Silvio Berlusconi disse: “Sono elezioni politiche nazionali”

Posted in Politica on May 30th, 2011 by Alberto


Milano 2011, Berlusconi: saranno elezioni… di TMNews

Sono elezioni cittadine, ma sono forse di più elezioni politiche nazionali.

Lo aveva dichiarato il 17 aprile 2011 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fra gli applausi del suo pubblico, parlando delle elezioni amministrative del 2011.

E’ necessario ricordare anche questo, considerato il fatto che una delle strategie comunicative del centrodestra è proprio quella di sostenere, oggi, 30 maggio 2011, a bocce ferme, che il risultato delle amministrative non abbia alcuna rilevanza da un punto di vista politico nazionale.

E’ l’unico modo per uscirne provando a limitare la quantità di ossa rotte, per il centrodestra, grande sconfitto di queste elezioni, con le vittorie di Giuliani Pisapia e Luigi De Magistris a Milano e Napoli, ma anche di Massimo Zedda a Cagliari – città notoriamente nera.

L’unico modo, che poi è il modo consueto: quello di provare a utilizzare le solite, martellanti, forme di comunicazione. Ma la comunicazione elettorale ha insegnato molto altro, in questi giorni – con le forme virali di ironia su Giuliano Pisapia. E non solo la comunicazione: anche le urne.

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Sparare sulla Croce rossa

Posted in Croce Rossa - Il lato oscuro della virtù, Libri on May 27th, 2011 by Alberto

Croce Rossa - Il lato oscuro della virtù

Dalla premessa a Croce rossa – Il lato oscuro della virtù di Alberto Puliafito

“E senza dubbio il nostro tempo […]
preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere […]. Ciò che per esso è sacro non è che l’illusione, ma ciò che è profano è la verità. O meglio, il sacro si ingrandisce ai suoi occhi nella misura in cui al decrescere della verità corrisponde il crescere dell’illusione, in modo tale che il colmo dell’illusione è anche il colmo del sacro”
Feuerbach, Prefazione alla seconda edizione di L’essenza del cristianesimo

«Non vorrai mica sparare sulla Croce rossa, adesso».

Me lo dice un’amica che mi scova – letteralmente – in un piccolo locale di Vanchiglia, accogliente quartiere torinese. Un’ambulanza è appena passata accanto a noi e in altri tempi non ci avrei fatto caso, ma ora sono sommerso di carte, relazioni, documenti che riguardano la Croce rossa e quando vedo un’ambulanza avverto quello stesso effetto che si prova quando hai appena comprato una macchina e ti sembra che tutti ce l’abbiano uguale.

L’ambulanza, per la cronaca, non era della Croce rossa, ma di una delle tante strutture private che operano nel campo del primo soccorso.

Sarà poco moderno, ma non riesco a fare a meno della carta su cui sottolineare e scrivere per intrecciare dati, nomi e numeri per conoscere, capire e poi provare a spiegare: è il primo passaggio, per me fondamentale, di un’inchiesta.

Il secondo sarà abbandonare le carte e immergermi nella realtà che dovrò raccontare: parlare con le persone e viverle. Con una certezza: non sarà facile.

Quando l’amica mi scova in quel locale, ho appena iniziato il mio lavoro e sono sommerso di incartamenti da studiare per capire il mondo della Croce rossa italiana. In particolare, sto studiando la Relazione sulla verifica amministrativo-contabile del Dipartimento ragioneria generale dello Stato (20 febbraio 2008 – 16 giugno 2008).

Capisco ben presto che la quantità di lati oscuri e scandali più o meno evidenti fra cui dovrò districarmi è notevole. Eppure, prima di tutto, devo affrontare un altro problema, molto più importante, per non correre il rischio di vanificare tutto il mio lavoro: la stesura di questa premessa.

«Non vorrai mica sparare sulla Croce rossa, adesso» racchiude in una frase tutti i rischi del libro che sto cominciando. Ho scritto della Protezione civile di Bertolaso nella mia inchiesta Protezione civile Spa e conosco bene le trappole dialettiche cui si sottopone l’autore di un lavoro critico, magari anche duro, dove si parla di chi, nell’immaginario collettivo, fa del bene. In Croce rossa ci sono i volontari, esattamente come in Protezione civile, e non puoi parlare male dei volontari, se non vuoi sentire obiezioni che iniziano con un Come si permette?
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L’Aquila – A processo la Commissione grandi rischi

Posted in L'Aquila 2009 on May 26th, 2011 by Alberto

La Commissione Grandi Rischi a processo per il terremoto all’Aquila. Ciò significa che i sette indagati, Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce dovranno rispondere in tribunale di omicidio colposo plurimo e lesioni.

