Comando e controllo – Rassegna stampa /1

Posted in Comando e Controllo on April 27th, 2010 by Alberto

Dicono di Comando e Controllo:

Interviste, riprese, documenti non lasciano scampo. L’Aquila, oggi, è una città fantasma.
Mauro Gervasini
Film TV del 6 aprile 2010

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Comando e Controllo, L’Aquila, 25 aprile 2010

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2010 on April 26th, 2010 by Alberto

Dedichi quasi un anno della tua vita a una storia. Alla storia dell’Aquila. Ti fai raccontare, analizzi, discuti con colleghi e amici, cerchi di ampliare il raggio del tuo racconto e di mettere insieme i fatti per costruire una tesi. Così, nasce “Comando e Controllo”. Un documentario duro. Politico. Senza speranza. Alcuni giornali e riviste recensiscono.

Lo porti a New York, assolutamente per caso. Lo proietti a Torino, la tua città natale: ti aspetti una settantina di persone e ne arrivano 150. Entrambe le proiezioni vanno bene, e cominci a pensare che forse c’è del buono.

Poi succede che arrivi all’Aquila, dove è nato tutto. E non conta più niente.

Non conta più niente perché ti emozioni come un bambino, perché è qui che l’hai girato, il tuo film. E perché è qui che “Comando e Controllo” deve tornare. E perché deve tornarci il 25 aprile: il Comando e il Controllo vanno raccontati e smascherati il giorno della Festa della Liberazione, per una catarsi di contenuti e parole, di significati e significanti.

Non conta più niente perché il pubblico dell’Aquila è l’unico che possa giudicare il lavoro: è composto da persone che il Comando e il Controllo li hanno subìti, che magari li hanno combattuti come potevano; persone che hanno vissuto il terremoto e la gestione emergenziale. Prima che inizi la proiezione, nel Presidio Permanente di Piazza Duomo, sei nervoso, ti guardi attorno, vedi che ci sono tanti amici, tanti volti noti e tante persone a cui sei legato, probabilmente per la vita. E vedi che ci sono sconosciuti che attendono. Probabilmente, attendono di vedere come è stata raccontata la loro storia.

Decidi che non vuoi parlare prima della proiezione. Il tendone si riempie, e la tua tensione sale. Anzi, non è tensione: è emozione, o forse paura. Perché non vorresti mai aver sbagliato anche tu, come hanno sbagliato tanti, a raccontare questa storia. Per fortuna c’è una persona accanto a te che il tuo lavoro l’ha già visto e che, miracolosamente, trova il modo giusto per rassicurarti. In silenzio: era l’unico modo possibile.

In silenzio, come diventa silenzioso il tendone quando parte la proiezione. Poi, una prima risata quando c’è da ridere amaramente. Un’imprecazione di indignazione. Un’altra. Una risata di gusto. Un applauso durante la proiezione. Un altro applauso e un’altra risata amara, poi una di cuore, poi qualche altro cenno di rabbia. La tensione ti si scioglie e esci dal tendone, e ascolti le altre reazioni, che non ti immaginavi così forti. Te le godi tutte. Fino all’applauso finale.

Che non sai proprio come accogliere, tant’è lungo e bello: non riesci a goderti il momento come se fosse una celebrazione, no. Ti siedi dietro al tavolo per il dibattito, mentre l’applauso continua, e devono farti alzare a forza, per goderti quell’applauso che in realtà è un abbraccio: una signora viene a stringerti la mano e ti dice grazie, e tu resti lì, incapace di parlare. E non ti viene da fare nient’altro che non sia applaudire a tua volta e ringraziare gli unici veri artefici del tuo lavoro. Gli unici veri protagonisti di questa storia. Gli Aquilani.

E quell’applauso lo vorresti condividere con tutti coloro che hanno collaborato al lavoro e lo hanno reso possibile.

Per la prima volta, da quando racconti questa storia, sei senza parole: era tanto tempo che non ti emozionavi così; per la prima volta hai la sensazione di aver davvero raccontato la storia che volevi raccontare e ti senti finalmente legittimato a portarla in giro per questo Paesello malato e stanco, che questa storia, la storia dell’Aquila e di “Comando e Controllo”, deve conoscerla perché si possa fermare un processo di imposizioni autoritarie, di potere assoluto, di concezione della “cosa pubblica” come se si trattasse di un’azienda da cui trarre profitto, di emergenze e capitalismo dei disastri, di neoliberismo e erosione degli spazi democratici.

Pensi a tutto questo, e hai una gran voglia di dire grazie a tutti coloro che erano presenti, che ti hanno regalato una nottata speciale: l’adrenalina di cui ti hanno riempito ha reso più facile una notte al volante, per ritornare dall’Aquila a Torino e ricominciare a lavorare per portare ovunque questa storia.

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