E lo chiamano Terremoto Risolto

Posted in L'Aquila 2009 on November 14th, 2009 by Alberto

Esecutore

I numeri aiutano sempre a capire le situazioni. Ci sono ancora 671 persone che vivono nelle tendopoli all’Aquila. Per scelta, o meglio – cosa che quasi tutti dimenticano di scrivere – per necessità. Fra i dati ufficiali della Protezione Civile, questi 671 rientrano nel computo della popolazione assistita, per un totale di 21.874 persone.

21.203 persone vivono assistite in alberghi, (13.224, di cui 3.675 all’Aquila e provincia e altri divisi fra le provincie di Teramo – 5.971 – Pescara – 1.557 – Chieti – 636 – Ascoli Piceno – 114 – e le regioni Lazio – 49 – Umbria – 2 – Molise – 3), case private (7.979 di cui 6.371 nella provincia di Teramo, 1.396 in quella di Pescara, 212 in quella di Chieti) e Caserma della Guardia di Finanza all’Aquila (1.217). 4.764 persone sono entrate nelle case del Piano C.A.S.E., 480 nei Moduli Abitativi Provvisori.

Per interpretare il dato delle 3.675 persone ospitate in alberghi all’Aquila e provincia, va ricordato che la Provincia dell’Aquila ha un’estensione di 5.035 kmq e che, per esempio, sono in provincia dell’Aquila anche Pescasseroli, Tagliacozzo, Ovindoli, paesi che distano anche un centinaio di chilometri dal capoluogo, o comunque almeno un’ora di macchina.

Ma per amor dei numeri, va ricordato che gli assistiti erano, alla fine di aprile, 67.500.

67.500 – 21.474 assistiti fa 45.626 persone.
45.626 – 4.764 (nel piano C.A.S.E.) fa 40.862.
40.862 – 480 (nei MAP) fa 40.382

Rimangono fuori da questi dati, dunque, 40.382 persone, per le quali al momento non abbiamo dati disponibili.

Dove sono? Dove sono gli aquilani? Possiamo fare ipotesi, vivendo direttamente la situazione aquilana, vedendola evolversi sotto i nostri occhi. Alcuni saranno rientrati all’Aquila nelle loro case agibili, magari dopo averle fatte sistemare come possibile; altri avranno usufruito dell’agibilità parziale (escamotage per far rientrare le persone nelle case danneggiate classificate come B); altri saranno in case non agibili abusivamente; altri saranno in piccoli campi spontanei; altri si saranno sistemati in casette di legno costruite all’uopo o roulotte o camper o container comprati o prestati o regalati; altri, semplicemente, se ne saranno andati.

Quanti, di fatto, hanno una sistemazione decorosa nella loro città? Al momento non ci è dato saperlo. Di sicuro, se questo, mediaticamente, è un terremoto risolto, i numeri, fattivamente, dicono il contrario.

E’ utile poi leggere una testimonianza di chi, nelle tende, resta ancora. Ecco cosa scrive Antonietta Centofanti:

Notizie dal campo di San Giacomo DOVE RISIEDO

Il campo verrà definitivamente smantellato lunedì mattina, ma oggi la protezione civile ha ritenuto opportuno togliere il servizio mensa e i bagni chimici, con evidente disagio per le persone che ancora risiedono nel campo.

Un gesto brutale e non necessario, dal momento che tra pochi giorni andremo tutti via.
Come se non bastasse, con metodi intimidatori, è stato ingiunto ad una famiglia di rumeni da un maresciallo dei carabinieri, in servizio presso il COM1 (mercoledì 11 novembre, h. 11,00) sia per telefono che in sede di colloquio di abbandonare il campo entro domani mattina, pena l’arresto.

Atteggiamenti di tal genere hanno poco a che vedere con la civiltà e con la protezione.

Si sta dando un giro di vite per intimidire le persone ed obbligarle ad abbandonare i campi: e per chi è straniero e onesto la situazione è ancora più difficile.

La famiglia rumena è stata invitata a lasciare il paese. Il terremoto si trasforma così, strumentalmente, anche in occasione di bonifica del territorio. Del resto, essendo venuti meno molti diritti in nome dell’emergenza questo giochetto ha molte probabilità di riuscire.

Mi chiedo dove sia finita la pietas, che futuro ci aspetta se non si rispettano le persone neppure quando si verificano tragedie come quella che ci ha colpito.

Chiedo all’arcivescovo Molinari di far sentire la propria voce e di schierarsi dalla parte dei più deboli, perché è questo il compito della Chiesa

Antonietta Centofanti

I numeri (tutti ricavati dai report ufficiali della Protezione Civile, e le testimonianze dirette, aiutano a capire le situazioni.

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