Lettera degli economisti




Le soluzioni che si stanno mettendo in atto in Europa per fronteggiare la crisi economico-finanziaria rispecchiano e portano all’estremo quel pensiero unico neoliberista su cui si è costruita la globalizzazione economica e che sta riportando il mondo a una sorta di stato di natura precedente a un qualunque contratto sociale che non sia il misero scambio economico fondato sulla convenienza, in cui ognuno è destinato a diventare veramente un lupo tra i lupi per non soccombere.

L’ideologia neoliberista ha cavalcato la fine dell’Unione Sovietica per proporsi come unico modo possibile di pensare e organizzare il mondo, al punto che, per avvallare nell’immaginario collettivo quest’illusione, lo stesso termine “neoliberismo” è quasi scomparso dalla comunicazione che potremmo definire mainstream e si è andato a fondere, nel pensiero corrente, con l’idea stessa di “economia“. E invece, il neoliberismo che sta sacrificando la società e il mondo sull’altare dell’avidità smisurata di pochi, non è altro che un’ideologia come le altre, per molti versi anche ingenua e ridicola, se non avesse risvolti e conseguenze tragici: una chiave di analisi e di lettura che sta dimostrando in questi ultimi anni di creare quelle disparità, quei disastri e quelle violenze che da sempre le sono state contestate dai suoi oppositori.

Oggi, i governi degli stati membri dell’Unione Europea, paradossalmente più accecati dall’ideologia neoliberista di quanto non lo siano gli stessi Stati Uniti, propongono per superare la crisi di attuare misure estreme di quella stessa ideologia che ha portato a questa situazione, perseverando nella cecità del pensiero unico, perché anche lo shock di questa crisi economica è vista da alcuni come una meravigliosa opportunità di profitto e, per i più “ottimisti” di loro, probabilmente anche di sovvertimento di ordini politici da asservire definitivamente ai voleri del Mercato.

Di fronte a questa inadeguata reazione politica dell’Europa (e in particolar modo dell’Italia, che si appresta a varare misure che probabilmente non sarebbero dispiaciute a Pinochet), molti importanti economisiti hanno scritto una lettera aperta alle istituzioni per richiamare l’attenzione sul pericolo di questo pensiero unico e sulla necessità di cambiare immediatamente rotta per non sprofondare nel baratro che la stessa ideologia neoliberista ha creato.

Qui si può leggere la lettera nella sua interezza, è un’analisi attenta, chiara, precisa e scientifica del problema e della direzione da intraprendere per risolverlo.

E’ un appello che noi cittadini per primi dobbiamo raccogliere e fare nostro, perché tornare ad ascoltare gli studiosi e gli intellettuali indipendenti invece che gli opinionisti televisivi è un modo per la società intera di uscire dalle maglie del pensiero unico imposto dai principali mezzi di comunicazione (per ignoranza o convenienza) e cercare di capire il mondo in cui siamo immersi e cominciare ad agire. Infatti, se è forse utopico pensare che chi è oggi al potere cambi le proprie strategie da un giorno all’altro, non lo è cominciare a cambiare i propri schemi mentali e i propri comportamenti e da consumatori ciechi, inconsapevoli e passivi nell’illusione di una libertà illimitata che in realtà è solo possibilità di consumo, tornare a essere persone e cittadini attivi, critici in senso kantiano: cominciare a distinguere le reali necessità che abbiamo da quelle che ci vengono vendute come tali da chi ha interessi diversi.

Vista l’inconsistenza dell’attuale classe dirigente europea di fronte ai grandi interessi economico-finanziari, è dal basso che si può sperare di cambiare il mondo e, forse, di salvarlo. Perché, come si diceva una decina di anni fa, prima che la violenza repressiva frantumasse il movimento strumentalmente definito “no-global” spalancando le porte a questo tragico primo decennio del 2000: un altro mondo è possibile.

LETTERA DEGLI ECONOMISTI


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