Dalla Protezione Civile alle Grandi Opere

Protezione Civile

Quella che segue è, di fatto, la seconda parte di un lavoro di documentazione e inchiesta sull’operato della Protezione Civile. La prima è questa: Metodo Augustus Modello Bertolaso. Il lavoro proseguirà in futuro.

La storia politica della Protezione Civile dal 1992 a oggi è una storia fatta di decreti che si modificano, si cancellano, si abrogano: la Protezione Civile interessa a tutti i governi, indipendentemente dal colore politico, ed è necessario studiare un po’ per capire dove si potrebbe arrivare, per comprendere il futuro e gli scenari che si prospetteranno. Studiando, si può capire, per esempio, come si potrebbe passare dalla Protezione Civile alle Grandi Opere senza soluzione di continuità.

Nel 1992 la Protezione Civile viene normata e contemporaneamente posta sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri a opera della Legge n. 225 del 24 febbraio 1992. Siamo nella X Legislatura, sotto il Governo Andreotti VII (DC-PSI-PSDI-PLI). La Prima Repubblica sta per finire, è l’ultimo governo Andreotti e finalmente si legifera su un tema dibattuto da almeno vent’anni. Sui dibattimenti precedenti, andrà aperta un’ampia parentesi. Per ora è bene ricordare che di fatto la legge del 1992 risponde a istanze fortemente volute dall’ On. Giuseppe Zamberletti, che ritroveremo presto.

Dopo alcuni decreti, che definirei di transizione e che regolano, per esempio, l’accesso dei volontari alla P.C. – e che comunque saranno da analizzare in un secondo momento -, arriviamo al 1999 (XIII Legislatura, Governo D’Alema I – DS-PPI-RI-FV-PDCI-SDI-UDR). La Riforma Bassanini, (D. lgs 30 luglio 1999) tenta di modificarne e la struttura con la creazione dell’Agenzia di Protezione Civile, ma fallisce: di fatto l’Agenzia non entrerà mai pienamente in funzione.

Anche perché – passando attraverso polemiche di vario genere che riguardano, per esempio la gestione post-sisma in Umbria – veniamo al Decreto Legge 7 settembre 2001, n. 343. Siamo alla XIV Legislatura ed è in carica da un paio di mesi il Berlusconi II (FI-AN-LN-UDC).

La Protezione Civile ritorna direttamente sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non solo: le attività della Protezione Civile vengono estese ai Grandi Eventi: una modifica che non esiterei a definire fondamentale per la comprensione dell’attuale scenario. Nel frattempo, dal 7 febbraio 2001, Guido Bertolaso, figura trasversale e bipartisan, è a capo del Dipartimento, dopo aver già ricoperto questo ruolo in precedenza.

All’epoca, il Corriere della Sera sottolinea come in reazione al decreto siano insorti i comuni. La Repubblica parla di blitz. Oggi sembra non ricordarsene nessuno, ma la memoria storica, nel nostro Paese, è quella che è. Così, la Protezione Civile gestione Bertolaso naviga senza soste verso il suo destino futuro.

Per la cronaca, Il primo grande evento che gestirà la P.C. è il vertice In.C.E. di Trieste, nel novembre del 2001. Da allora, si susseguiranno una serie di grandi eventi perlopiù a sfondo religioso, incluse le esequie di Giovanni Paolo II.

C’è un’ultima altalena di modifiche legislative datata 2006-2008. I due decreti, l’uno del Governo Prodi II (DS-DL-PRC-RNP-PDCI-IDV-FV-UDEUR), datato 23 ottobre 2006, l’altro del Governo Berlusconi IV attualmente in carica (PdL-LN-MpA), datato 31 luglio 2008. Sono sostanzialmente l’uno la fotocopia dell’altro, anche se ovviamente il secondo abroga il primo. Con due piccole differenze: i vice capo dipartimento possono essere due anziché uno; viene istituito l’Ufficio Stampa della Protezione Civile, che fino a quel momento non esisteva, così come il Servizio comunicazione, sviluppo delle conoscenze e gestione 
dei rapporti con il servizio civile di livello dirigenziale.

Così, arriviamo al terremoto all’Aquila e alla gestione del post-sisma con una Protezione Civile che può operare secondo le deroghe garantite dallo stato di emergenza, rispondendo direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Che ha un ufficio stampa e un servizio di comunicazione pronti all’azione. Che ha gestito, nel frattempo, una serie di Grandi Eventi a stragrande maggioranza di stampo religioso.

Ma andiamo con ordine. Il 31 di marzo 2009, la Commissione Grandi Rischi (istituita con Decreto 91 del 18 aprile 2002) riunita, rassicura gli aquilani come si evince dal verbale. Il 6 aprile accade quel che la cronaca ha ampiamente dimostrato e raccontato: scossa di terremoto, crolli, 307 morti, decine di migliaia di sfollati.

Immediatamente, in stato di emergenza, la popolazione viene divisa fra tendopoli all’Aquila e alberghi fuori dall’aquilano (in ragione di circa 30mila unità nell’una e 30mila nell’altra soluzione. Chi non accetta né l’una né l’altra destinazione, di fatto, non viene censito). L’8 aprile è già pronto il Piano C.A.S.E., che a oggi ha avviato le costruzioni di 19 piccole new town dislocate nell’aquilano. Tutte le decisioni di grande impatto vengono prese in maniera centralizzata. Più volte verrà ripetuto dal Presidente del Consiglio e da Guido Bertolaso che il modello Abruzzo andrà applicato altrove.

