“Gli abbiamo dato le case, vengano a ringraziare”

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“Gli abbiamo dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni”. Così, Denis Verdini.

Che non solo è il Coordinatore Nazionale del PdL, come ricordano oggi i colleghi giornalisti dalla memoria corta, ma è anche uno dei nomi che compare nelle intercettazioni della cricca, del sistema gelatinoso, degli amici di Anemone, Balducci e Bertolaso, chiamateli un po’ come vi pare. Uno che ha ammesso che in Abruzzo, nella costruzione di nuovi appartamenti, ci sono stati favori. Bisogna ricordarlo. Uno che è coinvolto nell’inchiesta della procura di Firenze.

Prosegue, dunque, anche oggi, giorno in cui il PdL chiama a raccolta i suoi in piazza, la strumentalizzazione mediatica del terremoto dell’Aquila, dopo quasi un anno. Prosegue questo curioso teorema secondo cui il cittadino che subisce un danno in seguito a una catastrofe naturale, il cittadino che riceve un sussidio dallo Stato in seguito alla catastrofe, quel cittadino, che ci metterà probabilmente dieci anni a ricostruirsi una vita normale, che paga regolarmente le tasse, be’, deve ringraziare.

Perché mai, Verdini lo dovrebbe spiegare a tutta Italia. Perché mai un cittadino dovrebbe ringraziare per quel che gli è dovuto.

Le case, anzi le C.A.S.E. agli aquilani le hanno date? A 17mila circa. In comodato d’uso e provvisoriamente. Generando un sovradimensionamento abitativo per 4.500 alloggi che consumeranno permanentemente il territorio. Con un costo spropositato (da 2400 a 2800 euro a metro quadro, a seconda delle stime e delle fonti). Senza rimuovere le macerie per un anno. Senza far ripartire la ricostruzione. Senza veri incentivi per la ripresa della vita economica e sociale. Disgregando il tessuto sociale. Senza considerare il preesistente. Con appalti gestiti in maniera quantomeno opaca. Uccidendo una città. Prendendo decisioni definitive in emergenza. Con intercettazioni che dimostrano che gli imprenditori della cricca se la ridevano, la notte del terremoto: e non è questione di indignarsi. E’ questione di comprendere che questo è il capitalismo dei disastri, quello che vede nella catastrofe una splendida opportunità di profitto.

Nessuno, all’Aquila, deve dire grazie per quel che ha avuto, ammesso che l’abbia avuto. Nessuno.

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