Terra!

Posted in L'Aquila 2009, Media on November 20th, 2009 by Alberto

Nello speciale di Terra! di ieri, 19 novembre 2009, da Piazza Duomo all’Aquila Toni Capuozzo era quasi meravigliato per il fatto che non fosse riuscito, con i suoi giornalisti, a trovare storie negative relative al post sisma.

L’Abruzzo come storia di un piccolo successo – certo, con le sue magagne, ma sempre minimizzate secondo l’ormai trito slogan c’è pur sempre stato un terremoto – era al centro dello speciale.

Si parla delle nuove case del piano C.A.S.E. dimenticandosi di ricordare, per esempio, che sono in comodato d’uso e che quindi si rivelano, fra le altre cose, in tutta la loro ingombrante immanenza e permanenza. Si parla di Onna dimenticandosi – ancora una volta, come già accadde a Porta a Porta, su RaiUno, il 15 settembre – che il villaggio di legno è stato costruito dalla Provincia Autonoma di Trento. Si parla, certo, degli ultimi – non più irriducibili – rimasti nelle tende e ci si dimentica degli abbandonati di Piazza d’Armi. Sono poche manciate, qualche centinaio. E si può presentare il caso come una normale, piccola stortura in un contesto complessivamente positivo. Si parla dei piccoli e grandi sacrifici di chi vive fuori, e ci si dimentica di dire che sono 20mila. Le domande poste alle persone sono del tipo: Vi aspettavate case così belle?, Allora finalmente siete contenti?, Com’è tornare a cucinare?.

Ci si dimentica dello slogan dalle tende alle case quando si ricorda che sono poco più di 5mila, al 20 novembre, gli aquilani che hanno avuto un appartamento nelle spersonalizzanti new town.

Le poche voci fuori dal coro sono comunque presentate come storie edificanti, in un clima di grande operosità e di rinascita.

E Toni Capuozzo può chiudere in bellezza, ribadendo il concetto del piccolo grande successo in Abruzzo.

Ma non è vero che i suoi giornalisti non abbiano incontrato persone informate su tutte le negatività della gestione post sisma. Ne conosco personalmente almeno una che, intervistata davanti alle telecamere di “Terra!”, ha rilevato una serie di problematiche e criticità che non avrebbero potuto essere minimizzate. Il suo intervento non è stato montato all’interno dello speciale.

Oggi, per inciso, il Messaggero Abruzzo parla nuovamente delle infiltrazioni mafiose nella costruzione – insisto nell’uso di questo termine. Perché ricostruzione è scorretto e propagandistico -. Toni Capuozzo si è dimenticato anche di questo.

Elogio della (Ri)costruzione

Posted in L'Aquila 2009 on November 18th, 2009 by Alberto

Il New York Times elogia la ricostruzione in Abruzzo.

The government has built hundreds of new apartments in record time compared with responses to past natural disasters in Italy. Today, 5,400 live in the new housing; by January the number is expected to rise to 17,000, according to the Civil Protection Agency.(*)

E Repubblica, prontamente, riprende la notizia – come se quel che scrive un altro giornale fosse una notizia, senza alcun commento in merito. Senza citare nemmeno il seguito dell’articolo:

Yet the problems are far deeper. The quake destroyed the region’s economy. Thousands of businesses are closed. Nearly a quarter of L’Aquila’s 80,000 residents receive government unemployment support, officials say, while more than 20,000 are scattered around the region in provisional housing, among them 13,000 in hotels and 8,000 in houses on the Adriatic coast. Some live in their own second homes.(**)

(**) Trad. Ma i problemi sono ben più profondi. Quasi un quarto degli 80mila residenti dell’Aquila riceve un sussidio di disoccupazione dal governo – dati ufficiali – mentre più di 20mila sono sparsi nella regione in case provvisorie, fra cui 13mila in hotel e 8mila in case sulla costa adriatica. Alcuni di essi vivono nella loro seconda casa.

Ci si dimentica, sia a New York sia a Roma, che i piani del Governo erano ben altri, secondo l’ormai logoro slogan dalle tende alle case. A onor del vero, va detto che Silvio Berlusconi l’8 luglio disse, testualmente, in occasione della conferenza stampa di chiusura della prima giornata del G8:

non avremo più una famiglia senza un tetto sulla testa entro il mese di novembre.

Il premier non spiegava certo quale tetto: tetti di alberghi. Tetti di casette di legno. Tetti di roulotte e camper. Tetti fuori dall’Aquila, con un progressivo spopolamento della città.

E così, un terremoto mediaticamente risolto, con una ricostruzione mai partita a scapito di una costruzione di nuove C.A.S.E. (col geniale acronimo Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili. Quanto amino gli acronimi, alla Protezione Civile, lo sa solo chi abbia vissuto un po’ all’Aquila in questi mesi), può addirittura essere elogiato. Senza che nessuno ricordi gli impegni presi.
Senza che nessuno ricordi che tutti i terremotati hanno diritto a una sistemazione; che è stata saltata, per motivazioni francamente non chiarite dalle spiegazioni ufficiali, la fase intermedia dei Moduli Abitativi Provvisori (rifiutati con veemenza dalla Protezione Civile, che ha continuato a chiamarli container); che i numeri – di cui abbiamo dato un resoconto qui, ponendo anche la significativa domanda dove vivono gli aquilani? – parlano di tutto fuorché di un terremoto risolto.

Tant’è, la cosa importante è che il New York Times abbia elogiato l’operato del governo.

