Come vengono fottuti i giornalisti freelance in Italia #1

Posted in Media on April 4th, 2012 by Alberto

Aggiornamento /2: a scanso di equivoci, apprendo che ci sia stato un passaggio di consegne dalla “vecchia Maxim Italia s.r.l.” a una “nuova” Maxim. Le persone con cui sono entrato in contatto per il mio reportage (dai cui non ricevo risposte alle mail), tuttavia, sono le stesse che appaiono nei contatti mail del nuovo sito e non si rileva alcuna discontinuità apparente dal sito. Probabilmente, il polverone suscitato aiuterà a chiarire la questione, sulla quale produrrò aggiornamenti.

Aggiornamento: dal Tumblr di Arianna Ciccone:

Voglio verificare la notizia e chiamo la redazione di Maxim (numero trovato sul sito 02.58019521). Mi risponde Alessia Ribaldi e mi spiega che Maxim Italia s.rl., viale Sondrio, 7 è fallita a novembre 2011. La nuova società Editoriale Mode ha acquistato la licenza direttamente dall’America e non si è fatta carico dei debiti della società precedente. E precisa: ‘Per le fatture fino a novembre 2011 bisognerà contattare l’amministratore delegato della precedente gestione’.

Il 26 maggio 2011 mandavo alla rivista Maxim una fattura di 250 euro + IVA, come concordato, a titolo di compenso per il mio reportage L’Aquila due anni dopo – Realtà distorte, che mi era stato commissionato dalla rivista.

Il reportage è stato regolarmente pubblicato sul Maxim.

Ad oggi, 4 aprile 2012, la fattura non è stata ancora pagata.

Sull’importo, naturalmente, ho già versato l’IVA. Quindi, escluse le spese per raggiungere l’Aquila (ovviamente a mio carico, fortunatamente ammortizzate con un altro lavoro contemporaneo), il mio bilancio per un lavoro regolarmente svolto secondo le tempistiche che mi sono state richieste è di -50 euro.

Dalla redazione della rivista – che esce regolarmente, ben patinata, e ha il suo bel sito patinato – dopo qualche “rimbalzo”, non rispondono più alle mie mail per avere notizie in merito a quanto mi spetta.

Questo è uno dei (tanti) modi con cui vengono sfruttati i giornalisti free lance in Italia.

Naturalmente, visto che conosco bene i miei diritti, farò – come sto già facendo, con fatica e pazienza, in altri contesti – quanto in mio potere per avere quel che mi spetta, anche se dovessero passare altri mesi o anni: è quello che dovrebbero fare tutti coloro che si trovano in situazioni del genere, invece di trincerarsi dietro a un “va be’, che ci vuoi fare”.

Alberto Puliafito (@albertopi)

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