Chi ha seguito la triste vicenda aquilana, chi ha avuto modo di leggere alcuni fra i molti testi che sono stati pubblicati dopo i noti eventi di cronaca – fra cui anche il mio Protezione Civile SpA – Quando la gestione dell’emergenza si fa business, conoscerà bene la storia. Per gli altri, è bene un breve riassunto.

La Commissione Grandi Rischi, così come spiega il sito ufficiale della Protezione civile, dovrebbe essere in grado di assicurare livelli massimi di competenza nei maggiori settori di rischio per il nostro Paese, essendo la più importante struttura scientifica di riferimento per il Dipartimento della Protezione Civile.

Durante lo sciame sismico all’Aquila, che poi sarebbe culminato con il terremoto delle 3:32 del 6 aprile 2009, la Commissione si riunì, il 31 marzo, per poco meno di un’ora (qui si può scaricare il Verbale Commissione Grandi Rischi 31 Marzo 2009). E, di fatto, determinò semplicemente che non si possono prevedere i terremoti. Senza adottare alcuna misura preventiva sul territorio aquilano. Al punto che i magistrati hanno concluso, decidendo di rinviare a giudizio:

In quella riunione poteva essere dato un allarme che almeno lasciasse la libertà ai cittadini di decidere cosa fare.

Se è vero che non si può prevedere un terremoto, allora è anche vero che non si può prevedere un non-terremoto. Nè lasciare a se stessa un’intera popolazione.

Nel video – che fa parte dei contenuti extra di Comando e controllo -, l’avvocato Antonio Valentini espone queste semplici ragioni nel corso dell’assemblea che si tenne all’Aquila il 23 gennaio 2010 come forma di protesta contro il Decreto 195 che avrebbe dovuto istituire l’ormai famigerata – e per ora fantasma – Protezione Civile Servizi SpA.

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La Sardegna non vuole il nucleare

Posted in Nucleare on May 16th, 2011 by Alberto

Nucleare: la Sardegna dice no.

Sono, al momento, 205 su 1.820 le sezioni scrutinate per il referendum regionale consultivo che si è tenuto in Sardegna a proposito del nucleare.

Secondo una nota della regione, al quesito

Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?

ha risposto il 98,01%.

Questo significa, senza ombra di dubbio, che il tema, sentitissimo, propone una visione molto chiara fra coloro che si sono recati alle urne e hanno semplicemente stroncato sul nascere qualsivoglia progetto nucleare sull’isola. Questo dovrebbe essere un segnale per il Governo. Che infatti, per evitare che la consultazione nazionale prevista per il 12 e 13 giugno possa portare allo stesso risultato, si sta impegnando per abrogare le norme messe in discussione dai quesiti referendari nazionali (molto meno diretti di quello regionale sardo) e dunque per rendere inutile il referendum, congelare il progetto delle centrali nucleari e riproporlo in tempi più felici.

Chiunque abbia a cuore la campagna antinucleare dovrebbe parlare dello straordinario risultato raggiunto in Sardegna, mettendolo in grande evidenza.

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Il referendum invisibile raggiunge il quorum

Posted in Media on May 16th, 2011 by Alberto

Nucleare In Sardegna si vota per un referendum consultivo regionale a proposito del nucleare.
Ma c’è poco da fare: quando i media mainstream hanno congiuntamente deciso che una “notizia” non sia “notiziabile”, non c’è speranza di trovarla nelle loro homepage online. Forse, a una ricerca accurata, si trova nei meandri di questo o quel quotidiano.

Così, l’interessante referendum regionale in Sardegna sparisce dalle notizie secondo chissà quale criterio. Eppure, il dato è eclatante: nel primo giorno di elezioni il quorum del 33,3% richiesto (in questo caso, il quorum è un terzo degli aventi diritto) è stato abbondantemente superato, con un dato per ora stimato al 39,83%.

Questo il quesito a cui gli elettori sardi sono chiamati a rispondere, fino alle 15 di oggi:

Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?

Un quesito semplice, lineare, per un referendum che si vuole a tutti i costi invisibile.

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