Il verbale della Commissione Grandi Rischi, la mancata previsione e prevenzione

Posted in L'Aquila 2009, L'Aquila 2010 on June 7th, 2010 by Alberto

Verbale della Commissione Grandi Rischi

Ci sono anomalie nel verbale della Commissione Grandi Rischi che si riunisce all’Aquila il 31 marzo 2009, per rassicurare dopo poco tempo gli aquilani (meno di una settimana dopo ci sarebbe stato il sisma devastante del 6 aprile). Anomalie che sarebbero un nodo cruciale per l’inchiesta: come noto, al termine delle indagini preliminari, sono arrivati avvisi di garanzia a sette membri della Commissione, che sono stati sentiti dagli inquirenti.

In particolare, nella deposizione di Enzo Boschi si parla di fatti che sono raccontati e approfonditi in Protezione Civile SpA, e che erano già apparsi su Left e su l’Espresso( ci ritorna oggi Giuseppe Caporale su Repubblica): il verbale della riunione della Commissione, secondo Boschi – di cui è noto un carteggio in merito con Guido Bertolaso, che di fatto non smentisce il professore – è stato firmato solo la mattina del 6 aprile.

Agli inquirenti, Boschi dice, fra l’altro: convocare una riunione della Commissione Grandi Rischi, chiamata a valutare un’emergenza, e non stendere nell’immediato un verbale equivale a non farla…. Poi, il presidente dell’INGV cita la conferenza stampa cui lui non fu invitato. E in quella conferenza stampa De Bernardinis e Barberi rassicurarono gli aquilani: La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole.

Ancora, la riunione durò una quarantina di minuti. Ecco come si esprime in merito la deposizione di Boschi: Una seduta del genere fatta con serietà, dura almeno alcune ore. Figuriamoci se si fosse voluto davvero capire la vicenda aquilana, prendendo in esame tutte le ricerche e i parametri geologici e scientifici. Sarebbe durata ore…. [...] L’Ingv ha sempre fatto il suo dovere, inviando alla Protezione Civile tutte le informazioni utili sullo sciame sismico ed evidenziandone la pericolosità. Non spetta ai sismologi prendere decisioni su evacuazioni o stato d’allerta.

Ma non basta. “Nel Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia”, uno studio mastodontico che richiede quasi un anno e mezzo di lavoro, pubblicato nel 1999, c’erano tutti gli edifici crollati la notte del sisma, indicati come edifici a rischio. E in quello stesso studio, ripreso da un articolo del Corriere della Sera dal titolo ”
Boschi: «Ecco le zone a maggior rischio in Italia».”, si individua nell’Abruzzo, nell’aquilano, una zona ad alta probabilità di evento sismico.

Tutto questo è contenuto nel capitolo II di “Protezione Civile SpA”, dal titolo “Non è che c’è un terremoto al giorno – Come (non) funzionano la previsione e la prevenzione”.

Giova ricordare, ancora una volta, che previsione e prevenzione sono due dei quattro compiti fondamentali della Protezione Civile, secondo la legge che istituì il Dipartimento Nazionale nel 1992.
Giova ricordarlo, anche se per tutti coloro che seguono questa storia dal principio tutto questo avrà il sapore di un dejavu.
Giova ricordarlo perché il racconto è un modo per recuperare verità e giustizia; e perché non si ripeta mai più.

La situazione tasse all’Aquila

Posted in L'Aquila 2010 on June 7th, 2010 by Alberto

TasseI soldi dell’emergenza sono finiti.

All’Aquila ritorna l’allarme per la proroga mancata degli arretrati delle tasse.
E per il fatto che non ci sono misure per risollevare la depressione economica del territorio del cratere devastato – fisicamente e socialmente – dal terremoto del 6 aprile 2009.

Il dramma c’era già a dicembre 2009, come raccontavo in questo video per Il fatto quotidiano.

Poi arrivò all’alto un’ordinanza, come un regalo di Natale. In Marche e Umbria, gli arretrati si iniziarono a pagare dopo 12 anni. Questo è un metodo per tenere costantemente sotto shock una popolazione. Per renderla inerme. Per impedire qualsiasi forma di pianificazine a lungo termine. Per renderla dipendente dall’assistenzialismo. Per farla apparire come ingrata. E’ una tecnica di controllo sociale. E’ un modello di shock economy.

Tags: , ,
Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported
This work by Shockjournalism is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported.