Primo Maggio e parole svuotate

Perché si celebri il Primo Maggio, lo sapete tutti, immagino. Cosa si celebri, almeno sulla carta, anche. Ma queste lotte dei movimenti dei lavoratori, questi cortei, queste bandiere rosse che sventolano, negli anni sono andati perdendo il loro significato, si sono svuotati, sgonfiati, avvizziti.

E così, mentre mi appresto ad unirmi al corteo di Torino, come al solito, penso che nei primi 5 mesi dell’anno solamente nel capoluogo piemontese sono morte 8 persone sul lavoro. Penso che i sindacati non abbiano saputo (voluto?) difendere i diritti acquisiti attraverso le lunghe lotte e si siano persi nella coltivazione del proprio giardinetto di potere. Penso che la riforma del lavoro voluta dalla torinese Elsa Fornero (e dai suoi sodali) sia la dimostrazione del fatto che la società civile non conti più nulla e non sia, in questo momento, capace di creare una discontinuità che cambi effettivamente le cose; penso la nomina del supercommissario Enrico Bondi, di Francesco Giavazzi (uno che scrive che il liberismo è di sinistra, rendiamoci conto) e persino di Giuliano Amato come consulenti del “governo tecnico” sia l’ennesimo passo verso il fallimento della democrazia italiana.

Non c’è nulla di “tecnico”, al potere: c’è soltanto l’ideologia neoliberista che si è impadronita delle nostre istituzioni, e dirlo sembra quasi recitare un mantra complottista, perché anche “neoliberismo” è una parola svuotata dal suo significato.

Non si può non pensarci, oggi, Primo Maggio, Festa dei Lavoratori che non hanno niente, ma proprio niente da festeggiare.

Alberto Puliafito @albertopi
Comando e Controllo @statodemergenza


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