L’Aquila – Il popolo delle carriole

Posted in L'Aquila 2010, Videos on March 2nd, 2010 by Alberto

Il 28 febbraio a L’Aquila è All’Aquila è la giornata del “popolo delle carriole”; gli aquilani che si ritrovano la domenica per ripulire la loro città. Francesco D’Orazio e Giusi Pitari invitano a rispettare l’accordo preso con il Sindaco Massimo Cialente e con la Questura: gruppi di 45 persone a turno potranno entrare in piazza Palazzo per le operazioni di rimozione dal basso.

Ma ci si crede poco, che sia possibile: le persone sono migliaia. Si prendono i nomi Un po’ di pressione davanti alle transenne, qualche coro e poi gli aquilani sfondano di nuovo, per la terza volta. Le forze dell’ordine non possono che limitarsi a controllare che nessuno si disperda per i vicoli a rischio.

Quel che segue, dopo qualche attimo di incertezza, ha dell’incredibile: alcuni spalano, sotto la guida di tecnici, e differenziano: mattoni, coppi, terriccio, ferro, altri materiali.

Federica Beniamino trova fra le macerie il contratto di locazione del suo negozio. Chi si è occupato dei lavori (il negozio è letteralmente sventrato, ora) ha buttato tutto quel che c’era fra le macerie, senza avvisarla.

Pale e carriole fanno il loro dovere. Due catene umane fanno passare di mano in mano secchi vuoti verso Piazza Palazzo, secchi pieni verso Piazza Duomo. Dove si differenzia.

C’è commozione fra chi partecipa, ma anche entusiasmo e voglia di fare. Tanta voglia di fare da sé.

Antonio Perrotti, architetto, commenta con soddisfazione, dall’alto del cumulo di macerie di Piazza Palazzo che si assottiglia: “Finalmente L’Aquila si sveglia. Ci sono migliaia di disoccupati, qui. Istruiti, potrebbero proseguire in questo lavoro di recupero delle macerie”.

E Alessandro Tettamanti, del 3e32, tuta bianca con su scritto “Oggi mi riprendo la mia città”, carriola alla mano, rincara la dose: “Siamo stati infantilizzati. Oggi dimostriamo che possiamo fare da noi. E continueremo a farlo”.

L’appuntamento è per domenica prossima: il popolo delle carriole continua a fare, dal basso, quel che non è stato fatto dall’alto.

L’Aquila si prepara a anni difficili, giacché le ferite permanenti inflitte da una gestione centralista e autoritaria rimarranno sul territorio e sul paesaggio e sul tessuto sociale.

Ma la speranza che genera questa società civile che si ritrova per riprendere in mano la propria vita, la propria città, è qualcosa che scalda il cuore e dà fiducia.

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