Quando il liberista diventa No TAV

NoTAV

Mentre i benefici (presunti) della TAV vengono esaltati da tutte le compagini politiche, mentre Mercedes Bresso (candidata alla Regione Piemonte per il P.D.) annuncia che nella sua lista non verranno candidati No TAV e che l’alta velocità s’ha da fare, mentre il P.D. addirittura medita di togliere la tessera del partito al Presidente della Comunità Montana della Valle di Susa, c’è qualcuno di insospettabile che si leva contro l’opera faraonica della Torino-Lyone.

E’ Enrico Colombatto, economista, liberista doc, allievo di Sergio Ricossa, che si pronuncia così sul tema (su LoSpiffero.com):

Gli investitori privati non hanno mostrato grande interesse alla costruzione dell’opera. Questo disimpegno da parte di soggetti che per loro natura sono mossi dalla logica del profitto è di per sé un segnale che dovrebbe allarmare sulla reale convenienza economica di questo progetto.

Tralasciando il fatto, tutt’altro secondario, della tipologia del traffico, perlopiù locale o al massimo transfrontaliero delle nostre merci, tutti i dati confermano come a livello nazionale esso sia cresciuto in misura infinitesimale e, comunque, in direzioni diverse dall’asse Lione-Kiev. Così come pensare di trasferire completamente su rotaia ciò che attualmente circola su gomma è pura velleità.

Alla fine, il sospetto è che l’unico reale vantaggio della TAV sia la sua costruzione.

Se questo sospetto viene a un teorico del libero mercato, possiamo perlomeno sollevare un legittimo dubbio sull’utilità di quest’opera.
Fino a oggi, le popolazioni locali della Valle di Susa che sono impegnate nella lotta contro la costruzione del Treno ad Alta Velocità sono state dipinte dai media come montanari facinorosi che pensano solo al loro giardino.

Le pregnanti osservazioni di Colombatto, però, gettano – se ancora ce ne fosse bisogno – nuova luce sulla questione e dovrebbero quantomeno far riflettere sul tema e sulle ragioni dei valsusini.

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