Enzo Baldoni. Un ricordo necessario, con buona pace di Feltri

Enzo Baldoni moriva, probabilmente, il 26 agosto del 2004. Sei anni fa. Probabilmente, perché non c’è certezza sulla sua data di morte. Era un copywriter. Traduceva fumetti. E faceva il ficcanaso. Ovvero, il giornalista. Ieri non lo ha ricordato nessuno, sui media tradizionali.

Mi trovo un po’ in imbarazzo, a scrivere di Enzo Baldoni. Ma qualcuno deve farlo.

Mi trovo in imbarazzo, in primo luogo, perché non ho alcun titolo, per scriverne. Se non quello che deriva dall’averlo seguito in tempi non sospetti.
Secondo, perché non ho mai amato i pezzi in memoria di, o le celebrazioni acritiche post mortem.

Ma quando mi sono reso conto che non trovavo alcuna traccia di un suo ricordo, se non sul suo vecchio blog e se non attraverso le parole – su Facebook – di un amico, un giovane scrittore che si chiama Stefano Sgambati, ho pensato che qualcuno dovesse farlo, qui e sul Fatto Quotidiano.

Era lui, Baldoni, che si definiva ficcanaso. Sul sito che raccoglie i suoi scritti si legge, fra l’altro:

Non c’è niente da fare: quando uno è ficcanaso, è ficcanaso. E’ insopprimibilmente curioso, gli interessano i lebbrosi, quelli che vivono nelle fogne, i guerriglieri. E poi non gli basta fare il pubblicitario, deve occuparsi anche di critica di fumetti, di traduzioni, di temi civili e perfino di robbe un sacco zen. Ma soprattutto di ficcare il naso dove i governi non vorrebbero: dal Chiapas alle fogne di Bucarest, dallo sterminio dei Karen birmani ai massacri di Timor Est, dal lebbrosario di Kalaupapa ai dissidenti cubani fino alle montagne della Colombia dove si annida il più potente esercito guerrigliero del mondo: le FARC.

Ha scritto reportage originali e intelligenti. Reportage veri. E’ stato rapito in Iraq, e poi ucciso. Probabilmente, il 26 agosto 2004. A sequestro in corso, o forse con Baldoni già ammazzato, Vittorio Feltri si esibì in una delle sue performance:

Già ieri abbiamo scritto: un uomo della sua età, moglie e due figli a carico, avrebbe fatto meglio a farsi consigliare da Alpitour, anziché dal Diario, la località dove trascorrere vacanze sia pure estreme (si dice così?). Evidentemente, da buon giornalista della domenica egli ha preferito cedere all’impulso delle proprie passioni insane per l’Iraq piuttosto che adattarsi al senso comune.
Libero, 27 agosto 2004

E Renato Farina, deputato PdL, radiato dall’Ordine dei Giornalisti per aver collaborato con i Servizi Segreti pubblicando notizie false quando lavorava per Libero e ricevendo in cambio denaro, scriveva a sua volta, di Baldoni:

E questo sarebbe giornalismo di sinistra? Vogliamo dirlo: è un simpatico pirlacchione. Lo scriviamo tremando. Sappiamo che ci sono moglie, genitori e fratelli in lacrime. Desideriamo gli sia restituito vivo e vegeto. Evitiamoci le tirate patetiche però. Signori di Al Qaeda, proprio dal vostro punto di vista, non vale la pena di ammazzarlo. Restituitecelo, farà in futuro altri danni all’Occidente come testimonial della crudeltà capitalistica. Vedendo com’era attrezzato, i rapitori hanno dubitato fosse davvero un giornalista.

Su Renato Farina, è utile leggere l’informativa dell’Ordine dei Giornalisti, per capire di chi stiamo parlando.

Renato Farina, ex vicedirettore di Libero, “arruolato” nel Sismi col nome di Betulla, è stato radiato, con 68 voti a favore, 5 astenuti, 2 contrari e 4 schede bianche, dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in accoglimento della richiesta avanzata dal Procuratore generale della Repubblica di Milano.
Il Procuratore generale aveva argomentato la sua richiesta rilevando che la sospensione di 12 mesi comminata dal Consiglio regionale della Lombardia è “inadeguata rispetto alla gravità della condotta ascritta ed accertata”.
Secondo il Procuratore generale “il comportamento di Farina va sanzionato con l’ipotesi prevista dall’art. 55 della legge n. 69/63 che punisce con la radiazione la condotta del giornalista che ha gravemente compromesso la dignità professionale, fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell’Albo”.
La proposta di radiazione avanzata dalla Commissione ricorsi del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti rileva che “il comportamento di Farina resta incompatibile con tutte le norme deontologiche della professione giornalistica ed ha provocato un gravissimo discredito per l’intera categoria. E non solo in relazione alla vicenda Abu Omar e ai rapporti con Pio Pompa. E’ Farina che, nelle sue difese, rivela e rivendica un ruolo in una trattativa con Milosevic, ruolo che autorevoli membri del governo dell’epoca negano abbia mai avuto. E’ Farina che fa riferimento a suoi rapporti con un servizio ultrasegreto statunitense (una Cia parallela agli ordini diretti di Condoleezza Rice). E’ Farina che dichiara ai magistrati di aver accettato dai servizi all’incirca 30 mila euro”.

Il che non ci parla di Enzo Baldoni. Ma ci spiega che idea del giornalismo abbiano costoro.

E ci spiega anche perché bisogna ricordarlo, Baldoni. Non perché fosse di sinistra, ma perché è necessario che si racconti e si tramandi la verità su chi viene screditato da certe disgustose campagne mediatiche e poi dimenticato anche da chi, invece, dovrebbe ricordarlo. Perché è necessario recuperare, ogni volta che ce n’è l’occasione, la memoria storica di questo Paese, un Paese che fa in fretta a celebrare eroi, ad affossare vittime, a dimenticare tutto.

Per quel che mi riguarda, leggendolo in tempi non sospetti, ho capito che sarebbe stato quello, il giornalismo che avrei voluto praticare un giorno, se ne avessi avuto la possibilità: sul campo, vivendo le storie che avrei raccontato. Mai embedded, mai condizionato, mai a farmi raccontare la vita al telefono o via mail, mai a sudare dietro una scrivania criticando chi, sul campo, ci va.

Per parlarne, di Baldoni, bisogna leggerlo. E a quel punto, non c’è più bisogno che ne parlino altri, perché avrà già detto tutto lui. Se potete, se non l’avete mai fatto, leggetelo.

Questo è il mio personalissimo ricordo e saluto a Zonker.

Alberto Puliafito
Shockjournalism.info

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One Response to “Enzo Baldoni. Un ricordo necessario, con buona pace di Feltri”

  1. emanuela Preti Says:

    Buongiorno Alberto sono un po’ in ritardo ma ti volevo dire Grazie Grazie per aver ricordato un ficcanaso come Enzo Baldoni, crdimi non é stato dimenticato perché era di sinistra, non no ma semplicemente perché era uno che il mestiere lo faceva secondo le vere leggi del giornalismo per questo la cattiveria e l’ ironia malvagia di chi questo mestiere non é capace di farlo.
    Ad un Indro Montanelli che era di destra uno come Baldoni sarebbe piaciuto e anche tanto e poi lasciamelo dire nella storia della sua morte c’é ancora qualcosa che non mi convince e non mi piace e ancora mi domando perché?……….ancora Grazie per cio’ che fatto Emanuela

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