id=323"><strong>Documè</strong></a>, attraverso il quale è possibile far richiesta per organizzare delle proiezioni.<br />
<br /></br></p>
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		<title>Lettera degli economisti</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 17:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio</dc:creator>
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Le soluzioni che si stanno mettendo in atto in Europa per fronteggiare la crisi economico-finanziaria rispecchiano e portano all&#8217;estremo quel pensiero unico neoliberista su cui si è costruita la globalizzazione economica e che sta riportando il mondo a una sorta di stato di natura precedente a un qualunque contratto sociale che non sia il misero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><a href="http://www.letteradeglieconomisti.it/"><img alt="" src="http://www.ikproduzioni.it/sj/letteraeconomisti.jpg" title="lettera economisti" class="aligncenter" width="400" height="150" /></a></center><br /></br><br />
Le soluzioni che si stanno mettendo in atto in Europa per fronteggiare la <strong>crisi economico-finanziaria</strong> rispecchiano e portano all&#8217;estremo quel <strong>pensiero unico neoliberista</strong> su cui si è costruita la globalizzazione economica e che sta riportando il mondo a una sorta di stato di natura precedente a un qualunque contratto sociale che non sia il misero scambio economico fondato sulla convenienza, in cui ognuno è destinato a diventare veramente un lupo tra i lupi per non soccombere.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neoliberismo"><strong>ideologia neoliberista</strong></a> ha cavalcato la fine dell&#8217;Unione Sovietica per proporsi come unico modo possibile di pensare e organizzare il mondo, al punto che, per avvallare nell&#8217;immaginario collettivo quest&#8217;illusione, lo stesso termine &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neoliberismo"><strong>neoliberismo</strong></a>&#8221; è quasi scomparso dalla comunicazione che potremmo definire <em>mainstream</em> e si è andato a fondere, nel pensiero corrente, con l&#8217;idea stessa di &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Economia"><strong>economia</strong></a>&#8220;. E invece, il <strong>neoliberismo</strong> che sta sacrificando la società e il mondo sull&#8217;altare dell&#8217;avidità smisurata di pochi, non è altro che un&#8217;ideologia come le altre, per molti versi anche ingenua e ridicola, se non avesse risvolti e conseguenze tragici: una chiave di analisi e di lettura che sta dimostrando in questi ultimi anni di creare quelle disparità, quei disastri e quelle violenze che da sempre le sono state contestate dai suoi oppositori.</p>
<p>Oggi, i governi degli stati membri dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, paradossalmente più accecati dall&#8217;<strong>ideologia neoliberista</strong> di quanto non lo siano gli stessi <strong>Stati Uniti</strong>, propongono per superare la crisi di attuare misure estreme di quella stessa ideologia che ha portato a questa situazione, perseverando nella cecità del pensiero unico, perché anche lo <em><strong>shock</strong></em> di questa crisi economica è vista da alcuni come una meravigliosa opportunità di profitto e, per i più &#8220;ottimisti&#8221; di loro, probabilmente anche di sovvertimento di ordini politici da asservire definitivamente ai voleri del <strong>Mercato</strong>.</p>
<p>Di fronte a questa inadeguata reazione politica dell&#8217;<strong>Europa</strong> (e in particolar modo dell&#8217;<strong>Italia</strong>, che si appresta a varare misure che probabilmente non sarebbero dispiaciute a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pinochet"><strong>Pinochet</strong></a>), <a href="http://www.letteradeglieconomisti.it/firmatari.htm"><strong>molti importanti economisiti</strong></a> hanno scritto una <a href="http://www.letteradeglieconomisti.it/"><strong>lettera aperta alle istituzioni</strong></a> per richiamare l&#8217;attenzione sul pericolo di questo pensiero unico e sulla necessità di <strong>cambiare immediatamente rotta</strong> per non sprofondare nel baratro che la stessa ideologia neoliberista ha creato.<br />
<span id="more-469"></span><br />
<a href="http://www.letteradeglieconomisti.it/"><strong>Qui</strong></a> si può leggere la lettera nella sua interezza, è un&#8217;analisi attenta, chiara, precisa e scientifica del problema e della direzione da intraprendere per risolverlo.</p>
<p>E&#8217; un appello che noi cittadini per primi dobbiamo raccogliere e fare nostro, perché tornare ad ascoltare gli studiosi e gli intellettuali indipendenti invece che gli opinionisti televisivi è un modo per la società intera di uscire dalle maglie del pensiero unico imposto dai principali mezzi di comunicazione (per ignoranza o convenienza) e cercare di capire il mondo in cui siamo immersi e cominciare ad agire. Infatti, se è forse utopico pensare che chi è oggi al potere cambi le proprie strategie da un giorno all&#8217;altro, non lo è cominciare a cambiare i propri schemi mentali e i propri comportamenti e da consumatori ciechi, inconsapevoli e passivi nell&#8217;illusione di una libertà illimitata che in realtà è solo possibilità di consumo, tornare a essere persone e cittadini attivi, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Immanuel_Kant"><strong>critici in senso kantiano</strong></a>: cominciare a distinguere le reali necessità che abbiamo da quelle che ci vengono vendute come tali da chi ha interessi diversi.</p>
<p>Vista l&#8217;inconsistenza dell&#8217;attuale classe dirigente europea di fronte ai grandi interessi economico-finanziari, è dal basso che si può sperare di cambiare il mondo e, forse, di salvarlo. Perché, come si diceva una decina di anni fa, prima che la violenza repressiva frantumasse il movimento strumentalmente definito &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/No_global"><em>no-global</em></a>&#8221; spalancando le porte a questo tragico primo decennio del 2000: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/No_global"><strong>un altro mondo è possibile</strong></a>.</p>
<p><center><a href="http://www.letteradeglieconomisti.it/"><strong>LETTERA DEGLI ECONOMISTI</strong></a></center><br /></br></p>
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		<title>&#8220;Yes We Camp&#8221; nel catalogo Documè</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 18:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Aquila 2009]]></category>
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Il documentario &#8220;Yes We Camp&#8220;, diretto da Alberto Puliafito e prodotto da Fulvio Nebbia per iK Produzioni, è entrato a far parte del catalogo di distribuzione indipendente Documè.
&#8220;Yes We Camp&#8221; racconta in forma diaristica il dopo terremoto all&#8217;Aquila, come non è mai stato fatto vedere in televisione.
Nato da un&#8217;esperienza con Repubblica Tv, &#8220;Yes We Camp&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><object width="480" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/GvzoSi3dP6g&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/GvzoSi3dP6g&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="290"></embed></object></center><br /></br></p>
<p>Il documentario &#8220;<a href="http://www.cinemaitaliano.info/yeswecampappuntidalcratere"><strong>Yes We Camp</strong></a>&#8220;, diretto da <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/018742/alberto-puliafito.html"><strong>Alberto Puliafito</strong></a> e prodotto da <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/018743/fulvio-nebbia.html"><strong>Fulvio Nebbia</strong></a> per <a href="http://www.ikproduzioni.it"><strong>iK Produzioni</strong></a>, è entrato a far parte del catalogo di distribuzione indipendente <a href="http://www.docume.org/page/schedafilm.asp?id=322"><strong>Documè</strong></a>.</p>
<p>&#8220;<strong>Yes We Camp</strong>&#8221; racconta in forma diaristica il dopo terremoto all&#8217;Aquila, come non è mai stato fatto vedere in televisione.</p>
<p>Nato da un&#8217;esperienza con <strong>Repubblica Tv</strong>, &#8220;<strong>Yes We Camp</strong>&#8221; ha partecipato allo scorso <a href="http://www.milanofilmfestival.it/"><strong>Milano Film Festival</strong></a> nella sezione &#8220;<strong>Colpe di stato</strong>&#8221; e ai festival <a href="http://www.voci-inchiesta.it/k/it/eur/events/v/yes_we_camp_di_alberto_puliafito_w5wz9b.html"><strong>Le voci dell&#8217;Inchiesta</strong></a> e <a href="http://www.piemontemovie.com/homepage_pm_2010.html"><strong>Piemonte Movie gLocal Film Festival</strong></a>. Attualmente è in concorso al <a href="http://www.festivaldeldocumentariodabruzzo.it/"><strong>Festival del Documentario d&#8217;Abruzzo</strong></a>.</p>
<p>Maggiori informazioni sono disponibili sul <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?page_id=184"><strong>sito del film</strong></a>, sulla scheda su <a href="http://www.cinemaitaliano.info/yeswecampappuntidalcratere"><strong>Cinemaitaliano.info</strong></a> e naturalmente sulla scheda presente sul sito di <a href="http://www.docume.org/page/schedafilm.asp?id=322"><strong>Documè</strong></a>, attraverso il quale è possibile far richiesta per organizzare delle proiezioni.<br />
<br /></br></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le C.A.S.E. frettolose</title>
		<link>http://www.shockjournalism.com/blog/?p=461</link>
		<comments>http://www.shockjournalism.com/blog/?p=461#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 09:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Aquila 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando, il 21 dicembre 2009, pubblicavo questo video dal titolo &#8220;Tubi miracolosi&#8221;, a molti sembrò una non-notizia, secondo la solita retorica del
All&#8217;Aquila c&#8217;è stato un terremoto, gli hanno fatto le case nuove e ora vi lamentate pure perché una volta ghiacciano i tubi dell&#8217;acqua? Ingrati.
Oggi si comincia a capire anche in giro per l&#8217;Italia, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/Miracoli.jpg" alt="" width="480"/></p>
<p>Quando, il 21 dicembre 2009, pubblicavo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=uFJvsJQpH44">questo video</a> dal titolo &#8220;Tubi miracolosi&#8221;, a molti sembrò una non-notizia, secondo la solita retorica del<br />
<blockquote><i>All&#8217;Aquila c&#8217;è stato un terremoto, gli hanno fatto le case nuove e ora vi lamentate pure perché una volta ghiacciano i tubi dell&#8217;acqua? Ingrati</i>.</p></blockquote>
<p>Oggi si comincia a capire anche in giro per l&#8217;Italia, con una fatica enorme dovuta alla straordinaria macchina di controllo mediatico messa in piedi, che le cose non stanno proprio così, e che i problemi del piano C.A.S.E., costruito in fretta e in deroga, non sono marginalità.</p>
<p>O meglio, sarebbero marginalità rispetto a altri concetti fondamentali quali: case-non-luoghi, ghetti, consumo permanente del territorio, convenzione del paesaggio ignorata, negazione della partecipazione attiva delle popolazioni a una gestione emergenziale, decisioni definitive prese in regime d&#8217;emergenza e via dicendo. Concetti &#8220;alti&#8221;, difficili da spiegare in maniera semplice e sloganistica, ma fondamentali per capire perché il piano C.A.S.E. è un fallimento.</p>
<p>Per arrivare alla pancia delle persone, tuttavia, tubi ghiacciati e altre amenità che emergono, per esempio, <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/11/news/aquila_case-4742968/">su Repubblica</a>, possono servire. Anche se sono solamente una marginalità e permettono ai soliti noti di ribadire &#8220;di che vi lamentate&#8221;.</p>
<p>Proviamo a spiegarlo in parole povere?</p>
<p>Ci si lamenta del fatto che non solo le C.A.S.E. sono state costruite in deroga alle leggi su subappalti e vincoli urbanistici, non solo nascono perlopiù come non-luoghi, decontestualizzati dal preesistente, non solo sono date in <b>comodato d&#8217;uso</b> agli sfollati, e quindi da restituire, e quindi consumeranno permanentemente il territorio nell&#8217;aquilano lasciando inquietanti interrogativi sul futuro abitativo della popolazione, non solo sono state costruite con decisione presa dall&#8217;alto e ignorando tutte le istanze delle popolazioni del cratere sismiche, non solo costano uno sproposito (la cifra ufficiale resta, nonostante smentite, di c.a. 2400 euro a metro quadro). </p>
<p>No. </p>
<p>Se tutto questo non bastasse, sono fatte pure male.</p>
<p>Ce n&#8217;è a sufficienza, per lamentarsi?</p>
<p><object width="480" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uFJvsJQpH44&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uFJvsJQpH44&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="290"></embed></object></p>
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		<title>Bertolaso all&#8217;Aquila. Vietato contestare l&#8217;ennesima &#8220;facciata mediatica&#8221;. E la deroga sui riti religiosi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 15:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comando e Controllo]]></category>
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		<description><![CDATA[
Oggi Guido Bertolaso è andato all&#8217;Aquila insieme a Gianni Letta per inaugurare la facciata restaurata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
L&#8217;ennesimo miracolo di Governo e Protezione Civile nel post-terremoto aquilano, penseranno gli italiani. E invece si tratta dell&#8217; &#8220;Ennesima facciata mediatica&#8221;, come recita uno striscione esposto da alcuni manifestanti.
Perché la facciata di Collemaggio, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/Collemaggio.jpg" alt="" width="480"/></p>
<p>Oggi Guido Bertolaso è andato all&#8217;Aquila insieme a Gianni Letta per inaugurare la facciata restaurata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio.</p>
<p>L&#8217;ennesimo miracolo di Governo e Protezione Civile nel post-terremoto aquilano, penseranno gli italiani. E invece si tratta dell&#8217; &#8220;Ennesima facciata mediatica&#8221;, come recita uno striscione esposto da alcuni manifestanti.</p>
<p>Perché la facciata di Collemaggio, come sanno molto bene tutti gli aquilani e come è bene che sappiano tutti gli altri, era in ristrutturazione &#8211; e quindi con impalcatura e puntelli &#8211; ben prima del terremoto del 6 aprile 2009. Motivo per cui non è crollata alle 3:32 di quella notte infausta.</p>
<p>Motivo per cui questa inaugurazione non ha nulla a che vedere con Guido Bertolaso, che pure non perde occasione per allungare il già interminabile  elenco di eventi pubblici in cui ricopre il ruolo del superuomo che ha salvato L&#8217;Aquila e i suoi abitanti.</p>
<p>Sul sito ufficiale della Protezione Civile la notizia è in rilievo: &#8220;La facciata &#8220;dis-velata&#8221; della Basilica di Collemaggio&#8221;. Il comunicato dell&#8217;efficientissimo ufficio stampa del Dipartimento comincia così: &#8220;Liberata dai ponteggi che ne hanno permesso il consolidamento e il restauro, in seguito al terremoto del 6 aprile 2009, si inaugura oggi all’Aquila la facciata della Basilica di Collemaggio.   La cerimonia si svolge alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta e del Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Partecipano anche l’Arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari e il vescovo ausiliario, Monsignor Giovanni D’Ercole. &#8221;</p>
<p>Alcuni aquilani si sono recati nel piazzale, con striscioni, cartelloni e pistole ad acqua, per contestare e per ironizzare sulle recenti esternazioni del premier Silvio Berlusconi, che aveva detto di temere che qualcuno potesse sparare in testa agli uomini della Protezione Civile. </p>
<p>Ma la contestazione è stata &#8220;oscurata&#8221;: pur di non esporle agli slogan scherzosi dei manifestanti, le personalità presenti sono fatte passare attraverso la Porta Santa, che normalmente viene aperta una volta all&#8217;anno, il 28 e il 29 agosto, in occasione della Perdonanza: chi la attraversa beneficia del perdono dei propri peccati. </p>
<p>Pare dunque che oggi all&#8217;Aquila si sia andati in deroga persino al rito religioso: Letta, Bertolaso e compagnia si sono presi il perdono l&#8217;11 di giugno, fuori stagione. E senza il bisogno di un&#8217;ordinanza di Protezione Civile</p>
<p>Non si è andati in deroga, invece, al &#8220;Comando e controllo&#8221; che da oltre un anno imperversa sul territorio aquilano: come racconta Sara Vegni, la ventina di manifestanti &#8211; erano presenti alcuni membri del 3e32 e altre persone comuni, fra cui docenti universitari &#8211; è stata allontanata in modo brusco dalle forze dell&#8217;ordine, che hanno strattonato qua e là e strappato via di mano ai manifestanti cartelli e striscioni.</p>
<p>All&#8217;Aquila è vietato contestare.</p>
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		<title>La legge bavaglio</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 07:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<title>Inchiesta sul progetto C.A.S.E.: indagato Denis Verdini</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 15:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Il 20 marzo 2010, in occasione della manifestazione del PdL, Denis Verdini se la prendeva con gli aquilani che non sarebbero andati in piazza a Roma a ringraziare Berlusconi per tutto quello che aveva fatto all&#8217;Aquila. L&#8217;allora Presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, reagiva così:
Il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, come è noto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/DenisVerdini.jpg" alt="" align="left"/> Il 20 marzo 2010, in occasione della manifestazione del PdL, <b>Denis Verdini</b> se la prendeva con gli aquilani che non sarebbero andati in piazza a Roma a ringraziare Berlusconi per tutto quello che aveva fatto all&#8217;Aquila. L&#8217;allora Presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, reagiva così:<br />
<blockquote><i>Il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, come è noto è uno dei personaggi chiave coinvolti nell’inchiesta che sta accertando, in base alle intercettazioni telefoniche, se lui stesso sia il tramite degli imprenditori sciacalli che hanno fatto affari sul terremoto. In attesa della verità, è allucinante che si permetta di offendere i terremotati con pretese di risarcimento elettorale per un intervento che era nei doveri istituzionali di un governo.</i></p></blockquote>
<p>Appena due settimane prima, il 5 marzo 2010, Verdini aveva ammesso raccomandazioni all&#8217;impresa Btp di Fusi perché avesse qualche appalto in Abruzzo.</p>
<p>Oggi si apprende che Verdini è indagato anche all&#8217;Aquila, e che esiste &#8211; alcuni diranno: finalmente &#8211; un&#8217;inchiesta sull&#8217;ormai famigerato progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) della Protezione Civile; un&#8217;inchiesta in mano a Vincenzo Macrì, Olga Capasso, Alberto Cisterna e Gianfranco Donadio: l&#8217;inchiesta &#8211; scrive Giuseppe Caporale su Repubblica &#8211; doveva riguardare solo le infiltrazioni mafiose nei lavori post-terremoto. Ma poi, di concerto con il Procuratore dell&#8217;Aquila Alfredo Rossini è stata allargata agli imprenditori già coinvolti nell&#8217;inchiesta sui Grandi Eventi.</p>
<p>Di questi temi si parla in maniera diffusa in <a href="http://blog.alibertieditore.it/?p=2648">Protezione Civile SpA</a>.</p>
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		<title>I familiari delle vittime rispondono a Berlusconi</title>
		<link>http://www.shockjournalism.com/blog/?p=445</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 07:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I familiari delle vittime della Casa dello Studente, crollata in seguito al terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L&#8217;Aquila, rispondono alle esternazioni di ieri di Silvio Berlusconi, che affermava di aver avvertito donne e uomini di Protezione civile affinché non andassero più in Abruzzo &#8211; o al limite, affinché ci andassero senza farsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/casadellostudente.jpg" alt="" width="480" />I familiari delle vittime della Casa dello Studente, crollata in seguito al terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L&#8217;Aquila, rispondono alle <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=442">esternazioni di ieri di Silvio Berlusconi</a>, che affermava di aver avvertito donne e uomini di Protezione civile affinché non andassero più in Abruzzo &#8211; o al limite, affinché ci andassero senza farsi riconoscere, senza loghi e divise &#8211; finché ci sarà l&#8217;accusa di omicidio colposo. Ricordiamo che sono stati emessi sette avvisi di garanzia in seguito alle <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=436">responsabilità pregresse</a> che riguardano la mancata previsione e prevenzione.</p>
<p>Ecco il testo integrale della risposta.</p>
<blockquote><p><i>“Bisogna rispondere, ma con le dovute maniere”.</p>
<p>E’ questa la prima cosa che ci siamo detti noi familiari delle giovani vittime della casa dello studente a fronte delle stupefacenti  esternazioni di Berlusconi.</p>
<p>Noi, che abbiamo  perso tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di autocontrollo e di rispetto.</p>
<p>Due atteggiamenti che hanno scandito il nostro  percorso di dolore, la nostra richiesta di giustizia.</p>
<p>Atteggiamenti di cui il premier dovrebbe fare largo uso in situazioni estremamente delicate, anziché attaccare, come è ormai consuetudine, la magistratura e accusare coloro che sono stati colpiti da lutti immedicabili e che, forse, si sarebbero potuti evitare, di incontrollabile furia omicida.</p>
<p>Non si può che gridare Vergogna dinanzi a tanta insensibilità e ad un linguaggio profondamente offensivo.</p>
<p>E non si può non pensare che, magari, ci troviamo di fronte ad un gioco sporco, che si fa beffe anche dell’etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti per abbandonare L’Aquila al suo destino. Ma sarebbe veramente troppo e drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro dolore.</p>
<p>Berlusconi farebbe bene a leggere la lettera che Bertolaso, Capo della Protezione Civile, in data 5 luglio 2009, inviò a Sergio Bianchi, padre di Nicola, che non c’è più, nella quale al disperato grido di dolore di questo padre risponde:”I morti dell’Aquila potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani.</p>
<p>Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone”.</p>
<p>Al premier, inoltre, sfugge un piccolo, non trascurabile dettaglio: gran parte degli studenti che hanno perso la vita, in quella tragica notte, erano “fuori sede”, ossia provenivano dalle regioni limitrofe.</p>
<p>Cosa farà allora? Richiamerà  la Protezione Civile anche dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal Lazio ecc. ecc.?</p>
<p>COMITATO FAMILIARI VITTIME CASA DELLO STUDENTE</i></p></blockquote>
<p>Nella lettera di Bertolaso che cita il Comitato, bisogna soppesare bene le parole del Capo Dipartimento della Protezione civile. Parole che non hanno più trovato alcun riscontro né precisazione in seguito. Bertolaso rispondeva a Sergio Bianchi, padre di una vittima, che lo invitava a dimettersi.</p>
<p>Ecco la lettera integrale, (da pag. 245 e 246 di <a href="http://blog.alibertieditore.it/?p=2648">Protezione Civile SpA</a>):</p>
<blockquote><p><i>Ho letto la sua scarna email con l’animo stretto di chi è costretto dal dolore altrui a vedere le cose con occhi diversi. Lei scrive parole che per me sarebbero inaccettabili se non sapessi che il loro significato vero lo si capisce solo guardando attraverso le lacrime. Mi sento colpito dalla infinita stanchezza della sua anima<br />
che rifiuta ogni distinzione di competenza, ogni distinguo sulla responsabilità, ogni analisi razionale dei tempi, dei luoghi e dei fatti perché la ragione e i suoi strumenti sono del tutto inutili quando siamo chiamati a confrontarci con l’irrimediabile della morte di chi è per noi ragione di speranza e vita. Non pretendo di capire perché l’esperienza della morte è un fatto troppo personale per essere condiviso e capito. Mi assumo la piena responsabilità<br />
di ciò che ho fatto e che faccio insieme a quelle di chi non ha fatto e non si è assunto responsabilità quando doveva farlo per evitare la morte di persone innocenti per rispetto del suo inconsolabile dolore. I morti dell’Aquila potevano non esserci e soprattutto es-<br />
sere molti meno tra i giovani. Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare le resposabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato.<br />
Ma accetto di essere parte della classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe, persone. Non so come starle vicino se non esprimendole il più profondo rispetto per ciò che patisce e facendo un passo indietro dal mondo dei miei razionali comportamenti, per accettare in silenzio la sua pena.</i></p></blockquote>
<p>Di dimettersi non se ne parla. Di parlare come se fosse sempre colpa degli altri, invece, sì: quella è la prassi, la strategia comunicativa. </p>
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		<title>Berlusconi sulla Protezione civile. E il giornalismo prono</title>
		<link>http://www.shockjournalism.com/blog/?p=442</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 13:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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La Protezione Civile non si recherà più in Abruzzo finché esisterà l&#8217;accusa di omicidio colposo.
Questa la dichiarazione shock di oggi del premier Silvio Berlusconi. Perché, a suo dire, gli uomini e le donne della Protezione Civile rischiano che in Abruzzo qualcuno spari loro in testa.
Quel che fa specie non è tanto questa dichiarazione del presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/BerlusconiProtezioneCivile.png" alt="" width="480"/></p>
<blockquote><p><i>La Protezione Civile non si recherà più in Abruzzo finché esisterà l&#8217;accusa di omicidio colposo.</i></p></blockquote>
<p>Questa la dichiarazione shock di oggi del premier Silvio Berlusconi. Perché, a suo dire, gli uomini e le donne della Protezione Civile rischiano che in Abruzzo qualcuno spari loro in testa.</p>
<p>Quel che fa specie non è tanto questa dichiarazione del presidente del Consiglio: ormai ci si è assuefatti. Quel che fa specie è che nessuno, in questo giornalismo prono in cui i cani da guardia del potere non abbaiano quasi mai e mordono ancor meno, si prenda la briga di rilevare che si tratta dell&#8217;ennesima boutade che fa parte del preciso &#8220;piano di comunicazione&#8221; con cui il Governo e la Protezione Civile hanno presentato &#8211; e provano anche oggi a presentare &#8211; l&#8217;emergenza rifiuti in Campania e l&#8217;emergenza terremoto in Abruzzo come due situazioni risolte: i due cavalli di battaglia di Berlusconi e Bertolaso.</p>
<p>E la comunicazione, fondamentale per la costruzione e la ricostruzione mediatica, è uno dei cavalli di battaglia del premier: ormai dovrebbero saperlo anche i bambini.</p>
<p><a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=436">Che ci siano responsabilità pregresse</a>, nei fatti precedenti al terremoto aquilano, che i compiti di Protezione Civile siano la Previsione e la Prevenzione, non è certo una fantasia da persone schierate a destra o a manca. <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=436">E&#8217; un fatto</a>. E&#8217; un fatto che esistesse uno studio di dieci anni fa che elencava tutti gli edifici a rischio; è un fatto che lo stesso studio ritenesse probabile un terremoto nell&#8217;aquilano; è un fatto che la Commissione Grandi Rischi si è riunita in una riunione sommaria e ha tranquillizzato tutti; è un fatto che all&#8217;Aquila non esistesse un piano di Protezione Civile.</p>
<p>La strategia comunicativa è nuovamente volta a screditare chi indaga; a far passare la popolazione aquilana come ingrata e tutti coloro che osano sollevare una qualche critica come i soliti facinorosi; a utilizzare ancora una volta, genericamente, &#8220;uomini e donne della Protezione Civile&#8221; come scudo umano nei confronti dei vertici.</p>
<p>Per questo occorre rispondere puntualmente &#8211; illustrando ogni volta i fatti, a costo di ripetersi all&#8217;infinito &#8211; a tutto il polverone mediatico che viene sollevato intorno all&#8217;Aquila perché, ancora una volta, gli italiani non possano scoprire attraverso i media le verità nascoste.</p>
<p>Qui, il polverone si prova a soffiarlo via, con calma &#8211; ci vuole il tempo di un libro, <a href="http://blog.alibertieditore.it/?p=2648">Protezione Civile SpA</a>, e di due film, <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?page_id=184">Yes We Camp</a> e <a href="http://www.comandoecontrollo.it/">Comando e Controllo</a> &#8211; e in maniera metodica e sistematica.</p>
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		<title>Il verbale della Commissione Grandi Rischi, la mancata previsione e prevenzione</title>
		<link>http://www.shockjournalism.com/blog/?p=436</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 18:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Aquila 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ci sono anomalie nel verbale della Commissione Grandi Rischi che si riunisce all&#8217;Aquila il 31 marzo 2009, per rassicurare dopo poco tempo gli aquilani (meno di una settimana dopo ci sarebbe stato il sisma devastante del 6 aprile). Anomalie che sarebbero un nodo cruciale per l&#8217;inchiesta: come noto, al termine delle indagini preliminari, sono arrivati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/VerbaleCommissione.jpg" alt="Verbale della Commissione Grandi Rischi" width="480" /></p>
