Le falsità dell’appello al non voto dei nuclearisti

Francesco Testa detto Chicco

Sul Facebook di Francesco Testa, detto Chicco (già Pci, già Legambiente, già barricadero antinuclearista, ora manager della Rothschild e pro-nucleare, capace di far battute tipo “Ne sono morti solo 15″ a proposito dei bambini di Chernobyl, o tipo “Nessuno chiede di abolire il traffico” visto che ci sono gli incidenti d’auto), compare un appello che contiene cinque motivi per non votare al referendum sul nucleare.

Cinque motivi in cattiva fede, facilmente smontabili con la logica e il buonsenso.

1. Il referendum sul nucleare si svolge sull’onda emozionale suscitata dall’incidente di Fukushima.

E’ falso. Le firme sono state raccolte molto prima.

2. Il nucleare non sarà mai sviluppato contro la volontà dei cittadini.

Ammesso e non concesso che sia vero – basti pensare alla TAV e a chi resiste in Val di Susa, per capire come i cittadini debbano impegnarsi per impedire la realizzazione di un’opera inutile o pericolosa o entrambe -, non si vede perché, dunque, invitare i cittadini a non esprimere la propria opinione alle urne.

Sempre al punto 2 si legge:

Al contrario, la vittoria del Sì provocherebbe di fatto una censura preventiva che impedirebbe agli italiani di essere informati sull’evoluzione del nucleare.

E’ semplicemente falso (e demagogico). Non si vede cosa c’entri l’informazione con questo referendum.

3. Il nucleare non è un argomento targato politicamente.

E’ falso. Lo è diventato, anche se, effettivamente dovrebbe essere semplicemente lasciato alla logica e al buon senso. I nuclearisti “non targati politicamente” rispondessero piuttosto, chiaramente, a una serie di domande: dove si mantengono le scorie delle centrali che già abbiamo costruito (in Italia e nel resto del mondo)?
Chi dispone di uranio?
L’uranio è economicamente conveniente?
Se, privi di targhe politiche, rispondessero chiaramente, allora sarebbero costretti ad ammettere che, semplicemente, il nucleare non può essere lasciato all’opinione: è antieconomico, è pericoloso, non comprende alcuna forma di programmazione a lungo termine.

4. La vittoria del Sì indebolirebbe il ruolo dell’Italia nella discussione internazionale.

Non si vede come, visto che anche la Germania – che di certo non è debole nella discussione internazionale – ha deciso di rinunciare al nucleare.

5. L’Italia deve confermare il proprio impegno nella ricerca sul nucleare per non restare isolata dalla comunità internazionale che nei prossimi anni, per effetto dell’incidente di Fukushima, aumenterà gli sforzi di innovazione.

Un’affermazione opinabile spacciata per verità. Chi lo dice? E perché, invece, l’Italia non dovrebbe proporre il proprio impegno per le energie rinnovabili?

Infine. Nell’appello si legge anche:

La legge prevede che per essere valido un referendum debba raggiungere un quorum. Non ritirare la scheda grigia del referendum n.3 sul nucleare è una delle opzioni che la nostra democrazia offre ai cittadini.

Vorrei ricordare ai nuclearisti che nel 1974 il referendum abrogativo per la legge sul divorzio totalizzò l’87,70% dei votanti (33.023.179 di italiani). E vinse il No. Così, il divorzio rimase in vigore. E nessuno si sognava di invitare all’astensionismo: un’altra politica, un’altra etica, un’altra Italia.

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