Shockjournalism

Shockjournalism è un termine che si ispira alla “Shock doctrine” teorizzata da Naomi Klein nel suo ultimo libro.
E’ un termine che nasce parlando lungamente con János, un amico fotografo conosciuto in Abruzzo mentre mi occupavo della gestione emergenziale del terremoto dell’Aquila.
Questa è la doppia definizione del termine:

shockjournalism [ʃɒk dʒɜːnəlɪzm]
1. situazione in cui si trova l’informazione in seguito ad un evento traumatico (catastrofi naturali, sociali, economiche, guerre). La comunicazione è frammentata o addirittura interrotta. Emergono pseudo-giornalismi embedded o scandalistici.
2. metodo di analisi e documentazione del seguito di un evento traumatico (es. la gestione dell’emergenza). Si (ri)costruiscono reti informative dal basso e indipendenti. La comunicazione è condivisa. Si analizzano i meccanismi e gli ostacoli di trasmissione e circolazione delle informazioni e le tecniche per il controllo delle stesse.

Ora, in Italia pare esistere un’emergenza più diffusa che riguarda tutto il Paese.
Slogan ripetuti a reti unificate convincono la società civile, a destra e a sinistra, che i miracoli sono possibili e che li compie il Governo del Fare (l’emergenza rifiuti in Campania, l’emergenza terremoto all’Aquila); che esistono gravi problemi per la privacy a causa delle intercettazioni; che esistono la necessità e l’urgenza per giustificare provvedimenti di vario genere senza che questi passino attraverso il dibattito parlamentare; che la crisi non esiste; che la crisi è esistita ma è già stata superata; che il Paese, per superare la crisi che forse c’è ancora, ha la necessità di distruggere lo stato sociale e di liberarsi di lacci e lacciuoli per tirare avanti; che la Costituzione è obsoleta; che le Grandi Opere sono necessarie e strategiche; che ci vorrebbero i poteri di Protezione Civile per governare il Paese. E via dicendo.
E’ una neolingua, veicolata da televisioni e quotidiani, che riscrive la società e la cultura e che veicola un pensiero unico, pericolosissimo per la democrazia.
Il servizio pubblico televisivo è ridotto ai minimi termini.
Il giornalismo d’inchiesta è visto con fastidio.
In questo scenario, nasce Shockjournalism. Per un giornalismo di inchiesta sul campo, come si faceva un tempo e come si fa sempre meno. Per giornalisti che non raccontano la realtà da casa o da una redazione.
Per un giornalismo che deve operare in uno Stato in emergenza.

Alberto Puliafito

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