22,5 milioni di risarcimento chiesti a Berlusconi. Ma chi pagherebbe?

Alberto Puliafito22,5 milioni di euro di risarcimento chiesti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ovvero, per il momento, a Silvio Berlusconi. Il che giustifica il titolo a effetto. L’azione legale – si legge sul Centro¹ – è stata avviata dagli avvocati Maria Teresa Di Rocco e Silvia Catalucci del foro dell’Aquila, per conto di trentasei persone che hanno perso nella tragedia del 6 aprile 2009 venti familiari.
Oggetto del risarcimento è la Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto la Commissione Grandi rischi è una emanazione di essa, oltre a essere un organismo operativo governativo.

Per chi ancora non lo sapesse, il 30 marzo 2009, nel corso di una riunione che non si è esitato a definire, giustamente, “anomala” (durò, secondo Enzo Boschi, a capo dell’INGV, meno di un’ora. Un’ora secondo il verbale, che è stato firmato il 6 aprile mattina, dopo la scossa delle 3:32), la Commissione Grandi Rischi, dopo 4 mesi di sciame sismico, ha di fatto prodotto un verbale che non fa che dire che “non si possono prevedere i terremoti”. Una specie di temino generico e raffazzonato. Un temino che le procure hanno definito

una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione alla attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico

Un temino che, per la sua provenienza autorevole, di fatto, ha rassicurato gli aquilani (in calce al post, il video con l’intervista rilasciata dal Prof. Bernardo De Bernardinis dopo la riunione).

Ora, in merito c’è un procedimento penale – indagati Franco Barberi, vicario della commissione Grandi rischi, il professor Bernardo De Bernardinis, già vice capo della Protezione civile, unico indagato abruzzese essendo originario di Ofena, Mauro Dolce direttore dell’ufficio prevenzione della Protezione civile, Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giuliano Selvaggi direttore del Centro nazionale terremoti dell’Ingv, Gian Michele Calvi, sismologo e direttore dell’Eucentre di Pavia, Claudio Eva ordinario di fisica dell’Università di Genova – cui si aggiunge questo, civile.

Ora. Poniamo per assurdo che il procedimento civile riscontrasse e determinasse la negligenza della Commissione Grandi Rischi. Una negligenza che andrebbe di pari passo con i compiti di previsione e prevenzione “dimenticati” dal Dipartimento di Protezione Civile (a meno che non si voglia leggere diversamente, per esempio, lo studio del 1999 che giaceva dimenticato e che individuava come altamente probabile un terremoto in Abruzzo. E che faceva già il censimento degli edifici a rischio crollo. Tutti crollati, il 6 aprile).

Bene. Chi risarcirebbe le famiglie aquilane – che, sia chiaro, bene fanno a rivendicare i propri diritti -? Chi pagherebbe?

Ci sia o meno Berlusconi, quando finirà il procedimento civile, sarà lo Stato a pagare, ovviamente. Ovvero, i cittadini. Soldi pubblici, ancora una volta. Come sono pubblici i soldi utilizzati per costruire le C.A.S.E. dell’Aquila, privando le autonomie locali di qualsiasi potere decisionale. Come sono pubblici i soldi utilizzati per l’emergenza Haiti, per quella del Cile, per quella di Pompei.

Il che dovrebbe non fa che ricordarci una sola cosa: se chi amministra la cosa pubblica lo fa con negligenza, diretta o indiretta, attraverso i suoi organi operativi, le conseguenze ultime di questa cattiva amministrazione si riversano addosso ai cittadini. Due volte vittime. Anzi, tre. Della tragedia, della negligenza e persino del risarcimento.

Alberto Puliafito
ShockJournalism.info

¹ Il Centro – “Mancato allarme sisma, i familiari delle vittime chiedono 22,5 milioni di danni a Berlusconi” | 17 agosto 2010

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Leave a Reply

Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported
This work by Shockjournalism is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported.