#occupylaquila. Dopo la vera occupazione militare dell’esercito degli aiuti

Oggi all’Aquila va in scena #occupylaquila, iniziativa di Wired.it che, come tutte le iniziative rivolte a squarciare ancora una volta il velo di disinformazione e bugie sulla città dopo il terremoto del 6 aprile 2009, è encomiabile e va sostenuta.

L’iniziativa si può seguire in Piazza Duomo nel capoluogo abruzzese, oppure su Twitter con l’apposito hashtag.

Il nome, occupylaquila, si rifa all’ondata di occupy dopo il più famoso di tutti, Occupy Wall Street.

Ma il termine, occupazione, rimanda, nel suo significato deteriore, ad altri concetti, che conosce bene chi ha vissuto L’Aquila post-terremoto nei mesi immediatamente successivi all’evento sismico. L’occupazione militare e paramilitare che è stata effettuata attraverso ogni sorta di divisa: dall’esercito alla polizia passando per i corpi volontari e il dipartimento nazionale della Protezione civile.

Un’occupazione paramilitare che veniva edulcorata e mascherata dalla retorica dell’aiuto: quell’aiuto per cui occorreva essere ad ogni costo grati – anche quando non era richiesto – e che ha narcotizzato socialmente la popolazione, con l’effetto aggiuntivo di poter essere sbandierato a tutta Italia per raccontare lo straordinario miracolo che stavano compiendo il Governo ed il Capitalismo dei disastri.

E’ il lato oscuro della virtù.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)


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