Comunicare Piazza d’Armi

Una delle regole della comunicazione in un contesto di shock journalism dal punto di vista di chi controlla è un monitoraggio attento della situazione mediatica e una pronta reazione.

Il campo di accoglienza degli sfollati aquilani a Piazza d’Armi, punto d’osservazione fondamentale per i media mainstream, è un interessante case history.

Lo smantellamento del campo non è certo avvenuto con la leggerezza, la pulizia e la rapidità con cui si è divulgata l’operazione a mezzo stampa: i media sono stati invitati a documentare, riprendere, fotografare la tenda 92, vuota da giorni e smontata rapidamente, in maniera indolore, da una squadra dell’esercito. Le foto (tutte dalla stessa angolazione) di questa operazione hanno fatto il giro dei media locali dell’aquilano e nazionali.

Le operazioni di smantellamento, tuttavia, si sono susseguite per svariati altri giorni, le assegnazioni a sistemazioni provvisorie sono state accettate dopo una serie di proteste; le nuove destinazioni di alloggiamento degli sfollati (Caserma della Guardia di Finanza di Coppito, alberghi nell’aquilano, alberghi sulla costa, sistemazioni a decine e decine di chilometri di distanza dall’Aquila), inspiegabilmente adottate dopo quasi sei mesi di permanenza nella tendopoli, sono state accettate con la rassegnazione di chi non ha altro a disposizione, o con la mancanza di consapevolezza di chi è vittima del terremoto prima, del controllo poi.

Ma alcuni, gli irriducibili (questo il nome affibiato loro dalla stampa), sono rimasti a Piazza d’Armi. Nelle tende. Senza servizi né assistenza. In una discarica a cielo aperto.

Oggi, il Redattore Sociale esce con un pezzo sulla situazione di Piazza d’Armi a firma Elisa Cerasoli. Ecco come inizia il pezzo:

Terremotati abbandonati tra i rifiuti: quel che resta della tendopoli di Piazza d’Armi

I servizi igienici non vengono puliti, via la mensa, illuminazione inesistente, niente più volontari né giornalisti. Dopo 5 mesi rimangono 40 “irriducibili”, gli altri “deportati” nella caserma della guardia di finanza.

Poco dopo, sul sito ufficiale della Protezione Civile esce questo comunicato stampa:

I supposti sfollati abbandonati nelle ex tendopoli di Piazza d’Armi sono coloro che hanno rifiutato di lasciare l’area pur avendo avuto la certezza di sistemazioni alternative e molto più confortevoli. Tutti gli aquilani che sono stati trasferiti nella Scuola della Guardia di Finanza di Coppito hanno peraltro più volte e pubblicamente manifestato la loro piena soddisfazione per la nuova accoglienza.
L’area di Piazza d’Armi è stata del resto restituita al Comune a far data dal 9 settembre, e nulla può essere imputato alle amministrazioni competenti che assicurano ancora l’assitenza per oltre trentamila persone. Di queste, è bene sottolineare che solo 6.651 sono ancora ospitate nel territorio del Comune dell’Aquila a fronte delle 13.639 persone presenti nelle aree d’accoglienza aquilane alla fine del mese di luglio.
Si ricorda inoltre che la richiesta di chiusura delle tendopoli è stata avanzata proprio dalle comunità locali che possono bene trattenersi nelle aree di ricovero che non sono ancora state chiuse, previa dichiarazione ufficiale di rinuncia alle ospitalità alternative temporanee in attesa di essere ricollocate nelle diverse sistemazioni già – come ben noto – in fase di consegna.

Si noti l’uso della terminologia e la tipologia di comunicazione: gli sfollati rimasti diventano presunti. Tutti gli altri sono soddisfatti per la nuova accoglienza. L’area è stata restituita al Comune dell’Aquila (il che è un modo per dire, forse tra le righe, che lo stato di abbandono in cui versa l’ex campo è di competenza comunale?). Il finale del comunicato, poi, è uno straordinario atto di difesa nei confronti degli autori del comunicato stesso. Poche righe per una comunicazione perfetta, ottima reazione per quei pochi media che hanno avuto il coraggio di raccontare la realtà di Piazza d’Armi oggi, 19 giorni dopo la restituzione dell’area al Comune dell’Aquila, 177 giorni dopo il terremoto.

2 Responses to “Comunicare Piazza d’Armi”

  1. ezio Says:

    Ai sepolcri imbiancati (così li chiamava Cristo) della Protezione Civile, così bravi a s-comunicare, c’è da CHIEDERE perchè 6 poliziotti con 3 macchine di servizio stazionavano accanto alla residua tendopoli e sono venuti a vedere l’assemblea.

  2. Enza Says:

    Indipendentemente dalla loro capacità di comunicazione noi andiamo avanti e domani verranno consegnate 500 firme dei residenti in tendopoli che non vogliono essere deportati dopo 5 mesi di tende. Chiedono case removibili da procurare con urgenza. Non credo si potrà ignorare ancora tale evidenza dei fatti senza essere connivente di scelte sbagliate

    enza

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