«Stiamo proiettando un film che il Paese non conosce»

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 10th, 2012 by Alberto

Chi non ha mai vissuto sulla propria pelle lo stato d’emergenza non può sapere quanto possa essere subdola e dura la limitazione delle libertà individuali.

Il fatto è che oggi lo stato d’emergenza lo stanno vivendo sulla loro pelle tutti gli italiani, magari senza accorgersene: siamo in emergenza, per questo abbiamo un Governo di perfetti sconosciuti – che per molti è meglio del precendente. Già. Ma esattamente, perché è meglio del precedente? E’ davvero “meglio” da un punto di vista “politico”? – che decide quel che dovrà essere del nostro futuro.

Un Governo che non deve rendere conto a nessuno. Un Governo che è venuto per mettere a posto le cose, esattamente come quel Guido Bertolaso che si affacciò all’Aquila e disse: «Noi siamo qua per servire».

Il volto buono del potere e l’emergenza, la sensazione di dover essere grati e la propaganda sono un’alchimia letale per la libertà.

Comando e controllo genera anticorpi. Ma è ancora un film che il Paese non conosce. Come dice uno dei protagonisti di questo primo video “virale” tratto dal film.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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CaseMatte da difendere

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 10th, 2012 by Alberto

L’Aquila. Oggi, 10 aprile 2012, comincia uno dei processi più assurdi del post-terremoto. In dodici vengono chiamati in tribunale per rispondere del reato di occupazione. La colpa dei 12 (e di molti altri) è quella di aver riqualificato 28 metri quadri all’interno di un ex manicomio, da tempo abbandonato dalla Asl.

Gli spazi attorno al baretto (guarda com’era e com’è oggi) sono diventati, nel tempo, una luogo in cui, sotto la pratica dell’autogestione, una parte della società civile non si è rassegnata alla narcolessia sociale imposta dall’alto ma anzi sono circolate informazioni, si è discusso, si è diffusa cultura, si sono praticati scambi sociali in cui non è mai prevalsa la logica del profitto ma in cui, invece, si è riconquistata quella socialità altrimenti relegata ai corridoi di qualche centro commerciale.
CaseMatte ha colmato quel vuoto e quel bisogno di socialità che la politica e le istituzioni non hanno saputo garantire all’Aquila – anzi, che spesso hanno scoraggiato – dopo il terremoto.

Gran parte di Comando e controllo deve la propria esistenza ai mesi che il suo regista ha trascorso prima nel Parco Unicef di Via Strinella, poi a CaseMatte. E’ stato in questi due luoghi che abbiamo studiato le ordinanze di Protezione Civile; è da questo luogo che è partito l’impegno contro Protezione Civile SpA, ben prima che arrivassero le indagini della magistratura ad interrompere l’aberrante progetto di trasformare la gestione delle emergenze in una società per azioni; è in questo luogo che si è parlato di grandi opere, grandi eventi, stato d’emergenza, Comando e Controllo.

Ecco perché, anche per noi, CaseMatte è da difendere.

Fra le quote di sostegno a Comando e Controllo, quelle pensate per le associazioni o i gruppi, con la visita ai luoghi raccontati nel film o quelle comprensive della maglietta di CaseMatte, vanno anche a sostegno di quell’importante spazio.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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Il problema non era Berlusconi

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 10th, 2012 by Alberto

Stolti, tutti coloro che ci hanno convinto per anni che il problema fosse Silvio Berlusconi nella sua persona. Stolti tutti coloro che hanno semplicemente gridato “No” in maniera acritica. Che hanno contestato tutto senza capire cosa contestavano. Che hanno posto futili questioni morali e si sono concentrati sul bunga bunga non sapendo più come fare a farlo “cadere”.

Stolti. O comunque funzionali al potere.

Il risultato di questo ventennio di antisistema che non ha saputo proporre idee alternative è un paese sotto shock, incapace di riconoscere in qualcuno che ha il volto buono ed elegante della moralità la naturale continuità del “re del bunga bunga”. Non nella forma, per carità. Ma nella sostanza sì.

Anzi. Visto che ora i tecnici-politici sono morali e moralizzatori, per quel senso di inferiorità dell’italiano medio nei confronti dei “professori al governo” – complici quegli stessi antisistemici che ora esaltano tutto e tutti, altrettanto acriticamente -, possono fare tutto quello che vogliono. E l’antisistema anti-B. mostra, ora, tutti i suoi difetti e tutte le sue colpe.

Allo stesso modo, il problema dell’Aquila non era Berlusconi, ma il sistema. La shock economy, il capitalismo dei disastri, il neoliberismo che vede nella crisi un’opportunità non sono invenzioni di Berlusconi: lui, semplicemente, li incarnava in quel periodo storico.

Gli uomini passano, i sistemi restano. E così, oggi, in nome della crisi, ecco l’opportunità di trasformare l’Italia secondo quegli stessi dettami neoliberisti che Berlusconi avrebbe adottato in egual misura.

L’antisistema sta a guardare, anacronistico.

Le “profezie” di Comando e controllo, invece, si stanno drammaticamente verificando.
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