<p>Ci sono anomalie nel verbale della Commissione Grandi Rischi che si riunisce all&#8217;Aquila il 31 marzo 2009, per rassicurare dopo poco tempo gli aquilani (meno di una settimana dopo ci sarebbe stato il sisma devastante del 6 aprile). Anomalie che sarebbero un nodo cruciale per l&#8217;inchiesta: come noto, al termine delle indagini preliminari, sono arrivati avvisi di garanzia a sette membri della Commissione, che sono stati sentiti dagli inquirenti.</p>
<p>In particolare, nella deposizione di Enzo Boschi si parla di fatti che sono raccontati e approfonditi in <a href="http://blog.alibertieditore.it/?p=2648">Protezione Civile SpA</a>, e che erano già apparsi su Left e su l&#8217;Espresso( ci ritorna oggi Giuseppe Caporale su <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/07/news/sisma_accusa_boschi-4626440/">Repubblica</a>): il verbale della riunione della Commissione, secondo Boschi &#8211; di cui è noto un carteggio in merito con Guido Bertolaso, che di fatto non smentisce il professore &#8211; è stato firmato solo la mattina del 6 aprile. </p>
<p>Agli inquirenti, Boschi dice, fra l&#8217;altro: <i>convocare una riunione della Commissione Grandi Rischi, chiamata a valutare un&#8217;emergenza, e non stendere nell&#8217;immediato un verbale equivale a non farla&#8230;</i>. Poi, il presidente dell&#8217;INGV cita la conferenza stampa cui lui non fu invitato. E in quella conferenza stampa De Bernardinis e Barberi rassicurarono gli aquilani: <i>La comunità scientifica conferma che non c&#8217;è pericolo, perché c&#8217;è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole.</i></p>
<p>Ancora, la riunione durò una quarantina di minuti. Ecco come si esprime in merito la deposizione di Boschi: <i>Una seduta del genere fatta con serietà, dura almeno alcune ore. Figuriamoci se si fosse voluto davvero capire la vicenda aquilana, prendendo in esame tutte le ricerche e i parametri geologici e scientifici. Sarebbe durata ore&#8230;</i>. [...] <i>L&#8217;Ingv ha sempre fatto il suo dovere, inviando alla Protezione Civile tutte le informazioni utili sullo sciame sismico ed evidenziandone la pericolosità. Non spetta ai sismologi prendere decisioni su evacuazioni o stato d&#8217;allerta.</i></p>
<p>Ma non basta. &#8220;Nel Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia&#8221;, uno studio mastodontico che richiede quasi un anno e mezzo di lavoro, pubblicato nel 1999, c’erano tutti gli edifici crollati la notte del sisma, indicati come edifici a rischio. E in quello stesso studio, ripreso da un articolo del Corriere della Sera dal titolo &#8221;<br />
 Boschi: «Ecco le zone a maggior rischio in Italia».&#8221;, si individua nell&#8217;Abruzzo, nell&#8217;aquilano, una zona ad alta probabilità di evento sismico.</p>
<p>Tutto questo è contenuto nel capitolo II di &#8220;Protezione Civile SpA&#8221;, dal titolo &#8220;Non è che c’è un terremoto al giorno  &#8211; Come (non) funzionano la previsione e la prevenzione&#8221;. </p>
<p>Giova ricordare, ancora una volta, che previsione e prevenzione sono due dei quattro compiti fondamentali della Protezione Civile, secondo la legge che istituì il Dipartimento Nazionale nel 1992.<br />
Giova ricordarlo, anche se per tutti coloro che seguono questa storia dal principio tutto questo avrà il sapore di un dejavu.<br />
Giova ricordarlo perché il racconto è un modo per recuperare verità e giustizia; e perché non si ripeta mai più.</p>
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		<title>La situazione tasse all&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 09:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Aquila 2010]]></category>
		<category><![CDATA[gestione emergenziale]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

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		<description><![CDATA[I soldi dell&#8217;emergenza sono finiti.
All&#8217;Aquila ritorna l&#8217;allarme per la proroga mancata degli arretrati delle tasse.
E per il fatto che non ci sono misure per risollevare la depressione economica del territorio del cratere devastato &#8211; fisicamente e socialmente &#8211; dal terremoto del 6 aprile 2009.

Il dramma c&#8217;era già a dicembre 2009, come raccontavo in questo video [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/Tasse.jpg" alt="Tasse" width="480" />I soldi dell&#8217;emergenza sono finiti.</p>
<p>All&#8217;Aquila ritorna l&#8217;allarme per la proroga mancata degli arretrati delle tasse.<br />
E per il fatto che non ci sono misure per risollevare la depressione economica del territorio del cratere devastato &#8211; fisicamente e socialmente &#8211; dal terremoto del 6 aprile 2009.</p>
<p><object width="480" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OltdnXrtCHA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/OltdnXrtCHA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="290"></embed></object></p>
<p>Il dramma c&#8217;era già a dicembre 2009, come raccontavo <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&#038;id_blogdoc=2400213&#038;yy=2009&#038;mm=12&#038;dd=14&#038;title=laquila_tasse_roulotte_e_nient">in questo video per Il fatto quotidiano</a>.</p>
<p>Poi arrivò all&#8217;alto un&#8217;ordinanza, come un regalo di Natale. In Marche e Umbria, gli arretrati si iniziarono a pagare dopo 12 anni. Questo è un metodo per tenere costantemente sotto shock una popolazione. Per renderla inerme. Per impedire qualsiasi forma di pianificazine a lungo termine. Per renderla dipendente dall&#8217;assistenzialismo. Per farla apparire come ingrata. E&#8217; una tecnica di controllo sociale. E&#8217; un modello di shock economy.</p>
<p><object width="480" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/NLPiEkRJYwA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/NLPiEkRJYwA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="290"></embed></object></p>
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		<title>Notizie su Manolo Luppichini, pestato e separato dagli altri italiani della Freedom Flottilla</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:59:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[manolo luppichini]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Aggiornamento 12:19: è stato annunciato ufficialmente alla Camera dei Deputati da parte di Vincenzo Scotti, sottosegretario di Stato per gli affari esteri, che Manolo Luppichini rientrerà in Italia nel pomeriggio con il sottosegretario Stefania Craxi.Questa parte della sua storia dovrebbe finire, dunque, entro sera. 
Ore 11:37: Non posso accontentarmi di quel che si legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/manololuppichini.jpeg" alt="" align="left"/> </p>
<p><b>Aggiornamento 12:19</b>: è stato annunciato ufficialmente alla Camera dei Deputati da parte di Vincenzo Scotti, sottosegretario di Stato per gli affari esteri, che Manolo Luppichini rientrerà in Italia nel pomeriggio con il sottosegretario Stefania Craxi.Questa parte della sua storia dovrebbe finire, dunque, entro sera. </p>
<p><b>Ore 11:37</b>: Non posso accontentarmi di quel che si legge in giro: le notizie sugli italiani della <b>Freedom Flottilla</b> sono sommarie e appaiono imprecise, contraddittorie, sommarie. Quel che è peggio, la notizia comincia a raffreddarsi, ci si dimenticano i morti e i feriti, ci si dimentica che è successo qualcosa di grave. </p>
<p>E nel leggere che uno degli italiani è stato trattenuto, mi insospettisco molto. Così, riesco ad avere il numero del nuovo telefono che hanno comprato i cinque italiani espulsi da Israele (attualmente in Turchia) e a mettermi in contatto con loro.</p>
<p>Sento Angela Lano di <a href="http://www.infopal.it">Infopal</a> dalla Turchia. In cinque stanno bene. </p>
<p>Ma Angela mi racconta che <b>Manolo Luppichini</b> è stato picchiato brutalmente da soldati israeliani all&#8217;aeroporto di Tel Aviv durante la notte e trattenuto in Israele. </p>
<p>Dalla Turchia i cinque torneranno fra poco (volo su Malpensa, con arrivo alle 16:25) ma su Manolo non hanno altre notizie, dopo il pestaggio e la separazione: Angela mi diceche forse Manolo è stato imbarcato in queste ore da Tel Aviv. Ma la notizia è priva di conferme ufficiali.</p>
<p>Vi prego di condividere quanto più possibile questa nota, che verrà aggiornata appena ci saranno nuove notizie, e di fare pressione sull&#8217;Unità di Crisi perché intervenga e perché informi correttamente in merito.</p>
<p>Tel. 0636225 &#8211; E-mail: <a href="mailto:unita.crisi@esteri.it">unita.crisi@esteri.it</a></p>
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		<title>Perche&#8217; la strage della Flotilla e&#8217; terrorismo</title>
		<link>http://www.shockjournalism.com/blog/?p=409</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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di Claudia Milani, Avvocato e Giurista &#8211; 1° giugno 2010
Le organizzazioni pacifiste attaccate affermano che al momento dell’assalto la nave Mave Marmara, battente bandiera turca, si trovasse a 75 miglia marine dalla costa della Striscia di Gaza e di Israele e avesse issato bandiera bianca. Israele non ha finora negato che l’assalto compiuto dalla Marina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/freedomflottilla.jpg" alt="Attacco alla Freedom Flottilla" /></p>
<p>di <b>Claudia Milani, Avvocato e Giurista &#8211; 1° giugno 2010</b></p>
