«E’ tutto privato là dentro»

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2009, L'Aquila 2010 on April 7th, 2012 by Alberto

E’ il 5 settembre 2009. Uno dei primi campi tendati che accolgono gli sfollati all’Aquila, quello di Piazza d’Armi, viene smantellato e ai giornalisti – se non accompagnati da funzionari della Protezione Civile – viene impedito di documentare le operazioni di smantellamento del campo stesso, in nome di una non meglio specificata tutela della privacy degli sfollati.

Naturalmente, il “blocco” per i giornalisti avveniva alla “garitta” d’ingresso al campo d’accoglienza – dove occorre consegnare i documenti per entrare, per non meglio precisate ragioni di sicurezza. I campi, peraltro, a differenza della precedente esperienza del terremoto di Marche e Umbria, sono addirittura recintati -, e non erano certo gli sfollati a chiedere che venissimo tenuti lontani. Altrettanto naturalmente, per deontologia professionale, non disturbo le persone che non volessero raccontare la loro esperienza o parlare con qualcuno. Anzi: al campo di Piazza d’Armi sono gli sfollati stessi a chiedere che entrassero giornalisti “non embedded”. Perché lo smantellamento del campo prevede anche che cambiassero “dimora”: molti passano dalle tende agli alberghi, non certo alle case promesse dal Governo Berlusconi.

Così, decido di telefonare all’ufficio stampa della Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C), il quartier generale della Protezione civile (quella stessa Protezione Civile per la quale Franco Gabrielli chiede più poteri, dopo che la struttura, in seguito agli scandali aquilani, è stata depotenziata della sua possibilità di agire senza controlli preventivi).

Il quadro che emerge dalla telefonata, come potrete constatare, è semplicemente agghiacciante: stiamo parlando di una tendopoli di accoglienza degli sfollati. La tenda, in questi casi, diventa il domicilio dello sfollato.

Questo e altro viene raccontato in Comando e Controllo, di cui puoi prenotare il DVD sostenendo la distribuzione dal basso e indipendente su Produzioni dal basso.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)
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«Sono un giornalista». «Non mi interessa»

Posted in Comando e Controllo on April 7th, 2012 by Alberto

Cosa accade in uno Stato in emergenza? Si militarizzano i territori, si militarizza il pensiero. La logica della partecipazione e dell’interesse dei cittadini viene meno, e vengono meno anche le normali libertà. Come quella di stampa.

In particolare, durante il periodo immediatamente successivo alla scossa di terremoto che devastò l’aquilano il 6 aprile 2009, si registrava una totale carenza di democrazia dell’informazione, nel “cratere sismico”. Scene come quella che viene mostrata nel trailer del dvd di Comando e controllo erano all’ordine del giorno.

«Cortesemente, spegni la telecamera, non sei autorizzato», dice un volontario.
«Sono un giornalista», rispondo io.
«Non mi interessa», chiosa lui.

Il seguito del dialogo – tagliato nel montaggio per ragioni di brevità – è un ricordare, da parte del sottoscritto, l’Art. 21 della Costituzione Italiana nella parte che recita «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Non si era in un’area sottoposta a segreto militare (altra buona scusa per limitare la libertà di stampa), ma all’ingresso di una delle “tendopoli” che hanno accolto gli sfollati all’Aquila – sempre chiamati “ospiti”, secondo la legge della neolingua emergenziale -, dove accompagnavo, nella fattispecie, alcuni membri del 3e32 che cercavano di volantinare per diffondere la notizia di un’assemblea cittadina.

Che la militarizzazione del pensiero e la progressiva limitazione della libertà di stampa funzionassero, lo dimostrano gli articoli che uscivano sui media mainstream all’epoca: nessuno sollevava obiezioni, tutti proni nel nome – ostentato – dell’interesse dei terremotati.

Poi vennero gli imprenditori che ridevano e gli scandali. Ma prima, a chi lamentava la violenza dell’emergenza sul territorio aquilano, si dava del visionario.

«Sono un giornalista».
«Non mi interessa».

Anche per questo, Comando e controllo è una storia che andava raccontata e che va ascoltata.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)
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