Domande per l’Alba del Soggetto Politico Nuovo

Posted in Politica on April 29th, 2012 by Alberto

Quando mi sono interessato al Soggetto Politico Nuovo ero pieno di fiducia e di interesse, condividendo i 4 punti programmatici che sintetizzavano il (troppo) lungo manifesto e la necessità di riappropriarsi di un certo senso della politica che è andato perduto. Così, ho deciso di andare a Firenze con un paio di amici. Per ascoltare, per capire, per filmare e documentare i primi vagiti di questa “cosa”. Be’, l’entusiasmo, a poco a poco, è andato scemando (non solo in me ma anche nei miei compagni di viaggio).

Visto che non c’è stato modo di farlo di persona (anche perché volevo ascoltare, naturalmente, tutti quelli che avevano già espresso il desiderio di parlare e si erano segnati in lista), espongo qui, sul web, senza troppe pretese – e, sia chiaro, senza alcun intento distruttivo: non ho alcuna intenzione di fare come quelli che criticano sempre e comunque. Motivo per cui ho atteso di rielaborare per bene tutto quel che ho visto e sentito -, alcune osservazioni e perplessità

Perplessità che sono cominciate dentro al Mandela Forum di Firenze, appena l’ho visto (per la prima volta), e che, dunque, esprimerò sotto forma di domande.

Il luogo – Perché scegliere un posto del genere? Perché spendere 4mila euro per affittare un luogo così poco simbolico, così poco affine alle battaglie che si vogliono intraprendere? Perché spendere in questo modo i soldi di chi ha contribuito e trovarsi, poi, a doverne chiedere altri? Perché non chiedere uno spazio pubblico? Perché, al limite, non occuparlo, visto che si parla di “rivoluzione”?

La dinamica e l’assemblea – Perché la dinamica dell’assemblea prevedeva oratori e pubblico in ascolto passivo?

- Perché la sfilata di movimenti e rappresentanti di partiti che dicevano cose che abbiamo già sentito mille volte e che raccontavano le loro esperienze (in una specie di parata-spot)? Perché questa forma da congresso-convegno?

- Perché rivendicare tutti la propria autonomia? Chi ha mai negato l’autonomia? (Questa ovviamente non è una critica al Soggetto Politico Nuovo, ma a coloro che sono andati a prendersi il microfono per fare i comizi e prendere gli applausi e per affermare la propria identità come singoli o plurali che fossero)

Contenuti e sintesi – Perché non partire da valori condivisi? Perché non iniziare subito dai contenuti, con parole chiave da sviluppare in concetti facilmente emendabili dai partecipanti?

- Perché non partire dall’intento di produrre una sintesi?

- Perché ripeterci ancora una volta che siamo contro la discriminazione di genere, contro il capitalismo aggressivo, contro l’ideologia neoliberista? Che siamo per il conflitto? Non sono forse i concetti condivisi che ci hanno riuniti ieri a Firenze? C’era bisogno di ribadirlo così tante volte? Perché svuotare di significato la parola partecipazione e tutte le altre parole ripetute incessantemente da tutti gli oratori (si rendevano conto, gli oratori, di essere spesso l’uno la fotocopia dell’altro)?

I metodi – Perché non applicare metodi partecipativi veri? Perché gli applausi? Perché non affidarsi a facilitatori che facessero procedere l’assemblea con metodi inclusivi?

- Perché anche i gruppi di lavoro (cui è stato relegato un tempo infinitesimo rispetto al resto) avevano una dinamica oratore-platea?

- Perché, infine, non si è data la parola, per una volta, solamente a cittadini, limitando all’essenziale gli interventi di chi, in quanto noto, gode già di ampie platee da cui parlare ed esprimere le proprie opinioni?

Occupy Wall Street iniziò con un’assemblea come quella di ieri. Poi qualcuno decise di staccarsene e di attivare vere pratiche partecipative. Forse bisognava fare così? E’ chiaro che sono pratiche faticose: ci vuole volontà, ci vuole pratica, ci vogliono regole condivise (a cominciare, per carità, dall’abolizione dell’applauso come forma di espressione del consenso), ci vuole pazienza.

Insomma, l’Alba (questo il nome scelto) del Soggetto Politico Nuovo mi è sembrata, ancora una volta, tremendamente simile a un tramonto. Pur condividendo molti contenuti, pur apprezzando alcune proposte emerse qua e là. Parteciperò ai prossimi appuntamenti di lavoro, per capire dove si voglia andare ma soprattutto se le pratiche di inclusione e di partecipazione verranno effettivamente adottate.