<p>Le organizzazioni pacifiste attaccate affermano che al momento dell’assalto la nave Mave Marmara, battente bandiera turca, si trovasse a 75 miglia marine dalla costa della Striscia di Gaza e di Israele e avesse issato bandiera bianca. Israele non ha finora negato che l’assalto compiuto dalla Marina Militare Israeliana nei confronti della flotta si sia compiuto in acque internazionali.</p>
<p>Al Jazeera riporta, anzi, una dichiarazione di Avital Leibovich, portavoce dell’Esercito Israeliano, in cui si afferma «… è accaduto in acque esterne a quelle israeliane ma noi abbiamo il diritto di difenderci.» In questa frase si riassume, sotto il profilo strettamente giuridico, l’illegalità dell’azione militare in oggetto.<br />
Per poter comprendere quali diritti Israele potesse esercitare in acque internazionali e di quali crimini possa essersi macchiata, è necessaria una breve disamina di alcuni concetti basilari del Diritto Internazionale Marittimo e del Diritto Internazionale Umanitario.</p>
<p>La prima affermazione del principio per cui ciascuno è libero, per il diritto delle genti, di «viaggiare sul mare in quei luoghi e presso quelle Nazioni che a lui piaccia», si deve a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Grozio">Hugo Grotius</a>, che nella sua Dissertazione «Mare Liberum» del 1601, sostenne la tesi della libertà di navigazione degli Olandesi contro le pretese portoghesi di esercitare diritti sovrani nell’Oceano Indiano.</p>
<p>Il concetto affermato da Grotius, relativo al mare come bene non suscettibile di appropriazione esclusiva e perciò aperto alla libera navigazione, è sopravvissuto a quattro secoli di Storia, trovando collocazione nella nuova Convenzione per la ricodificazione del Diritto Internazionale Marittimo (DIM), o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_delle_Nazioni_Unite_sul_diritto_del_mare">Convenzione del Diritto del Mare</a>, firmata a Montego Bay nel 1982, costituita da 320 articoli, entrata in vigore nel novembre del 1994, integrata da un Accordo applicativo che modifica la sua parte XI e che, secondo il disposto dell’art. 311, sostituisce le 4 precedenti Convenzioni di Ginevra.</p>
<p>Testo vincolante per i 2/3 della comunità internazionale e che molti Stati, che pur non l’hanno ancora ratificato, a cominciare dagli Stati Uniti, hanno riconosciuto come testo guida in materia.</p>
<p>Il principio generale che informa l’intero Diritto Internazionale Marittimo è, secondo la Convenzione, che ogni nave è sottoposta esclusivamente alla sovranità dello Stato di cui ha nazionalità, ovvero il cosiddetto Stato di bandiera o Stato nazionale, al quale è riservato il diritto all’esercizio esclusivo del potere di governo sulla comunità navale, potere esercitato attraverso il comandante, che viene considerato quale organo dello Stato.</p>
<p>Esistono, tuttavia, ovvie limitazioni a detto principio. La prima e più rilevante è costituita dalle acque territoriali.</p>
<p>Queste sono una zona di mare sulla quale si estende la sovranità dello Stato costiero, al di là della terraferma e delle acque (Ginevra, I,1,1, UNCLOS 2,1). L’ampiezza massima delle acque territoriali è attualmente stabilita in 12 miglia marine misurate a partire dalle linee di base (UNCLOS 3). Sulle acque territoriali ogni Paese ha la stessa sovranità di cui gode sulla propria terraferma. E tuttavia il principio della libertà dei mari trova spazio e parziale riconoscimento anche nelle acque territoriali, giacché vi è previsto il diritto di transito inoffensivo persino delle unità militari e mercantili straniere.<br />
<span id="more-409"></span><br />
In linea generale si può affermare che i Paesi rivieraschi del Mediterraneo hanno adottato il limite delle 12 miglia delle acque territoriali. Anche la Siria ha ridotto a 12 miglia, con la legge n. 28/2003 del 19 novembre 2003, la propria precedente pretesa di 35 miglia di acque territoriali. La Grecia mantiene tuttora il limite di 6 mg dalla costa stabilito con la legge 17 settembre 1936, n. 230 nel 1936. Egualmente di 6 miglia è l’estensione generale delle acque territoriali della Turchia -che pure non ha ratificato la Convenzione del Diritto del Mare del 1982-, secondo l’art. 1 della legge n. 2674 del 26 maggio 1982.</p>
<p>In tema di acque territoriali è da osservarsi, altresì, che nell’ambito dell’Accordo del 4 maggio 1994 sulla Striscia di Gaza tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con cui è stato attuato un primo riconoscimento dell’OLP come entità giuridica rappresentante il popolo palestinese, è stata prevista (Annesso I, art. IX) la creazione di una Maritime Activity Zone, ovvero una zona di attività marittima lungo la costa della Striscia di Gaza, estesa 20 miglia verso il largo, e pertanto sostanzialmente corrispondente alle cosiddette acque territoriali, divisa in tre zone di cui:</p>
<p>— le zona «K» e «M» contigue alle acque territoriali di Israele ed Egitto, della larghezza rispettiva di 1,5 ed 1 miglio, che costituiscono «closed areas», ovvero aree interdette alla navigazione palestinese, in cui la navigazione è riservata alle attività della Marina Israeliana;</p>
<p>— la zona «L», compresa tra le due zone precedenti», aperta alle attività di pesca e ricreative riservate ai battelli autorizzati dall’Autorità della Palestina.</p>
<p>Di fatto con la suddetta suddivisione si sono create le premesse per l’attribuzione di una fascia di acque territoriali al futuro Stato della Palestina.</p>
<p>Pertanto Israele gode di piena sovranità sulle acque prospicienti la propria costa fino al limite di 12 o 20 miglia marine e in tale tratto ben può esercitare poteri atti a tutelare la propria sicurezza nazionale. In linea meramente teorica, anche la Striscia di Gaza godrebbe di analoga sovranità.</p>
<p>Oltre il limite delle 12 miglia nautiche dalla linea di base, si estende un tratto di ulteriori 12 miglia –e quindi 24 miglia nautiche dalla costa &#8211; in cui lo Stato può continuare a fare valere le proprie leggi rispetto – principalmente &#8211; al controllo del contrabbando o dell&#8217;immigrazione clandestina. Si tratta della cosiddetta zona contigua.</p>
<p>In essa uno Stato può esercitare i controlli necessari a prevenire e reprimere le violazioni alle leggi di polizia doganale, fiscale, sanitaria o d’immigrazione vigenti sul proprio territorio (Ginevra, I, 24, 1.;UNCLOS 33, 1).</p>
<p>E’ oggetto di contestazione e dibattito la possibilità di esercizio della giurisdizione ai fini della sicurezza nazionale anche nella zona contigua. Pertanto, già nel tratto di mare compreso tra le 12 e le 24 miglia marine dalla costa, non è pacifico che lo Stato possa avere poteri atti a tutelare la propria sicurezza nazionale.</p>
<p>E’ inoltre pacifico che all’interno di essa le navi e gli aeromobili di tutte le nazioni, godano delle libertà dell’alto mare in analogia a quanto espressamente stabilito per la zona economica esclusiva (UNCLOS 58).</p>
<p>I battelli stranieri vi possono esercitare la pesca, a meno che lo Stato costiero non abbia proclamato la zona economica esclusiva o la zona riservata di pesca. Le navi da guerra straniere possono, in particolare, svolgere attività operative e di addestramento che prevedano anche l’uso di armi, senza che lo Stato costiero possa pretendere di interferire. La zona contigua, che per poter esistere deve essere formalmente proclamata, costituisce una porzione delle acque internazionali. Algeria, Cipro, Egitto, Francia, Marocco, Malta, Siria e Tunisia hanno dichiarato di avere istituito una propria zona contigua. Israele no. Questo significa che la giurisdizione di Israele passa direttamente dall’essere totale sulle proprie acque territoriali, ovvero dalla costa fino a dodici o venti miglia, ad essere nulla, poiché versa direttamente in acque internazionali. Ovviamente conserva il diritto di sfruttamento esclusivo delle risorse naturali nella zona economica esclusiva, anche nota con l&#8217;acronimo ZEE, ovvero l’area di mare che si estende per 200 miglia nautiche dalla linea di base.</p>
<p>Pertanto, al di là dei diritti di natura prettamente economica e di sfruttamento sulla ZEE e di quelli eventuali su una presunta zona contigua, è possibile affermare che il potere sovrano di Israele si esaurisce al limite delle proprie acque territoriali, ovvero entro e non oltre le dodici o venti miglia marine dalle proprie coste.</p>
<p>Oltre le acque territoriali di ogni Paese che si affacci sul mare, si estendono le cosiddette acque internazionali, categoria generale che comprende la zona contigua e la zona economica esclusiva- esse si estendono fino alle 200 miglia marine della costa e si fondono, per regime e dimensioni, con l’alto mare.</p>
<p>Al di là dei poteri dei singoli Stati sulla zona contigua e sulla zona economica esclusiva, che sono sostanzialmente diritti di natura economica e di sfruttamento delle risorse marine, le acque internazionali sono sottoposte al medesimo regime dell’alto mare, ovvero della zona di mare ulteriore rispetto a alle acque internazionali stesse. Secondo nozione consolidata (Ginevra, I, 1) per alto mare si intendono tutte quelle parti del mare che non appartengono al mare territoriale. Il termine alto mare indica gli spazi marini al di là della zona economica esclusiva e quindi non sottoposti alla sovranità di alcuno Stato. Negli spazi marini situati oltre la zona economica esclusiva cessa ogni tutela degli interessi degli Stati costieri.</p>
<p>L’alto mare è aperto a tutti gli Stati, sia costieri che interni, che possono esercitarvi, con l’unico limite di non intaccare le libertà degli altri Stati, tra le altre, le attività di navigazione.</p>
<p>Ogni Stato, sia costiero che interno, ha diritto di navigare in alto mare con navi battenti la sua bandiera le quali sono soggette alla sua giurisdizione esclusiva. Dal punto di vista giuridico il principio di riferimento è quello della «perfetta eguaglianza e completa indipendenza» di tutti gli Stati in un luogo come l’alto mare in cui non esiste alcuna autorità.</p>
<p>L’alto mare deve essere riservato a scopi pacifici e nessuno Stato può pretendere di assoggettarne alcuna parte alla sua sovranità.</p>
<p>L’alto mare è l’unica zona in cui trova ancora applicazione il classico principio della “libertà dei mari”, che ha dominato per secoli il DIM, il quale indica che il singolo Stato non può impedire e neanche soltanto intralciare l’utilizzazione degli spazi marini da parte degli altri Stati né delle comunità che da altri Stati dipendono. L’utilizzazione degli spazi marini incontra l’unico limite della pari libertà altrui. Sulle navi che vi transitano vige la legge di bandiera, cioè quella del Paese di appartenenza.</p>
<p>Anche nei confronti di navi sospettate di attività terroristiche, sono stati confermati i tradizionali principi della libertà dei mari secondo cui nessuno Stato può interferire in alto mare con la navigazione di un mercantile a meno di espressa autorizzazione del Paese di bandiera, ed è pertanto da escludersi l’esercizio di poteri di enforcement.</p>
<p>In linea generale, nessuno Stato può fermare o abbordare navi battenti bandiera straniera in acque internazionali.</p>
<p>I casi in cui uno Stato, in tempo di pace, pretenda di esercitare giurisdizione in acque internazionali nei confronti di mercantili stranieri senza la preventiva autorizzazione dello Stato di bandiera, costituiscono dunque un’eccezione alla regola generale e, come tali, devono essere rigorosamente giustificati.</p>
<p>Il principio è che nessuno Stato ha il diritto di interferire in tempo di pace con una nave di altra bandiera che navighi in alto mare, a meno che non si verta in una delle ipotesi in cui è esercitabile il diritto di visita o il diritto d’inseguimento.</p>
<p>Il diritto di visita è la facoltà attribuita alle navi da guerra di sottoporre a visita in alto mare, in tempo di pace, una nave mercantile straniera nei soli casi (Ginevra II, 22; UNCLOS 110, 1) in cui vi sia fondato sospetto che questa sia dedita alla pirateria o alla tratta degli schiavi, effettui trasmissioni radio o televisive non autorizzate, sia priva di nazionalità ovvero usi più bandiere come bandiere di convenienza.</p>
<p>La più recente prassi internazionale, recepita peraltro in accordi sul contrasto a traffici illeciti in mare (si pensi al terrorismo marittimo, o al traffico e trasporto illegale di migranti in mare), evidenzia comunque, nell’esecuzione in mare di visite ed ispezioni a mercantili, la necessità di operare secondo stringenti misure di salvaguardia per la tutela dell’integrità fisica, dei diritti umani e della dignità delle persone trasportate e della sicurezza dei mezzi e del carico, tenendo anche conto che i pericoli connessi alla messa in atto di abbordaggi in mare possono consigliarne la loro esecuzione in porto.</p>
<p>Qualora, a seguito della visita, i sospetti si rivelassero fondati, la nave mercantile potrebbe essere condotta, per gli opportuni provvedimenti, in un porto nazionale o in un porto estero ove risieda un’autorità consolare, purché si tratti di:</p>
<p>- una nave nazionale che eserciti pirateria o tratta degli schiavi, o che abbia commesso gravi irregolarità occultando la propria nazionalità (CN 200 e 202) o falsificando i documenti di bordo;</p>
<p>- una nave straniera dedita alla pirateria (UNCLOS 105);</p>
<p>- una nave priva di nazionalità (stateless);</p>
<p>Al di fuori di queste ipotesi, alla nave da guerra è solo consentito di raccogliere le prove dell’attività illecita, trasmettendo un dettagliato rapporto alle autorità superiori nazionali per l’inoltro allo Stato di cui la nave batte la bandiera: è questo, per esempio, il caso del danneggiamento di cavi e condotte sottomarine. Se l’esito della visita porti a ritenere infondati i sospetti, la nave fermata deve essere indennizzata per le perdite e i danni subiti.</p>
<p>Non risultando integrati gli elementi della fattispecie, Israele non avrebbe potuto neppure legittimamente esercitare il mero diritto di visita, il quale, come visto, benché a carico di navi sospettate dei crimini più odiosi quali la tratta degli esseri umani, deve comunque obbligatoriamente essere condotto dalla nave da guerra nel rispetto dei diritti e dell’integrità dei passeggeri.</p>
<p>E’ altresì da escludersi che Israele abbia legittimamente esercitato il diritto di inseguimento, che si sostanzia nel potere attribuito alle navi da guerra, alle navi in servizio governativo e agli aeromobili militari di inseguire una nave straniera quando si abbiano fondati sospetti che questa abbia violato leggi o regolamenti nazionali (Ginevra, II, 23; UNCLOS 111). L’inseguimento deve essere iniziato quando l’imbarcazione sospetta si trovi nelle acque interne, nelle acque arcipelaghe o nel mare territoriale dello Stato che effettua l’inseguimento o nelle acque contigue al proprio mare territoriale e può continuare in alto mare, al di fuori delle aree di giurisdizione nazionale, soltanto se non sia stato interrotto. Per potersi configurare un legittimo esercizio del diritto d’inseguimento è necessario che si siano realizzate cumulativamente tutte le condizioni previste dall’art. 111 della Convenzione del Diritto del Mare del 1982. Pertanto Israele avrebbe avuto diritto d’inseguimento qualora fossero stati integrati i seguenti requisiti: l’imbarcazione si sarebbe dovuta trovare, originariamente, in acque a sovranità israeliana o in acque ad esse contigue e dovrebbe, altresì, aver violato la legge israeliana.</p>
<p>Come conseguenza dell’esercizio illegittimo, sarebbe stato perfettamente congruo sotto il profilo strettamente giuridico l’intervento in alto mare di una nave da guerra della stessa bandiera del mercantile inseguito, al fine di proteggerlo dall’azione coercitiva della nave inseguitrice, cioè a dire l’intervento di una nave da guerra turca, il che tuttavia non si è verificato. E’ appena il caso di osservare che, qualora una nave sia stata fermata o catturata al di fuori delle acque territoriali in circostanze che non giustificavano l’esercizio del diritto d’inseguimento, essa deve essere risarcita per i danni e le perdite subite (Ginevra, II, 23, 7; UNCLOS, 111, 8).</p>
<p>Ma allora, vi è da chiedersi, se dalle considerazioni innanzi svolte appare evidente come Israele non avesse alcun diritto di interferire con la navigazione della «flottilla» in acque internazionali, né di esercitare neppure un semplice diritto di visita, né tantomeno di esercitare un legittimo diritto di inseguimento, in base a quale norma Israele è comunque intervenuto?</p>
<p>Nella nota rilasciata oggi dall’ambasciata israeliana in Italia, si legge una dichiarazione dell’Ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir, il quale sottolinea che «Israele ha dichiarato, dal 2007, un blocco navale davanti alle coste di Gaza. Il blocco navale è completamente in linea con il diritto internazionale marittimo e, come previsto nella normativa, è vietato il passaggio a qualsiasi nave civile e militare non autorizzata».</p>
<p>Il blocco navale, o naval blockade, è una misura di guerra volta a impedire l’entrata o l’uscita di qualsiasi nave dai porti di uno Stato belligerante. Si tratta di una misura di interferenza con la navigazione neutrale e, ovviamente, con quella nemica, volta a impedire tutte le comunicazioni marittime, in ingresso ed in uscita dalle coste nemiche nel corso di un conflitto armato e, di regola, dovrebbe svolgersi in prossimità delle acque territoriali nemiche.</p>
<p>La prassi del blocco è disciplinata, se si esclude la Dichiarazione di Parigi del 16 aprile 1856 sui Principi della Guerra Marittima, da norme di natura consuetudinaria, non essendo mai entrata in vigore la Dichiarazione di Londra del 26 febbraio 1909 sul Diritto della Guerra Marittima destinata a regolamentarla.</p>
<p>Tuttavia, con l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite del 1945, il blocco non può ritenersi consentito al di fuori dei casi di legittima difesa di cui all’art. 51 della stessa Carta: esso contrasta infatti con l’art. 2, nn. 3 e 4 che vieta il ricorso all’uso della forza nelle relazioni tra gli Stati, come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Per questo motivo «il blocco dei porti o delle coste di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato» è compreso tra gli atti di aggressione (ci sia stata o no dichiarazione di guerra) dall’art. 3, lettera c della Risoluzione dell’Assemblea Generale delle NU 3314 (XXXIX) del 14 dicembre 1974.</p>
<p>Ammesso in ipotesi che sussistessero le condizioni di legittima difesa tali da sostenere la legittimità di un simile blocco imposto sulla Striscia di Gaza, la presenza del blocco stesso configurerebbe pacificamente Israele quale stato occupante e perciò lo vincolerebbe al disposto della Quarta Convenzione di Ginevra, ovvero la Convenzione per la protezione delle persone civili in tempo di guerra firmata a Ginevra nel 1949 e che è posta alla base delle fonti del Diritto Internazionale Umanitario. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite già nel 1979 dichiarò che ai territori occupati da Israele nel 1967 si dovesse applicare la Convenzione in oggetto. Pertanto, anche nell’ipotesi in cui il blocco fosse legittimo, Israele sarebbe comunque obbligato a garantire alla popolazione di Gaza il rispetto del diritto umanitario e men che mai potrebbe, pertanto, opporsi all’arrivo di una flotta carica di aiuti umanitari. Al contrario, sarebbe obbligata a consentirne l’accesso, pena la violazione della Convenzione stessa.</p>
<p>Tuttavia, Israele ha sempre sostenuto che la Quarta Convenzione sia inapplicabile ai territori occupati, giacché la Convenzione è destinata ad essere applicata solo ai territori occupati ma dotati di sovranità, sovranità che Israele non riconosce ai territori occupati. Una simile affermazione sfugge a qualunque inquadramento non solo giuridico ma anche meramente logico induttivo.</p>
