#occupylaquila e la stampa nazionale silente

Se ci fosse un minimo di criterio nella “notiziabilità”, se i giornali mainstream non fossero complici nella creazione di un flusso ininterrotto di “notizie” (perlopiù copia-incollate) che si inseguono senza approfondimenti, senza chiarimenti, senza idee né analisi, che spengono il cervello delle persone, allora ci sarebbe, da tre anni, una finestra costantemente aperta sull’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Invece non è così.

Non solo. I media mainstream, anche quelli che fanno della controcultura un’arte commerciabile, sempre pronti ad accogliere qualsiasi idiozia che proponga Twitter, ignorano anche la “piccola” ma importante iniziativa #occupylaquila (un hashtag che racchiude non solo una mobilitazione sul social network ma anche un incontro dal vivo, in cui si parla della città terremotata e del suo futuro).

Sì, certo. E’ organizzata da una rivista e magari, per i puristi, ha anche un risvolto un po’ “commerciale”. Ma non si spiega perché un evento che ha lo scopo primario di raccontare una città che i media ricordano, ormai, solamente in occasione della messa in scena per la commemorazione della tragedia, debba essere ignorato in questo modo.

L’agenda setting esclude l’Aquila dalla “notiziabilità”. Tranne quando si può speculare un po’ sul dolore o quando c’è un nuovo scandalo da indignazione a orologeria.

Forse, oltre #occupylaquila, bisognerebbe pensare a liberare i giornali e i loro siti dall’occupazione anti-culturale di cui sono vittime, dalla bulimia di notizie e titoloni, dalla mercificazione dell’informazione e dal suo svuotamento progressivo.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)


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