Le perle di Andrea Morigi, la Norvegia e i cristiani che guariscono i gay

Posted in Articoli, Scritti on July 23rd, 2011 by Alberto

Libero - 23 luglio 2011

Ho pensato che se fossi Andrea Morigi, giornalista, dopo aver scritto l’articolo dal titolo Con l’Islam il buonismo non paga – Norvegia sotto attacco e dopo che si è capito quel che è successo veramente a Oslo, forse mi vergognerei.

Dopo averlo pensato, ho cercato un elenco di articoli firmati da Andrea Morigi e ho capito che, se fossi lui, non mi vergognerei di nulla. Perché a sua firma ho trovato, per esempio, Nei kebab sotto casa arruolano le reclute per la guerra santa, il cui attacco è:

Quando si ordina un panino al kebab a Bologna, senza saperlo si paga anche un supplemento per la guerra santa.
Quel dépliant dal titolo «Conoscere l’Islam e i musulmani», che a prima vista sembra un gentile omaggio della casa, non è un semplice corrispondente coranico dell’happy meal. Spiega che il jihad «dal punto di vista bellico è un diritto all’esistenza e alla libertà quando l’oppressione si presenta».

Ma anche di Santoro dà il cellulare di Silvio. Prendetevi il suo.
E poi di una vera e propria saga su Pisapia, ma seria, non come quella comica esplosa su Facebook: Ora Pisapia nasconde gli islamici, Il lato oscuro dell’avvocato Pisapia e l’immancabile Quando Pisapia finiva in carcere con Prima Linea.

Poi si trova anche un Furia no global ad Atene, con l’immancabile accostamento della parola chiave “no global” a nefandezze di ogni sorta. E, dulcis in fundo, un illuminante articolo dal titolo Guarire dall’omosessualità si può. In cui ci viene spiegato che, per guarire dall’essere gay ci si può affidare a una specie di corso che parte da alcuni precetti e fondamenti cristiani. Gestito da cristiani. Un po’ integralisti. Un bel po’ integralisti. Fondamentalisti.

Proprio come il signor Anders Behring Breivik, autore del macello in Norvegia. Decisamente non-islamico. Europeo. Quasi ariano. Guidato da una fede talmente incrollabile che gli ha fatto ammazzare 90 persone. Chissà cosa ne pensa, Andrea Morigi.

Tags: , ,

Facebook e la “sensibilità locale”

Posted in Articoli, Scritti on July 23rd, 2011 by Alberto

Richard Allan Il 10 aprile 2011 Report propose una puntata dal titolo Il prodotto sei tu, a cura di Stefania Rimini.

Si parlava di Facebook, Google, dati personali e via dicendo. La puntata fu duramente criticata da nutriti gruppi di persone proprio sul popolare social network e, in generale, non accolse il favore degli addetti ai lavori, al punto che Milena Gabanelli dovette in qualche modo chiarire la sua posizione – e quella della redazione – in merito. Perché i guru del web (di solito, i presunti o autoproclamatisi guru del web) non amano qualche non-guru-del-web parla del web. In un’intervista a L’Unità disse:

Mi guarda anche la Signora Cesira e io devo essere in grado di spiegare il prodotto strutturato alla Signora Cesira. La tv generalista non è la rete, e quindi il popolo della rete deve portare pazienza se abbiamo usato un linguaggio semplice per spiegare cose da addetti ai lavori, mi sembra che dobbiamo fare questo sforzo, se no ci sono dei soggetti che parlano solo tra loro, e il resto del mondo è fuori. Volevamo capire un po’ di meccanismi ho capito che tanta gente non li sa e abbiamo dedicato mesi a indagare su questo mondo e a raccontarlo su una tv generalista. Già il fatto che se ne discuta e la discussione non rimanga confinata in rete mi sembra una buona cosa.

Ora, in effetti la puntata di Report, a chi la rete la bazzica parecchio, sarà sembrata farragginosa, e magari non ha aiutato a dare una corretta interpretazione del web in tutti i suoi aspetti. Ma d’altra parte, come farlo in 60 minuti? Impossibile.

Eppure, i recenti accadimenti su Facebook – sottovalutati o minimizzati da molti come una banale applicazione della policy del social network, oppure con slogan tipo “Facebook è un cancro sociale” et similia, tutte cose negative. Come è negativo ogni tentativo di rendere la realtà complessa un fatto binario raccontabile mediante slogan – riguardanti, in particolare, il blocco dei pezzi del fattoquotidiano.it, ci permettono di riprendere in mano almeno un passo di quella puntata di Report.

E per la precisione, quando Richard Allan, responsabile Facebook per l’area europea, dichiarò alla giornalista Stefania Rimini:

Le nostre decisioni non sono arbitrarie, ogni segnalazione viene valutata, che si tratti di una sola o di migliaia, non conta. Per noi quello che conta è se il contenuto viola o no le nostre regole. E c’è una squadra multilingue che lavora qui nei nostri uffici europei, con gente che parla anche italiano e che è in grado di giudicare i contenuti con una “sensibilità locale.

Ebbene. I fatti di ieri dimostrano come quest’affermazione non risponda al vero. Non è possibile che siano state effettivamente valutate le segnalazioni che riguardavano una popolare testata giornalistica italiana e che la decisione presa sia stata quella di rimuoverne – seppure temporaneamente – i contenuti. E la rimozione – seppure temporanea – dimostra una totale assenza di “sensibilità locale”.

Questo non significa che ci si debba indignare solo perché la cosa è capitata a una testata; né che si debba gridare all’attacco al Fatto quotidiano. Questo significa che occorre prendere l’evento come paradigma di una situazione più complessa, inserirlo in questa complessità e considerarlo nella sua complessità.

Le mie personalissime conclusioni, a proposito di questa complessità, sono, riassumento a costo di sembrare banale:

a) la libertà sui social network è genericamente sopravvalutata. Questo, nonostante a mio avviso i detrattori in senso assoluto dei social network commettano lo stesso errore partigiano di chi li esalta. Gli attivisti del click dovrebbero prenderne atto;
b) più in generale, è sopravvalutata anche la libertà sulla rete, soprattutto (ma non solo) perché la rete in generale non ha e non può avere la stessa capacità di penetrazione dei social network;
c) nel caso specifico, Ilfattoquotidiano.it, probabilmente, ha un rapporto troppo stretto con la sua “proiezione” su Facebook;
d) sempre nel caso specifico, Facebook ha mostrato tutta la sua fragilità, a chi vuole guardare oltre il caso specifico stesso.

Poi, volendo allargare ulteriormente le considerazioni, visto che questo pezzo di informarexresistere sul G8 continua a essere bloccato su Facebook, si potrebbe anche pensare che certi temi siano sgraditi al social network. Ma più probabilmente siamo anche qui di nuovo di fronte a una serie di segnalazioni multiple. Si vede che il mantenimento di questo blocco, secondo Facebook, fa parete dell’avere “sensibilità locale”.

***

Grazie a Elisabetta Stella per lo spunto.

Tags: , , , ,
Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported
This work by Shockjournalism is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported.