Lo strano caso di Maxim

Posted in Media on April 5th, 2012 by Alberto

Facciamo un po’ d’ordine. Ieri, dopo il fallimento dell’ennesimo tentativo di un contatto con i referenti che mi sono stati indicati per ottenere un pagamento di una prestazione lavorativa risalente al mese di maggio 2011, ho pubblicato un breve post per palesare la situazione. Riassumendo, a marzo del 2011 vengo contattato da Alberto Motta di Maxim per realizzare un reportage su L’Aquila due anni dopo il terremoto. Via mail concordiamo il compenso: 250 euro lordi (pagamento a 60 giorni). Realizzo il pezzo, il reportage viene pubblicato, emetto fattura, la fattura non viene pagata e da allora, a parte indicazioni su difficoltà finanziarie della rivista in via confidenziale, non ricevo più nessuna risposta. Nemmeno dal dottor Federico Marzetti che vengo invitato a contattare per il pagamento.

Il paradosso, forse il caso, sicuramente la viralità del web hanno voluto che il pezzo girasse parecchio (in barba alla quantità di tentativi fatti per far girare viralmente notizie ben più corpose, ma questa è un’altra storia) e che si sollevasse un polverone.

Luca Conti (@pandemia) lo ha segnalato ad Arianna Ciccone, che ha telefonato al numero 02.58019521 (trovato sul sito Maxim.it). Da questa telefonata, Arianna ha avuto alcune “risposte” da Alessia Riboldi e ne ha scritto sul suo tumblr. Alessia, poi, ha lasciato alcuni commenti anche su questo blog. E’ già qualcosa, se si pensa che da mesi non ricevevo nemmeno una risposta alle mie mail.

Ma proseguiamo. Secondo la prima, sommaria e difficoltosa ricostruzione dei fatti, ci sarebbe di mezzo quantomeno un passaggio di proprietà della rivista Maxim: prima Maxim era di Maxim Italia s.r.l., che però esiste ancora (dice Alessia, dopo aver detto alla Ciccone che invece Maxim Italia s.r.l. sarebbe “fallita”, o qualcosa di simile. Sulla questione ci sarebbe un fraintendimento, come scrive ancora Alessia), ora invece esce in edicola Maxim New Edition, che apparterrebbe alla Editoriale Mode.

Ero personalmente al corrente del fatto che la rivista fosse in difficoltà economiche, ma non potevo certo sapere del passaggio di proprietà: d’altro canto, sul sito della rivista (Maxim.it) appaiono ancora i dati della società cui ho intestato la fattura di maggio 2011 (si veda l’immagine qui sopra, screenshot effettuato oggi, 5 aprile 2012: indirizzo e partita iva sono gli stessi di allora), il sito è sempre stato online, la rivista, a quanto mi risulta, è uscita regolarmente in edicola senza soluzione di continuità, la pagina Facebook ufficiale della rivista (old o new edition che sia) rimanda sempre al Maxim.it di cui sopra, sulla rivista “new edition” lavorano persone che già lavoravano alla “old” (come Alberto Motta, che mi contattò nel 2011).

Nei commenti lasciati su questo blog, sempre Alessia Riboldi mi scrive che «forse tu collaboravi con la maxim italia srl di viale sondrio, 7 milano, che ad oggi a quanto so io è un ufficio vuoto».

Ma se è un ufficio vuoto, esiste o non esiste, la Maxim Italia s.r.l.? E se è un ufficio vuoto, perché sul sito si legge che quella è la sede legale e operativa? Il sito non è più quello? E se non è più quello, perché tutti i referenti hanno una mail @maxim.it (come si evince anche dalla pagina Facebook ufficiale, che rimanda a redazione@maxim.it) Si sono dimenticati di aggiornarlo da mesi? (per la cronaca, con un whois sul dominio si può verificare che risulta essere stato registrato da una Maxim Italia S.p.A., via Pasubio n.77, San Benedetto del Tronto).

Infine, Alessia lavora per la Ad Hoc Consulting, cui il Gruppo Maxim ha affidato la gestione commerciale della testata Maxim già a giugno 2011.

Ma se, come scrive sempre Alessia nei commenti, la “nuova gestione” di Maxim (new edition) è in edicola da novembre 2011 c’è almeno un’altra continuità fra le due gestioni: la presenza di Ad Hoc Consulting, che continua a fare da concessionaria anche oggi (al netto di straordinari e improbabili casi di omonimia) e che dunque dovrebbe aver collaborato sia con la Maxim S.r.l. sia con la Editoriale Mode.