Poi valuterò. Intanto lascio qui tutte queste domande.

Alberto Puliafito @albertopi
Comando e Controllo @statodemergenza

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Comando e Controllo fra gli imperdibili di Tv Talk

Posted in Comando e Controllo, Distribuzione, L'Aquila 2012, Media on April 23rd, 2012 by Alberto

Tv Talk (il talk show in onda su Rai3 alle 14.55 del sabato, in cui si parla di tv e media) ha consigliato Comando e Controllo fra i suoi imperdibili.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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Luca Mercalli sostiene il film Comando e Controllo

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 20th, 2012 by Alberto

Il meteorologo e climatologo Luca Mercalli, nel cast di Che tempo che fa dal 2003, parla della necessità di riappropriarsi del terretorio, di non delegare ai poteri forti la gestione di ciò che appartiene alle comunità, dell’occasione persa all’Aquila.

E invita a sostenere la campagna di distribuzione dal basso Comando e Controllo.

Le tematiche di cui parla Mercalli, in un lucido e sintetico minuto, sono uno dei motori primi del film, in cui si rivendica il ruolo della partecipazione delle comunità locali, si denuncia la violenza edilizia (e sociale) perpetrata sul territorio aquilano in nome dell’emergenza, si auspica una riappropriazione da parte della società civile non solo del territorio ma ancor prima dell’autonomia di pensiero che genera le spinte propulsive per uno sviluppo partecipato e sostenibile.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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Comando e Controllo – Numeri ed empatia

Posted in Comando e Controllo on April 18th, 2012 by Alberto

Sono 44 le proiezioni ufficiali di Comando e Controllo. Più almeno un paio di decine non ufficiali, di cui abbiamo perso il conto, autoorganizzate dalle realtà più varie.

La campagna popolare per la distribuzione in DVD (clicca per sostenerla anche tu), partita il 6 aprile 2012, in 13 giorni ha raccolto 180 quote prenotate su Produzioni dal Basso: il 36% del totale (più un paio di decine di persone che non hanno ancora effettuato la registrazione su PdB).

Sono oltre 1000 i “like” su Facebook riservati alla pagina della campagna, 52 i Tweet su Twitter.

Il progetto della campagna è stato visitato da 4265 persone, 76 utenti lo hanno aggiunto ai preferiti.

Un grazie sentito va a tutti coloro che, in qualunque modo, stanno contribuendo alla diffusione di questa campagna e alla distribuzione di questo film. C’è ancora molta strada da fare, ma siamo molto fiduciosi e lieti della bella relazione empatica che lo strumento offerto da Produzioni dal Basso permette di intrattenere con le persone che sono interessate a Comando e Controllo.

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Yes We Camp – La prima estate

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2009, L'Aquila 2012 on April 18th, 2012 by Alberto

Era il 2009. All’Aquila arrivava il carrozzone mediatico e anacronistico del G8. Un’operazione surreale, inverosimile, incredibile, degna della ricostruzione mediatica creata dal Governo e dal Dipartimento di Protezione Civile che doveva gestire pure il “grande evento” e che colse la palla al balzo per abbandonare il G8 della Maddalena e farlo diventare il G8 dell’Aquila.

Degli scandali hanno già detto in molti e per far luce su di essi, ormai, tocca aspettare l’esito delle inchieste.

Quel che si dimentica è la protesta della società civile. In quell’estate, nel parco di Via Strinella del capoluogo abruzzese, si sperimentava – mentre altri sperimentavano il Comando e Controllo – la partecipazione, si costruiva socialità, si aggregavano – e a volte si scontravano – i comitati sorti spontaneamente.

Comunque sia, quell’epoca andrebbe ricordata – al netto della volontà di celebrarla eccessivamente – come un momento positivo e di grande spinta propulsiva da parte della società civile (messa a tacere a colpi di spot, manifestazioni “da regime” – come la consegna delle prime C.A.S.E. – e a colpi di ordinanze).

La partecipazione è fondamentale, in un’area colpita da una catastrofe. E anche in uno stato d’emergenza. Questa seconda parte di Yes We Camp racconta come nasce il titolo del film e quali erano le ragioni e le motivazioni di chi manifestava.

Quell’estate andrebbe raccontata, mi scriveva qualche giorno fa Sara Vegni (una delle anime del 3e32 fin da quei giorni).

Bene. Raccontiamola.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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