<p>Vi è altresì da osservare come, a dispetto di quanto affermato oggi dall’Ambasciatore israeliano, Israele continua a sostenere di non occupare più Gaza dal 2005.</p>
<p>E tuttavia, al di là degli abiti più o meno giuridici con i quali si voglia vestire l’occupazione, il ragionamento è stringente: se sussiste un blocco, si deve rispettare la Convenzione di Ginevra e permettere l’ingresso degli aiuti umanitari; se il blocco non sussiste, non sussiste neanche la questione, giacché qualsivoglia imbarcazione sarebbe libera di raggiungere il porto di Gaza.</p>
<p>La succitata dichiarazione del portavoce dell’Esercito Israeliano, in cui si afferma «… è accaduto in acque esterne a quelle israeliane ma noi abbiamo il diritto di difenderci» potrebbe integrare una volontà di ascrizione dell’accaduto nella Legittima Interdizione Marittima, riconducibile alla figura elaborata dalla marina statunitense di Maritime Interdiction Operations. Le MIO, inquadrate nell’ambito più generale delle Maritime Security Operations (MSO), indicano l’attività di sorveglianza e interdizione del traffico marittimo commerciale di qualsiasi bandiera posta in essere da navi da guerra sulla base di un embargo navale decretato dall’ONU o nell’ambito dell’esercizio del diritto di legittima difesa internazionale.</p>
<p>Sebbene di norma le MIO costituiscano misure applicative di specifiche Risoluzioni ONU che stabiliscano un embargo navale &#8211; come nel caso del regime sanzionatorio marittimo verso la ex Iugoslavia adottato con le Risoluzioni 713, 724, 757, 787 e 820 nel periodo 1992-1995, o dell’embargo nei confronti dell’Iraq iniziato nel 1991 sulla base della Risoluzione 665 -, esse possono trovare substrato giuridico nel principio della legittima difesa internazionale, ex art. 51 della Carta, o anche nella difesa preventiva.</p>
<p>Questa può assumere la forma della anticipatory self-defence, quando si è nell’imminenza di un attacco armato, ed è da escludersi che tale forma risultasse integrata giacché Israele non stava per subire alcun attacco armato, o della pre-emptive self defence, qualora si voglia evitare una potenziale minaccia. Ed è questa l’unica categoria nella quale potrebbe rientrare una qualsiasi pur pacifica interferenza della Marina Militare Israeliana nei confronti di imbarcazioni straniere in acque internazionali. Peraltro la giustificazione della pre-emptive self defence è già stata storicamente posta a fondamento di operazioni marittime: si pensi al blocco di Cuba messo in atto dagli Stati Uniti nel 1962, definito «Maritime Quarantine», o a quelle più recenti condotte a partire dal 2002 contro al-Qa‛ida nel Golfo Arabico, integrante un vero e proprio blocco navale.</p>
<p>In tali ipotesi, le navi da guerra impegnate in operazioni di interdizione adottano misure navali di interferenza con la libertà di navigazione dei mercantili di bandiera straniera. E tuttavia risulta arduo riuscire a riscontrare la radice giuridica della loro legittimità, che potrebbe sussistere solo sulla base di un generico riferimento al regime della neutralità marittima proprio dei conflitti armati sul mare. Cioè a dire che Israele attuerebbe non già un’autodifesa anticipata rispetto ad un eventuale attacco armato ai suoi danni &#8211; anticipatory self-defence-, ma un’autodifesa preventiva -pre-emptive self defence- atta a contrastare una minaccia generica e solo potenziale, e sulla base di tale temuta minaccia attuerebbe un’interdizione marittima delle acque internazionali mediterranee.</p>
<p>E’ appena il caso di ricordare che, anche in caso di legittime interdizioni marittime, le misure adottabili dalla marina sono nell’ordine:</p>
<p>- query, ovvero richiesta di identificazione e di informazioni circa destinazione, origine, immatricolazione e carico;</p>
<p>- visit and search, ossia fermo, visita e ispezione;</p>
<p>- diversion, dirottamento in porti diversi da quelli di destinazione anche in vista dell’eventuale sequestro del carico qualora ciò sia autorizzato da Risoluzioni ONU;</p>
<p>- uso della forza secondo principi di necessità, proporzionalità e gradualità contro i mercantili che non obbediscono all’intimazione di fermo.</p>
<p>Questo è quanto, secondo il diritto consolidato, pur sulla base delle suesposte fragili motivazioni poste alla basa di una simile necessità, si sarebbe potuto legalmente verificare.</p>
<p>Appare opportuno smentire le voci che qualificano l’intervento israeliano come un atto di pirateria. Difatti, costituiscono pirateria gli atti di depredazione o di violenza compiuti in alto mare o in zone non soggette alla giurisdizione di alcuno Stato per fini privati dall’equipaggio di una nave o aereo privato ai danni di altra nave o aereo privato (Ginevra II,15; UNCLOS, 1O1 e 102).</p>
<p>Il fine privato può anche essere diverso dallo scopo di depredazione (animus furandi) ma la nave che esercita l’atto di violenza deve essere comunque privata e non statale. Allo stesso modo non rientrano nella relativa nozione gli atti di violenza o depredazione posti in essere da una nave ai danni di un’altra nave per fini politici.</p>
<p>Si potrebbe, al contrario, ravvisare un ben più grave atto di terrorismo marittimo. La materia costituisce oggetto della Convenzione di Roma del 10.3.1988 per la repressione dei reati diretti contro la sicurezza della navigazione marittima, la quale è stata conclusa sotto gli auspici dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) per porre rimedio alle lacune della normativa internazionale in tutti quei casi in cui l’aggressione, difettando di alcuni requisiti per l’inquadramento nella nozione di pirateria, sarebbe rimasta scoperta di qualsivoglia abito giuridico.</p>
<p>Rientrano, pertanto, nella nozione di terrorismo marittimo tutti i casi di violenza commessi per finalità politiche o terroristiche a bordo di una nave privata che non possono essere considerati come pirateria. Tra le ipotesi criminose previste vi sono gli atti di violenza e minaccia per impadronirsi di una nave o causare danno a una persona imbarcata.</p>
<p>La Convenzione si applica nel caso in cui le azioni suindicate, che debbono essere commesse per mettere in pericolo la sicurezza della navigazione latamente intesa, in aderenza alla nozione di safety, vengano compiute quando la nave è in acque site «al di là dei limiti esterni del mare territoriale di un solo Stato» o, in base alla sua rotta, stia per navigare in tali acque o provenga dalle stesse. L’azione condotta dalla Marina Militare Israeliana potrebbe integrare tutti i requisiti per essere qualificata come atto di terrorismo marittimo.</p>
<p>Ma vi è di più. L’azione condotta dalla Marina Militare Israeliana potrebbe integrare anche una fattispecie di terrorismo tout court, stando alle definizioni del terrorismo date dall’ONU.</p>
<p>Si pensi alla definizione di terrorismo adottata per consensus dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella Risoluzione 49/60 del 9 dicembre 1994: «atti criminali finalizzati o volti a provocare uno stato di terrore tra la popolazione, all’interno di un gruppo di persone o tra determinate persone per fini politici. –Tali atti- sono, in ogni circostanza, ingiustificabili, quali che siano le considerazioni di natura politica, filosofica, ideologica, razziale, etnica, religiosa o di qualsiasi altra natura che possano essere addotte per giustificarli.»</p>
<p>Ancor più utile appare la cosiddetta definizione globale “indiretta” di terrorismo della Convenzione delle Nazioni Unite del 1999 per la soppressione delle attività di finanziamento del terrorismo che, all’art. 2, definisce indirettamente il terrorismo come «ogni atto finalizzato a causare la morte o lesioni personali gravi ad un civile o ad ogni altra persona che non prende attivamente parte alle ostilità in una situazione di conflitto armato, quando lo scopo di questo atto, per propria natura ovvero per il contesto nel quale viene commesso, è quello di intimidire una popolazione ovvero di costringere un governo od una organizzazione internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un determinato atto.»</p>
<p>Secondo Antonio Cassese, vi sarebbe la convergenza della Comunità internazionale su una nozione di terrorismo basata sui seguenti tre elementi: 1) gli atti posti in essere devono essere atti penalmente rilevanti per la maggior parte dei sistemi giuridici nazionali (omicidio, sequestro di persona, tortura ecc.); 2) essi devono avere la finalità di imporre ad un governo o ente internazionale di compiere o astenersi dal compiere un determinato atto, spargendo il terrore nella popolazione; 3) tali atti devono essere commessi sulla base di motivazioni politiche, religiose ovvero ideologiche, non devono pertanto essere motivati dal perseguimento di fini di lucro o interessi privati.</p>
<p>Il terrorismo come crimine internazionale autonomo. Gli atti terroristici possono essere qualificati come crimini internazionali laddove possiedano le seguenti caratteristiche: 1) devono esplicare i loro effetti in più Stati per persone coinvolte, mezzi impiegati, grado di violenza sprigionata; 2) devono essere commessi con il sostegno, la tolleranza o l’acquiescenza dello Stato nel cui territorio è insediata l’organizzazione terroristica. Il fatto che uno Stato sia incapace di debellare un’organizzazione terroristica che si trovi sul suo territorio (acquiescenza), oppure incoraggi o tolleri (sostegno o tolleranza) la sua presenza attribuisce internazionalità all’attività terroristica. Tale connotazione internazionale dell’atto terroristico lo rende una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, la terza e ultima caratteristica necessaria per poter qualificare l’atto terroristico come un crimine internazionale.</p>