C’è un ultimo aggiornamento di cui rendere conto, emerso su Facebook (a proposito di viralità). Arianna Ciccone ha continuato a chiedere contatti e spiegazioni sulla pagina Facebook ufficiale della rivista. Oggi il nuovo direttore di Maxim le ha scritto (travisando la sua posizione e pensando che fosse lei a dover essere pagata per un pezzo):

Buongiorno Arianna, sono il direttore di Maxim. Condivido in pieno il suo desiderio di essere pagata per il lavoro effettuato su Maxim di aprile 2011. Purtroppo non ci conosciamo in quanto sono diventato direttore il mese successivo alla pubblicazione del suo articolo. Credo fermamente che tutti debbano essere pagati per il loro lavoro. Quindi la invito a rivolgersi alla Maxim Italia Srl, nella figura del dottor Marzetti. L’Editoriale Mode nulla c’entra con la vecchia gestione in quanto da febbraio 2012 vi è un affitto di ramo d’azienda che non comporta l’acquisizione dei crediti e dei debiti prima del 2012. Per ulteriori chiarimenti o per avere informazioni sull’Editoriale Mode, troverà tutti i dati sul colophon di Maxim. Cordiali saluti.

Quindi c’è un “affitto di ramo d’azienda” (non una vendita né un fallimento, dunque) che non riguarda crediti e debiti pregressi. Ma da febbraio 2012 in avanti, mica da maggio 2011.

Il direttore “chiarisce” anche la questione del sito:

Condivido il suo modus operandi. Ci comunichi quando avrà ottenuto tutte le sue informazioni e se deciderà di avere più informazioni sulla vecchia gestione di Maxim Italia mi chiami. Sarò felice di aiutarla nella sua battaglia per arrivare alla resa dei conti. Tenga in considerazione che il sito www.maxim.it non è più il nostro sito, quindi fa testo solo il colophon del magazine. Buon lavoro.

Poco dopo, la conversazione viene rimossa dalla pagina Facebook della rivista. Ne abbiamo uno screenshot, ma soltanto della prima parte.

Sul blog Isola dei Cassaintegrati c’è la trascrizione della conversazione prima che venisse rimossa.

Sarebbe interessante, a questo punto, avere risposte a una serie di domande.

Primo: è deontologicamente corretto questo “affitto di ramo d’aziena” che garantisce che la rivista prosegua senza soluzione di continuità con il pregresso, ma di fatto senza assunzione da parte degli “affittuari” dei debiti pregressi? Possibile che nessuno, nella nuova gestione, avesse conoscenza del fatto che c’erano debiti non pagati?
Secondo: qualcuno si è premurato di contattare i creditori (nel mio caso posso assicurare che non è successo)? Se no, qualcuno lo farà mai?
Terzo: se non avessimo sollevato questo polverone pubblicamente, la questione sarebbe mai emersa?
Quarto: ci sarà modo, ora, di avere una risposta, anche solo via mail, da quel dottor Federico Marzetti che indica Alessia nei commenti, che era già stato indicato a me, che indica come referente anche il nuovo direttore di Maxim? Via mail non risponde da mesi, il telefono non si riesce ad avere e, paradosso dei paradossi, la sua mail è sul dominio Maxim.it (che però non è più il sito della rivista).
Quinto: come si può affermare che Maxim.it non è più il sito della rivista, se le mail di riferimento rimandano a quel dominio e se è lì che vengono indicati il nome della concessionaria e i nomi dello staff della rivista?

Sesto: quanti altri collaboratori esterni della rivista sono nella mia stessa situazione?

Aggiornamento ore 13.00: alla richiesta di chiarimenti a proposito della cancellazione della conversazione su Facebook, il direttore di Maxim ha risposto così ad Arianna:

«Abbiamo cancellato perché il nostro Facebook è fatto per condividere idee per quanto riguarda il magazine. Le ho risposto per questione di correttezza e di etica professionale su una questione che mi sta a cuore e che condivido con lei. La invito a rivolgersi alla Federazione nazionale della stampa e ci tenga informati su tutto quello che riesce a sapere. Grazie per l’interessamento e per l’aiuto. Da questo momento tutto sarà cancellato per dare spazio ai nostri lettori, alle idee e alla creatività. Tutto il resto è noia».

Anche questa risposta è stata già cancellata.

Alberto Puliafito (@albertopi)

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