L’Aquila di nuovo a Roma. E i friulani che occuparono la RAI nel ’76

Posted in L'Aquila 2010, Media on June 24th, 2010 by Alberto

Adesso vale la pena di raccontarvi una nuova puntata della storia dell’Aquila. Perché domani, 24 giugno, gli aquilani torneranno a Roma, per due iniziative decisamente singolari.

La prima è il Consiglio comunale straordinario che si terrà sotto Palazzo Madama alle 10. La seconda è una sorta di presidio davanti alla sede RAI di Viale Mazzini, prevista per le 12.

Cosa chiedono gli aquilani? Finanziamenti certi, sostegni adeguati per far ripartire l’economia del territorio, procedure adeguate alla ricostruzione, agevolazioni fiscali in linea con quelle accordate in occasione degli altri terremoti e infine un’informazione pubblica corretta.

Non è una novità, sapete, che occorra protestare, dopo un terremoto. Così, questa storia può andare a recuperare anche racconti del passato. Il racconto di Gian Francesco, per esempio. Uno dei delegati di terremotati friulani, racconta quel che fecero a Trieste:

E quando siamo a Trieste, ovviamente il Presidente della Regione non vuole riceverci, e allora noi facciamo un’occupazione della RAI. Da matti, da farsi mettere dentro. Non c’erano le porte di adesso. Siamo entrati e abbiamo chiesto a quelli della RAI che ci facciano avere un incontro altrimenti non ce ne saremmo andati. C’erano poliziotti ovunque ma ci hanno lasciato fare. Il Presidente della Regione ci riceve e consegnamo un documento su come avremmo voluto che fosse fatta la legge

Cosa accade, quel giorno? Oltre alla manifestazione di protesta, una manifestazione spontanea, priva dell’autocompiacimento frutto dell’estetica rivoluzionaria (come racconta Igor Londero nel suo Pa sopravivence, no pa l’anarchie – Forme di autogestione nel Friuli terremotato: l’esperienza della tendopoli di Godo).

Nel “Bollettino del coordinamento delle tendopoli”, n.17 de 21 luglio 1976 si legge, fra l’altro

Tre rappresentanti dei terremotati sono stati ricevuti dal redattore capo dei servizi giornalistici della RAI-TV di Trieste, Botteri [...] Nel corso del colloquio si è anche parlato, in generale, dei problemi dell’informazione radiotelevisiva, sui quali si è detto che – finora – la gestione dell’informazione fatta dalla RAI regionale si è esclusivamente basata sulle notizie ufficiali fornite dall’Amministrazione Regionale e dagli organi ufficiali, ignorando tutte le notizie di fonte non ufficiale, e specialmente quelle provenienti dagli organismi di base.
[...] Si è richiesto con forza che anche il Comitato di Coordinamento delle tendopoli, organismo di base democraticamente eletto dalla popolazione, abbia diritto alla partecipazione, alla gestione dell’informazione [...] affinché l’informazione sia effettivamente democratica ed obiettiva, così come viene – tra l’altro – stabilito dalla Costituzione.
Il capo redattore ha assicurato che le notizie che verranno dal Comitato di Coordinamento delle Tendopoli saranno tenute nella giusta considerazione. Noi non ne siamo troppo convinti.

Cosa chiedevano, oltre alla corretta informazione, i friulani? Volevano i dovuti aiuti da parte dello stato, ma anche e soprattutto la possibilità di avere diritti, partecipazione, di essere considerati soggetti attivi nella ricostruzione. Non volevano carità. Ricordiamo, su tutti, lo slogan “Prima le case, poi le Chiese”. Uno slogan che arrivava dal clero locale, per la precisione dalla Mozione dei 529 parroci. La manifestazione di Trieste del 16 luglio 1976 fu un momento molto importante, per i terremotati e per la partecipazione (una partecipazione che fu poi fiaccata da altre due scosse, quelle dell’11 e del 15 settembre del ’76, che aprirono una nuova fase del lungo terremoto friulano).

Trentaquattro anni dopo, tocca agli aquilani, vittime, oltreché del terremoto, di una costruzione mediatica ben più potente e organizzata, provare a trasformare la giornata del 24 giugno in un giro di boa che ponga, in qualche modo, la parola fine al racconto agiografico del “miracolo aquilano” e che si opponga definitivamente a quella propaganda che racchiude L’Aquila e i paesi del cratere sismico in un recinto di falsità.

I tempi sembrano maturi perché ciò accada.

“Comando e Controllo” nel catalogo Documè

Posted in Comando e Controllo, Distribuzione, L'Aquila 2009, Movies, Neoliberismo, News, Protezione Civile, Screenings on June 23rd, 2010 by Fulvio

Il documentario “Comando e Controllo“, diretto da Alberto Puliafito e prodotto da Fulvio Nebbia per iK Produzioni, è entrato a far parte del catalogo di distribuzione indipendente Documè.

Comando e Controllo” è un film sul terremoto all’Aquila e sul Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, ma soprattutto sulla deriva autoritaria della gestione del potere in Italia.

Seguito ideale di “Yes We Camp“, “Comando e Controllo” è stato presentato in anteprima a New York il 6 aprile 2010 e all’Aquila il 25 aprile 2010, in Piazza Duomo; ha poi partecipato al Festival Internazionale Cinemambiente di Torino, al Festival delle Culture Antifascite di Bologna e al Fetival dell’Arte Contemporanea di Faenza.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del film, sulla scheda su Cinemaitaliano.info e naturalmente sulla scheda presente sul sito di Documè, attraverso il quale è possibile far richiesta per organizzare delle proiezioni.


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Intervista: Radio radicale – Alberto Puliafito parla di “Protezione Civile SpA” e “Comando e controllo”

Posted in Audio, Intervista, Multimedia, Video on June 22nd, 2010 by Alberto

Intervista
Radio radicale

Alberto Puliafito parla di “Protezione Civile SpA” e “Comando e controllo”.

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Uno Stato in emergenza

Posted in Articoli, Il Fatto Quotidiano, Scritti on June 20th, 2010 by Alberto

Dal 16 giugno 2009 ho dedicato il mio lavoro e la mia vita, in maniera quasi continuativa, alla questione della gestione emergenziale all’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Ne sono scaturiti due documentari (“Yes We Camp”, ultimato il 25 ottobre 2009, e “Comando e Controllo”, uscito in anteprima a New York il 6 aprile 2010) e un libro (“Protezione civile SpA”) Read more »

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Lettera degli economisti

Posted in Economia, Neoliberismo, Politica on June 18th, 2010 by Fulvio


Le soluzioni che si stanno mettendo in atto in Europa per fronteggiare la crisi economico-finanziaria rispecchiano e portano all’estremo quel pensiero unico neoliberista su cui si è costruita la globalizzazione economica e che sta riportando il mondo a una sorta di stato di natura precedente a un qualunque contratto sociale che non sia il misero scambio economico fondato sulla convenienza, in cui ognuno è destinato a diventare veramente un lupo tra i lupi per non soccombere.

L’ideologia neoliberista ha cavalcato la fine dell’Unione Sovietica per proporsi come unico modo possibile di pensare e organizzare il mondo, al punto che, per avvallare nell’immaginario collettivo quest’illusione, lo stesso termine “neoliberismo” è quasi scomparso dalla comunicazione che potremmo definire mainstream e si è andato a fondere, nel pensiero corrente, con l’idea stessa di “economia“. E invece, il neoliberismo che sta sacrificando la società e il mondo sull’altare dell’avidità smisurata di pochi, non è altro che un’ideologia come le altre, per molti versi anche ingenua e ridicola, se non avesse risvolti e conseguenze tragici: una chiave di analisi e di lettura che sta dimostrando in questi ultimi anni di creare quelle disparità, quei disastri e quelle violenze che da sempre le sono state contestate dai suoi oppositori.

Oggi, i governi degli stati membri dell’Unione Europea, paradossalmente più accecati dall’ideologia neoliberista di quanto non lo siano gli stessi Stati Uniti, propongono per superare la crisi di attuare misure estreme di quella stessa ideologia che ha portato a questa situazione, perseverando nella cecità del pensiero unico, perché anche lo shock di questa crisi economica è vista da alcuni come una meravigliosa opportunità di profitto e, per i più “ottimisti” di loro, probabilmente anche di sovvertimento di ordini politici da asservire definitivamente ai voleri del Mercato.

Di fronte a questa inadeguata reazione politica dell’Europa (e in particolar modo dell’Italia, che si appresta a varare misure che probabilmente non sarebbero dispiaciute a Pinochet), molti importanti economisiti hanno scritto una lettera aperta alle istituzioni per richiamare l’attenzione sul pericolo di questo pensiero unico e sulla necessità di cambiare immediatamente rotta per non sprofondare nel baratro che la stessa ideologia neoliberista ha creato.
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