«Avete avuto le C.A.S.E., che volete di più?»

Le C.A.S.E., i Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili (di tutto di più, insomma), sono state il grimaldello migliore per far credere a tutta Italia che all’Aquila dopo pochi mesi dal terremoto fosse tutto a posto. Non solo: la stampa antisistemica ha raramente compreso quali fossero realmente i problemi delle C.A.S.E.

Fra i 4.499 appartamenti, qualcuno, sì, ha avuto tetti scoperchiati, mattonelle rotte, tubi ghiacciati, d’accordo. Ma il punto non è mai stato questo. Riassumiamo tutte le criticità delle C.A.S.E. “for dummies“:

- 19 “new villages”, spacciati per temporanei ma in realtà permanenti. Ergo: consumo permanente del territorio. Le piattaforme su cui poggiano sono sostanzialmente irremovibili, l’edilizia delle C.A.S.E. è da prefabbricato;
- la geografia dell’Aquila è stata modificata radicalmente in seguito a questa scelta;
- 883 milioni di euro spesi per realizzarle, senza la partecipazione della cittadinanza, in deroga alle leggi su appalti e subappalti, a scapito di soluzioni realmente temporanee che avrebbero favorito la ricostruzione, senza alcun riguardo per le linee guida della Protezione Civile che prevedono di mantenere la popolazione terremotata quanto più possibile nei pressi delle proprie vecchie abitazioni onde favorire il processo di ripartenza della città;
- l’assegnazione degli appartamenti ha distrutto il tessuto sociale dell’Aquila e non ha soddisfatto nessun criterio di buon senso;
- mancano completamente le aree di aggregazione e di socialità, i servizi, le più elementari caratteristiche che trasformano il semplice “abitare” in “vivere”;
- già oggi, circa 500 di questi appartamenti sono vuoti, visto che alcune delle persone che venivano ospitate nelle C.A.S.E. sono ritornate alle loro abitazioni. Che ne sarà di questo incredibile sovradimensionamento abitativo? Fra dieci o vent’anni, cosa saranno le C.A.S.E.? Perché non ci si è posti il problema della visione a lungo termine, dopo il terremoto?

Considerate tutto questo a fronte di una semplificazione: le C.A.S.E. (acronimo oggettivamente geniale) si possono mostrare a chi non è mai stato all’Aquila e sono, da sole, un perfetto slogan materiale. I problemi di questa scelta, invece, vanno al di là della semplificazione, non fanno leva sui sentimenti di “pancia” e sull’indignazione facile che è stata cavalcata dall’antisistema in questi anni, richiedono un grande approfondimento, capacità di astrazione e di spiegazione/comprensione della complessità, cui il pubblico e la stampa italiani sembra ormai disabituati.

Nel video, un aggiornamento realizzato durante la mia collaborazione con Il Fatto Quotidiano. Anche allora, con gran fatica, cercavo di spiegare alla redazione, con poco successo, che i problemi delle C.A.S.E. non fossero di quelli che generano il titolo facile, ma sono molto più complessi.

Questo e altro viene raccontato in Comando e Controllo, di cui puoi prenotare il DVD sostenendo la distribuzione dal basso e indipendente su Produzioni dal basso.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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