L’Aquila – La DIGOS sequestra le carriole

L’aveva detto il Prefetto Gabrielli: nel caso, useremo anche la forza. Era un monito per la domenica aquilana. E così, oggi i cittadini che ormai tutti chiamano “il Popolo delle Carriole”, che da un mese all’Aquila si ritrovano per spalare le macerie non rimosse, trovano la sorpresa. La Digos li ferma, molto meno conciliante delle altre volte, e sequestra alcune carriole. Ne toglie una anche a un bambino.

Antonio Di Giandomenico si inginocchia e dice: “Vi chiedo di portarmi la legge che vieta di portare una carriola nel centro storico di una città disastrata”.

Sul verbale di sequestro della carriola di Di Giandomenico, si prende una denuncia penale, si legge: “OGGETTO: Verbale di sequestro di una carriola, in pessimo stato di conservazione, con contenitore in ferro di colore blu…” La descrizione della carriola prosegue. Poi il verbale cita la violazione dell’Articolo 9 della Legge 212 del 4 aprile del 1956: “Norme per la disciplina della campagna elettorale”.

Vale la pena di riportarlo integralmente:

Articolo 9



1. Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda.
2. Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali.
3. È consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o periodici nelle bacheche previste all’art. 1 della presente legge.
Ora. Il popolo delle Carriole, come più volte sostenuto, non è un movimento politico di sorta. Non c’erano comizi. Non c’era propaganda elettorale. Lo ribadisce anche Giusi Pitari, che pure ci tiene a sottolineare di non essere portavoce: “Sono una di quelle che parla di più e mi identificano come la portavoce. Mi chiamano continuamente, da ogni parte. Ieri il Questore mi ha fatto capire che c’erano ordini dal Ministero dell’Interno per bloccare la nostra iniziativa. Il Prefetto Gabrielli ha detto che avrebbe usato la forza, se fosse stato necessario, e Repubblica ha parlato di un mio incontro con lui. Io non l’ho mai incontrato e ora manderò la smentita al giornale. Ma noi siamo un gruppo di cittadini, non un movimento politico. A meno che non si voglia vedere una carriola come simbolo di un qualche partito.”
Non c’erano celerini. C’era la Digos. C’erano poliziotti aquilani. “Li ho visti persino in imbarazzo” dice Giusi.

E poi che è successo? “Dopo questi sequestri che, abbiamo fatto notare, ci sembravano ridicoli, siamo entrati, abbiamo sfondato. Hanno preso i nomi, ci hanno identificati. Abbiamo recuperato alcune carriole da Piazza Duomo e abbiamo spalato le macerie di piazza Nove Martiri. Ci hanno lasciati fare. E ora siamo riuniti in assemblea”. Che non è un comizio.

Le ragioni di tutto questo? “Prima intimidirci”. E l’intimidazione è riuscita, visto che oggi il popolo delle carriole era un popolo di duecento persone, molte meno delle ultime domeniche. “E poi reprimerci”.

Gian Maria Volonté recitava, in un noto film di Elio Petri, “Repressione è civiltà”. Petri non poteva immaginare che la repressione si sarebbe spinta al sequestro di due carriole.

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