<p>Atti di terrorismo e crimini contro l’umanità. Un atto di terrorismo è un crimine contro l’umanità laddove possa essere inserito nel contesto di una politica, statale o non statale, diretta alla commissione sistematica e generalizzata di atti inumani. Non vi è dubbio che l’attacco armato ad una missione umanitaria composta da volontari pacifisti in acque internazionali ben possa integrare un crimine contro l’umanità.</p>
<p>Competente a giudicare sui «più gravi crimini di portata internazionale», che costituiscono «motivo di allarme per l’intera Comunità internazionale» (artt. 1 e 5 Statuto CPI) è la Corte Penale Internazionale, il cui trattato istitutivo è entrato in vigore il 1 luglio 2002, al raggiungimento del deposito della 60a ratifica. Essa ha competenza a giudicare, tra gli altri, sui crimini contro l’umanità (art. 7), sui crimini di guerra (art. 8), e, formalmente, anche sul crimine di aggressione (art. 5, par. 2). Tuttavia, la competenza della CPI sull’aggressione è sospesa fino a quando l’Assemblea degli Stati parti della CPI non adotterà una definizione del crimine contro la pace costituito dall’aggressione. La CPI può intervenire sui crimini commessi nel territorio di uno Stato parte dello Statuto &#8211; ma Israele non ha mai ratificato il Trattato istitutivo -, oppure sui crimini commessi da persone aventi la nazionalità di una Parte contraente. L’attività della Corte è incentrata sul principio di complementarietà (art. 1), nel senso che la repressione dei crimini internazionali è riservata alla CPI solo laddove si riscontri che lo Stato che ha giurisdizione sia unable or unwilling, incapace o non intenzionato ad avviare e svolgere il processo (art. 17).</p>
<p>Una situazione nella quale siano stati commessi crimini internazionali può essere portata all’attenzione della Corte secondo tre diverse modalità.</p>
<p>E’ riconosciuto un potere generale di ogni Stato parte dello Statuto di richiedere alla Corte di indagare su ipotesi di commissione di crimini.</p>
<p>Il procuratore della CPI ha il potere di avviare un procedimento ex officio, dunque di aprire un’indagine di sua iniziativa, previo controllo della Pre-Trial Chamber, la Camera preliminare composta da tre giudici.</p>
<p>Infine, il Consiglio di Sicurezza può richiedere alla CPI di indagare su una situazione, nell’ambito delle azioni prevista dal Capitolo VII della Carta ONU (art. 13 dello Statuto CPI).</p>
<p>In conclusione, in aderenza al Diritto Internazionale Marittimo e al Diritto Internazionale Umanitario è possibile affermare che la sovranità di Israele sul mare si esaurisce all’interno delle sue acque territoriali e non si estende alle acque internazionali. Pertanto Israele non aveva il diritto di interferire con una nave di altra bandiera che navigasse in acque internazionali, neppure attraverso l’esercizio del diritto di visita o del diritto d’inseguimento.</p>
<p>Il blocco navale, qualora legittimamente effettuato, vincolerebbe Israele al disposto della Quarta Convenzione di Ginevra, e quindi a permettere il pacifico transito degli aiuti umanitari.</p>
<p>La Legittima Interdizione Marittima, qualora legittimamente effettuata, obbligherebbe Israele ad un uso della forza secondo principi di necessità, proporzionalità e gradualità.</p>
<p>La fattispecie di pirateria non risulterebbe integrata.</p>
<p>L’azione condotta dalla Marina Militare Israeliana appare integrare fattispecie di terrorismo marittimo, terrorismo tout court, terrorismo internazionale e crimini contro l’umanità, sottoponibili al giudizio della Corte Penale Internazionale.</p>
<p>* Avvocato e Giurista</p>
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		<title>Solidarietà, stima e sostegno a Manolo Luppichini</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ iK Produzioni, casa di produzione indipendente torinese di Fulvio Nebbia e Alberto Puliafito, esprime solidarietà, stima e sostegno nei confronti di Manolo Luppichini, filmmaker, amico, attivista, uomo che ha saputo coniugare le proprie idee, il proprio attivismo e il proprio lavoro.
Manolo Luppichini, autore, fra l&#8217;altro, di &#8220;Fratelli di TAV&#8221; e di &#8220;Paisà &#8211; Storie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/manololuppichini.jpeg" alt="" align="left"/> <b>iK Produzioni</b>, casa di produzione indipendente torinese di <b>Fulvio Nebbia</b> e <b>Alberto Puliafito</b>, esprime solidarietà, stima e sostegno nei confronti di <b>Manolo Luppichini</b>, filmmaker, amico, attivista, uomo che ha saputo coniugare le proprie idee, il proprio attivismo e il proprio lavoro.</p>
<p>Manolo Luppichini, autore, fra l&#8217;altro, di &#8220;Fratelli di TAV&#8221; e di &#8220;Paisà &#8211; Storie di Migranti in Campania&#8221;, era fra i passeggeri della Freedom Flottilla, illegalmente attaccata dai militari di Israele in acque internazionali.</p>
<p>Arrestato, è stato trattenuto in Israele, a differenza degli altri 5 italiani che prendevano parte alla missione di pace della Flottilla, perché è intervenuto in difesa di un giovane palestinese e ha sostenuto una dura discussione con le forze dell&#8217;ordine israeliane.</p>
<p>Convinti della bontà e della necessità di una missione come quella della &#8220;Freedom Flottilla&#8221; per risvegliare le coscienze internazionali a proposito della questione palestinese e dell&#8217;assedio cui è sottoposta Gaza, convinti come siamo che i documentaristi e, in generale, tutti coloro che si occupano di comunicazione, abbiano, oggi più che mai, il preciso dovere di agire non solo per raccontare ma anche per dare il loro contributo nel tentativo di rendere più giusto e libero un mondo che, sempre più spesso, governa le genti con la logica del terrore, del profitto e dell&#8217;emergenza, siamo vicini a Manolo. Oggi come ieri, quando il filmmaker collaborava con noi per &#8220;Yes We Camp&#8221; e &#8220;Comando e Controllo&#8221;.</p>
<p>Orgogliosi dell&#8217;aver condiviso e incrociato le nostre strade professionali e umane, gli siamo vicini e condividiamo le sue azioni e le sue idee. Il cinema può cambiare il mondo. L&#8217;attività e la passione dei singoli possono cambiare il mondo.</p>
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		<title>Di terremoto in terremoto, corsi e ricorsi di indagati. All&#8217;Aquila lavorano anche indagati per il Molise</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 07:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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Nell&#8217;ormai famigerata lista sequestrata dal computer di Diego Anemone, imprenditore, c&#8217;è anche la scuola di San Giuliano di Puglia (CB). Per chi non se lo ricordasse, il 31 ottobre 2002 la scuola Jovine crollò in seguito a un terremoto e provocò la morte di 27 bambini e una maestra. 
Anche la fase emergenziale molisana, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.shockjournalism.com/images/DiegoAnemone.png" width="420" /></p>
<p>Nell&#8217;ormai famigerata lista sequestrata dal computer di <b>Diego Anemone</b>, imprenditore, c&#8217;è anche la scuola di <b>San Giuliano di Puglia</b> (CB). Per chi non se lo ricordasse, il 31 ottobre 2002 la scuola <b>Jovine</b> crollò in seguito a un terremoto e provocò la morte di 27 bambini e una maestra. </p>
<p>Anche la fase emergenziale molisana, così come quella dell&#8217;Aquila, è stata gestita da <b>Guido Bertolaso</b>: a San Giuliano di Puglia lo fecero persino cittadino onorario.<br />
Nella lista-Anemone, tuttavia, non è precisato che tipo di intervento avrebbe fatto l&#8217;imprenditore nella scuola.</p>
<p>L&#8217;ANSA fa notare che c&#8217;è un altro nome, oltre a quello di Anemone, che lega il terremoto in Molise all&#8217;inchiesta &#8220;Grandi eventi&#8221;, o &#8220;Grandi appalti&#8221;: <b>Claudio Rinaldi</b>, uno degli indagati, già Commissario per i <b>Mondiali di Nuoto di Roma del 2009</b>, ha ricoperto anche l&#8217;incarico di <i>soggetto attuatore</i> per la ricostruzione in provincia di Campobasso.</p>
<p>Ma non basta, possiamo aggiungere un altro tassello: il Molise si lega anche all&#8217;Aquila: infatti, sfuggita alle cronache, un&#8217;altra piccola notizia c&#8217;è. Nell&#8217;ormai famigerato <b>piano C.A.S.E.</b> ha lavorato anche la <b>Donati-Tirrena-Dema</b> (lavori per oltre due milioni di euro). </p>
<p>Maurizio Donati (Dema Costruzioni) e Enrico Donati (Tirrena Srl) sono entrambi sotto processo per la ricostruzione molisana. Il processo è iniziato con un rinvio al prossimo 3 giugno. Il procedimento è a carico di 27 persone, indagate per reati che vanno dalla truffa alla truffa aggravata ai danni della Regione, e ancora, concussione, abuso d&#8217;ufficio, falso in atti pubblici, turbativa d&#8217;asta, falsi sopralluoghi. Il rinvio è dovuto a un difetto di notifica.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/Protezione-Civile-SPA/102328166480684?ref=ts"><img src="http://www.shockjournalism.com/images/ProtezioneCivileSpa_small.jpg" alt="Protezione Civile SpA - di Alberto Puliafito, Aliberti editore" align="left" width="100" vspace="0"></a><i>Com&#8217;è iniziato tutto questo? </p>
<p>Un affresco del sistema gelatinoso che si aggiorna quotidianamente con nuove notizie su <a href="http://www.facebook.com/pages/Protezione-Civile-SPA/102328166480684?ref=ts">Protezione Civile SpA</a>, di Alberto Puliafito, Aliberti editore. In libreria dal 20 maggio 2010.</b></i></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/Protezione-Civile-SPA/102328166480684?ref=ts">Protezione Civile SpA &#8211; Pagina Facebook</a><br />
<a href="http://blog.alibertieditore.it/?tag=protezione-civile-spa">Protezione Civile SpA &#8211; Blog di Aliberti editore</a></p>
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