(*) Trad.: Il Governo ha costruito centinaia di nuovi appartamenti a tempo di record a confronto con precedenti disastri naturali in Italia. Oggi 5.400 persone vivono nelle nuove case. Entro gennaio il numero dovrebbe salire a 17mila, secondo la Protezione Civile.
(**) Trad. Ma i problemi sono ben più profondi. Quasi un quarto degli 80mila residenti dell’Aquila riceve un sussidio di disoccupazione dal governo – dati ufficiali – mentre più di 20mila sono sparsi nella regione in case provvisorie, fra cui 13mila in hotel e 8mila in case sulla costa adriatica. Alcuni di essi vivono nella loro seconda casa.

E lo chiamano Terremoto Risolto

Posted in L'Aquila 2009 on November 14th, 2009 by Alberto

Esecutore

I numeri aiutano sempre a capire le situazioni. Ci sono ancora 671 persone che vivono nelle tendopoli all’Aquila. Per scelta, o meglio – cosa che quasi tutti dimenticano di scrivere – per necessità. Fra i dati ufficiali della Protezione Civile, questi 671 rientrano nel computo della popolazione assistita, per un totale di 21.874 persone.

21.203 persone vivono assistite in alberghi, (13.224, di cui 3.675 all’Aquila e provincia e altri divisi fra le provincie di Teramo – 5.971 – Pescara – 1.557 – Chieti – 636 – Ascoli Piceno – 114 – e le regioni Lazio – 49 – Umbria – 2 – Molise – 3), case private (7.979 di cui 6.371 nella provincia di Teramo, 1.396 in quella di Pescara, 212 in quella di Chieti) e Caserma della Guardia di Finanza all’Aquila (1.217). 4.764 persone sono entrate nelle case del Piano C.A.S.E., 480 nei Moduli Abitativi Provvisori.

Per interpretare il dato delle 3.675 persone ospitate in alberghi all’Aquila e provincia, va ricordato che la Provincia dell’Aquila ha un’estensione di 5.035 kmq e che, per esempio, sono in provincia dell’Aquila anche Pescasseroli, Tagliacozzo, Ovindoli, paesi che distano anche un centinaio di chilometri dal capoluogo, o comunque almeno un’ora di macchina.

Ma per amor dei numeri, va ricordato che gli assistiti erano, alla fine di aprile, 67.500.

67.500 – 21.474 assistiti fa 45.626 persone.
45.626 – 4.764 (nel piano C.A.S.E.) fa 40.862.
40.862 – 480 (nei MAP) fa 40.382

Rimangono fuori da questi dati, dunque, 40.382 persone, per le quali al momento non abbiamo dati disponibili.

Dove sono? Dove sono gli aquilani? Possiamo fare ipotesi, vivendo direttamente la situazione aquilana, vedendola evolversi sotto i nostri occhi. Alcuni saranno rientrati all’Aquila nelle loro case agibili, magari dopo averle fatte sistemare come possibile; altri avranno usufruito dell’agibilità parziale (escamotage per far rientrare le persone nelle case danneggiate classificate come B); altri saranno in case non agibili abusivamente; altri saranno in piccoli campi spontanei; altri si saranno sistemati in casette di legno costruite all’uopo o roulotte o camper o container comprati o prestati o regalati; altri, semplicemente, se ne saranno andati.

Quanti, di fatto, hanno una sistemazione decorosa nella loro città? Al momento non ci è dato saperlo. Di sicuro, se questo, mediaticamente, è un terremoto risolto, i numeri, fattivamente, dicono il contrario.

E’ utile poi leggere una testimonianza di chi, nelle tende, resta ancora. Ecco cosa scrive Antonietta Centofanti:

Notizie dal campo di San Giacomo DOVE RISIEDO

Il campo verrà definitivamente smantellato lunedì mattina, ma oggi la protezione civile ha ritenuto opportuno togliere il servizio mensa e i bagni chimici, con evidente disagio per le persone che ancora risiedono nel campo.

Un gesto brutale e non necessario, dal momento che tra pochi giorni andremo tutti via.
Come se non bastasse, con metodi intimidatori, è stato ingiunto ad una famiglia di rumeni da un maresciallo dei carabinieri, in servizio presso il COM1 (mercoledì 11 novembre, h. 11,00) sia per telefono che in sede di colloquio di abbandonare il campo entro domani mattina, pena l’arresto.

Atteggiamenti di tal genere hanno poco a che vedere con la civiltà e con la protezione.

Si sta dando un giro di vite per intimidire le persone ed obbligarle ad abbandonare i campi: e per chi è straniero e onesto la situazione è ancora più difficile.

La famiglia rumena è stata invitata a lasciare il paese. Il terremoto si trasforma così, strumentalmente, anche in occasione di bonifica del territorio. Del resto, essendo venuti meno molti diritti in nome dell’emergenza questo giochetto ha molte probabilità di riuscire.

Mi chiedo dove sia finita la pietas, che futuro ci aspetta se non si rispettano le persone neppure quando si verificano tragedie come quella che ci ha colpito.

Chiedo all’arcivescovo Molinari di far sentire la propria voce e di schierarsi dalla parte dei più deboli, perché è questo il compito della Chiesa

Antonietta Centofanti

I numeri (tutti ricavati dai report ufficiali della Protezione Civile, e le testimonianze dirette, aiutano a capire le situazioni.

Gli ultimi saranno gli ultimi

Posted in Uncategorized on November 10th, 2009 by Alberto

Un video di Francesco Paolucci

Catania, sgombero del C.P.O. Experia e corteo

Posted in Movies, Videos on November 1st, 2009 by Alberto

Se in alcune parti d’Italia ci sono situazioni dove è il bene a essere aggressivo, altrove si procede con logiche fin troppo note.
E’ il caso di Catania, dove è stato sgomberato un C.P.O., l’Experia, che fa attività sociali da 17 anni.

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