Tiburtina: Né dolo né buon giornalismo

Repubblica titolo incendio Tiburtina

RFI (Rete Ferroviaria Italiana) spiega in un comunicato, a proposito dell’incendio alla Tiburtina:

eventi simili sono, per esperienza, attribuibili prevalentemente a tre tipologie di cause: fulminazioni dirette di cavi elettrici per scariche atmosferiche; contatti diretti su apparecchiature e/o parti di impianto di segnalamento a bassa tensione per rottura e caduta linee elettriche ad alta tensione (3mila volt) che forniscono energia di trazione ai treni; manipolazioni e/o asportazioni di cavi o di collegamenti in rame o alluminio che provocano anomali funzionamenti degli impianti, anche in tempi differiti rispetto al momento del danneggiamento

E Repubblica, che rispetto a ieri deve correggere il tiro, suo malgrado, chiosa così, in un articolo che appare sul web non firmato:

Dunque sembra scartata l’ipotesi attentato, ma non le eventuali manomissioni.

Il quotidiano, visitatissimo sul web, avrebbe il dovere di correggere il tiro se non altro per rispetto dell’intelligenza dei propri lettori, visto che l’ipotesi-attentato (che bella parola, per un giornalista: attentato!) è stata formulata solo giornalisticamente e mai, in alcun momento, dagli investigatori che analizzavano la dinamica. Quindi, non “sembra scartata”, come ipotesi. Non c’è mai stata, se non per alcuni giornalisti.

Ma Repubblica non ci pensa nemmeno, a scusarsi. Anzi. Prosegue a raccontare l’evento con affermazioni surreali, quasi fiera nel rilevare che non si escludono “eventuali manomissioni”.

Manipolazione o asportazione, c’è scritto nel comunicato.
Repubblica scrive: manomissione. Non sono sinonimi. Il termine scelto da Repubblica indica evidentemente un’azione svolta a scopo di danneggiamento (e quindi, in qualche modo, richiama il concetto di incendio doloso, già escluso praticamente da tutti).

La neolingua opera anche così.

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