Il reato dell’odio

Odio

Mantenere alta l’attenzione sui comportamenti caratteristici dei media nei giorni immediatamente successivi a un fatto-shock (il fatto-shock è, come sapete, Massimo Tartaglia che lancia addosso a Silvio Berlusconi una statuetta, così si dice e si ritiene, raffigurante il Duomo di Milano) è fin troppo facile. Analizzarne il contenuto in maniera ragionta, invece è quasi impossibile, a causa delle problematiche relative alla produzione-fiume di articoli, foto, filmati.

E se su internet circolano – fa parte del meccanismo dello shockjournalism – dubbi sulla veridicità dell’evento shock, l’informazione ufficiale è inondata da bollettini medici, atti di solidarietà, dichiarazioni fuori (poche) e dentro (tantissime) il coro. E possiamo rilevare che una delle parole più usate in questi giorni dai media è odio.

L’odio, sentimento naturale dell’uomo, che su un qualsiasi dizionario dei sinonimi e contrari troverete come contrario di amore, viene stigmatizzato, messo alla berlina, utilizzato come strumento di offesa politica, reso sinonimo di aggressione violenta laddove sinonimo, invece, non è. L’odio è avversione, ripugnanza, esecrazione, aborrimento, inimicizia.

Banalizzare mediaticamente l’odio è un’operazione ridicola ma al tempo stesso molto semplice, dopo un evento-shock. Come è semplice banalizzare l’amore. E se c’è chi, giustamente, si chiede se questo è amore, facendo una raccolta di espressioni che la vittima del lancio di una statuetta (raffigurante, così si dice e si ritiene, il Duomo di Milano) ha riservato ai suoi oppositori durante la sua lunga carriera politica, il sottoscritto si fa un’altra domanda.

Quando smetteranno, i media, di brandire le parole come pugnali?
La domanda non è un’implicita richiesta ai giornalisti di inchiesta di limitare i propri lavori. Anzi. La domanda è molto più seria e si riferisce a tutte le non-notizie.

L’odio non è una notizia.
L’odio non è un reato. Fra le tante libertà che, storicamente, si cerca di limitare dopo un evento-shock, non si è mai sentito parlare di limitare i sentimenti.

Nessuno può stabilire il divieto a provare un sentimento verso chicchessia. E i media dovrebbero trattare le notizie, non i sentimenti.

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