Nel frattempo, la Protezione Civile si occupa di rendere quanto più possibile efficienti i campi tendati e, soprattutto, comunica a tutto campo per garantire un’immagine di efficientismo, con comunicati stampa, pagine di giornale, manifesti 6×3 esposti in tutta la città. In più ha l’occasione di organizzare un altro Grande Evento, il G8 all’Aquila, in un luogo che ha già commissariato in nome dell’emergenza. All’Aquila la Protezione Civile si è dispiegata in tutta la sua potenza di fuoco, di fatto esautorando – in nome dell’emergenza – autorità e Forze dell’Ordine locali.

Dal 6 aprile in avanti, inoltre, ha gestito le emergenze di Viareggio e di Messina.
In seguito, Guido Bertolaso ha inviato la sua Informativa del Capo Dipartimento al Senato sull’alluvione di Messina, in cui si legge:

Alla luce di quanto successo a Messina, ma anche all’Aquila e Viareggio “dobbiamo trarre una lezione: la denuncia degli abusi del territorio non è più sufficiente, occorre trasformarla in un piano di azione che riguardi tutto il Paese, dal Nord al Sud alle isole”. Nella sua informativa al Senato sull’alluvione di Messina il Capo Dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso sottolinea la necessità di un piano d’azione per la messa in sicurezza di tutta l’Italia. Occorre trovare subito i fondi necessari “per un grande piano di manutenzione del Paese” e occorre eliminare “la zona grigia delle competenze tra enti centrali e amministrazioni locali”. Unico modo per reagire con civiltà alle tragedie di questi ultimi tempi e onorare così tutte le vittime degli ultimi disastri.

Sebbene il capo del Genio Civile di Messina Gaetano Sciacca neghi le colpe dell’abusivismo edilizio, con argomentazioni significative, e sottolinei il lavoro del Genio per la prevenzione, il messaggio che passa è che la colpa del disastro sia delle abitazioni abusive. Così come passa il messaggio che all’Aquila sia tutto brillantemente risolto, nella gestione post-sisma. Cosa che sappiamo bene non essere vera.

Eppure, il modello costruttivo applicato in Abruzzo va replicato, ci dicono.
E il Ponte sullo Stretto va costruito, ci dicono. Così come la T.A.V. nel famoso corridoio 5 sulla tratta Torino-Lyone.

Allora, alla luce della storiella sommariamente raccontata e che meriterà di essere approfondita – cosa che non si mancherà di fare – è lecito porsi dei dubbi e delle domande che riguardano il futuro.

La Protezione Civile, i cui primi due compiti sarebbero Previsione e Prevenzione, gestisce da otto anni i Grandi Eventi e oggi – in Abruzzo, per cominciare – interviene pesantemente nella realizzazione del Piano C.A.S.E. e delle sue 19 new town. La Protezione Civile utilizza, anche nella gestione dell’emergenza, metodi autoritari e di controllo. E non è un caso che la sua struttura principale si chiami Di.Coma.C. (Dipartimento di Comando e Controllo).

E’ fantascienza ipotizzare che la prossima evoluzione della P.C. sia rivolta, in qualche modo, verso una gestione delle Grandi Opere?

Il punto di contatto, l’anello mancante, la figura che rende questa teoria qualcosa di più di una semplice ipotesi e che allontana dubbi di dietrologie gratuite c’è già, è lì, pronta, e basta solo elencare le cariche che ricopre.

Si tratta dell’Onorevole Giuseppe Zamberletti, ex D.C. che ha gestito come Commissario Straordinario i terremoti di Friuli e Irpinia, è Presidente dell’ISPRO (Istituto per le ricerche e gli studi sulla Protezione e la Difesa Civile), è presidente del C.d.A. della Società Stretto di Messina (27 maggio 2002 con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), Presidente Onorario della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo, Presidente della Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi (la stessa che ha rassicurato gli aquilani il 30 marzo 2009) e infine Presidente dell’I.G.I., l’Istituto Grandi Infrastrutture. Di cui, fra l’altro è socia Impregilo S.p.A., che il Ponte sullo Stretto di Messina dovrà costruirlo, prima o poi.

Su questo interessante conflitto di interessi scrissero già altri (per esempio, Antonio Mazzeo su Terre Libere. Era il 2005.

Infine, un dato. L’ultimo, per ora.

Il 4 aprile 2009 è uscito su Il Tempo un pezzo che parla della gestione del terremoto in Irpinia. In esso si legge, fra l’altro:

Nell’inchiesta della Commissione parlamentare presieduta da Scalfaro, denominata «Mani sul terremoto» avviata nel 1994, furono coinvolte 87 persone tra cui Ciriaco de Mita, Paolo Cirino Pomicino, Vincenzo Scotti, Antonio Gava, Antonio Fantini, Francesco de Lorenzo, Giulio Di Donato e lo stesso commissario Zamberletti che aveva coordinato i soccorsi. L’epilogo della vicenda si è tradotto con la prescrizione della maggior parte dei capi d’imputazione mentre per altri reati è stata decisa l’assoluzione.

Alberto Puliafito

One Response to “Dalla Protezione Civile alle Grandi Opere”

  1. Guido Bertolaso Says:

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