C’era una volta la Loggia P2. E oggi?

C’era una volta la Loggia P2.
Quando, nel 1984, Tina Anselmi redige la relazione di sintesi della Commissione Parlamentare che si occupa della Loggia segreta, si trova di fronte a un problema significativo. La P2 è un fenomeno molto ampio e complesso. Tanto che la Anselmi deve sintetizzare 115mila pagine di documentazione raccolta, contenenti anche 198 testimonianze diverse, perché si possa fornire al Parlamento e al Paese tutto uno strumento per comprendere al meglio la questione.

Così, la Anselmi scrive:

[...] una scelta metodologica che avesse privilegiato il criterio di inseguire il fenomeno nelle sue molteplici ramificazioni non avrebbe avuto altro esito che quello di riprodurre descrittivamente, nel migliore dei casi, una determinata situazione, senza peraltro pervenire a una comprensione politicamente apprezzabile della sua genesi, della sua sostanza e delle finalità a essa prefissate [...] eludendo la vera sostanza del problema, che è, e altro non potrebbe essere, quella di identificare la specificità piduista.

E’ una dichiarazione di metodo molto importante che dovrebbe essere presa a modello anche dal giornalismo italiano. Perlomeno, da quello di approfondimento: un giornalismo di cui si sente gravemente la mancanza.

E’ sacrosanto raccontare i fatti e seguire la cronaca. Ma se si persegue nella logica dell’indicare e narrare i vari scandali (cito a caso, ma nemmeno troppo: Tarantini, i grandi eventi e la cricca, i grandi appalti e il sistema gelatinoso, la P3…) senza provare, contemporaneamente, a offrire uno sguardo d’insieme di questo fenomeno di corruttela generale, si rischia, allo stesso modo, di rassegnarsi a una descrizione passiva degli eventi.
Lo stesso atteggiamento si ravvisa, volendo generalizzare per comodità, nella politica italiana, quella che a questo sistema di corruttela si dovrebbe opporre.

C’era una volta la Loggia P2.
Faceva paura. Inquietava. Oggi ci sono le cricche, i sistemi gelatinosi, la P3, i furbetti del quartierino, le compagini del cemento, quelli dell’eolico, gli sciacalli che ridono la notte del terremoto e via dicendo. Non fanno paura, a leggerli così.

C’era una volta la Loggia P2.
E Tina Anselmi, riassumendo i lavori della Commissione parlamentare, ne mette in luce

la finalità immediata:

una complessa struttura dedita ad attività di indebita, se non illecita, pressione e ingerenza sui più delicati e importanti settori, ai fini sia di arricchimento personale, sia di incremento di potere, tanto personale quanto della Loggia [...] dalla politica all’economia, dall’editoria ai ministeri.

il fine mediato o ultimo:

il condizionamento politico del sistema

C’era una volta la Loggia P2.
Che, in qualche modo che qui sarebbe lungo riassumere, venne a galla in tutto il suo potere eversivo. Ma non accadde molto, a chi si trovava negli elenchi di appartenenza della Loggia. Anzi. Oggi ricoprono ruoli in vari settori della vita politica e sociale italiana.
Il che lascia supporre – ed è dovere del giornalista, quello di mettere insieme gli elementi e proporre una tesi – che il sistema piduista, anche alla luce di dichiarazioni della Commissione Parlamentare e della stessa Anselmi, non sia stato affatto debellato. Anzi, che si sia accresciuto in dimensioni e possibilità di controllo.
Non ipotizzarlo significherebbe limitarsi alla favoletta “C’era una volta la Loggia P2, oggi forse ci sono un po’ di furbetti e avvoltoi”.
Minimizzare. Esattamente come quando di Licio Gelli si diceva che fosse prima un semplice librario. Poi un materassaio.

Minimizzare. Continuare a dipingere questi fenomeni come episodi sporadici e isolati, senza mai dare uno sguardo d’insieme, eludendo la vera sostanza del problema, che è, e altro non potrebbe essere, quella di identificare la specificità del sistema di gestione del potere che opera oggi in Italia. Evitando di parlare dell’evoluzione della P2. Di cui la commissione, fin dal 1984, rilevava, con il commissario Padula, la versatilità, ovvero la sua capacità di adattamento.
Insomma, parlare di P3 è molto suggestivo. Anche di “sistema gelatinoso” lo è. E persino di “cricca”, così come di “casta”. Ma probabilmente, è anche molto riduttivo.

Allora, propongo una tesi. Che tiene conto delle premesse contenute nella relazione sulla P2. Del fatto che sulla P2 mancò la volontà di andare a fondo, dopo che la Commissione Parlamentare concluse i suoi lavoro. Del fatto che nelle inchieste di ieri e di oggi ci sono nomi ricorsivi. Nel tempo (oggi come allora) e nella contemporaneità (personaggi e nomi che ritornano nelle varie inchieste-scandalo dell’ultimo anno).
Così come la P2 si era ben presto liberata di tutta la componente esoterica propria della massoneria per dedicarsi con vigore e decisione alla vita profana e al controllo della vita politica ed economica del Paese, così potrebbe essersi evoluta. Aver imparato.

Essersi liberata, nel tempo, di una struttura rigida e vetusta afferente a una sola persona – Licio Gelli, che verosimilmente, a sua volta, riferiva a un vertice piramidale più ampio, agendo come una sorta di “segretario” operativo, come ipotizza il senatore Sergio Flamigni – e della necessità di un’appartenenza a una struttura vera e propria. Aver perso, almeno parzialmente, quella connotazione rigida di associazione, di società segreta – favorita in questo dalle nuove tecnologie -, pur mantenendone la logica solidale e di segretezza, e essersi abbeverata di quello stesso substrato di amici degli amici, di solidarietà massonica, di connivenze, per ampliarlo e renderlo sistema. E magari, in qualche caso, anche antisistema.
E’ lecito che il giornalista provi a guardare l’insieme dei recenti scandali. E a ipotizzare che siano frutto di un’evoluzione della P2.

Dalla Loggia P2 al Sistema P2. Più raffinato, più ampio, più subdolo, più radicato, più coperto.
Il che non esclude che esistano altre forme, magari più raffinate e più esplicitamente internazionali, di associazionismo palese che mascherano, in qualche modo, ancor più raffinate strutture di controllo segrete.
Ma parlare di Sistema P2 appare più coerente con le premesse che hanno portato all’Italia degli scandali di oggi.

Alberto Puliafito
ShockJournalism.info

Tags: , , , , , ,

Leave a Reply

Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported
This work by Shockjournalism is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported.