Rassegne stampa oscurate, stampa rassegnata

Posted in Media on April 15th, 2012 by Alberto

Il sito del Governo ha pubblicato questo laconico messaggio:

La Rassegna stampa. A seguito di specifica richiesta, avanzata dalle associazioni degli editori, dal 10 aprile, la rassegna stampa quotidiana non è più accessibile all’esterno della rete della Presidenza del Consiglio.
Per i dipendenti della Presidenza del Consiglio il servizio è disponibile sulla rete Intranet.

Con questo sono già tre i siti istituzionali che hanno oscurato la rassengna stampa mattutina riservandone l’accesso ai possessori di una intranet: prima sono arrivati il Ministero dell’Economia e quello del Lavoro. E’ accaduto su richiesta esplicita delle associazioni degli editori, con una lettera del 16 marzo (pubblicata su il Cicalino.

La misura, semplicemente ridicola (a meno che non si voglia pensare che possa essere davvero la rassengna stampa delle pubbliche amministrazioni, la causa dei problemi dell’editoria in Italia), surreale, priva del benché minimo contatto con la realtà è l’ennesima cartina di tornasole della pochezza del nostro paesello. Un paese dove Mediaset impedisce a YouTube di utilizzare i propri contenuti invece di farsi il suo canale. Un paese dove tutto si prende tremendamente sul serio. Persino una rassegna stampa utile a pochi (e spesso fatta di pezzi tutti uguali, senza opinione: veline d’agenzia).

Una restrizione di un paese rassegnato nei confronti di una stampa rassegnata. Ma anche qui, il web troverà il modo di aggirare l’ennesimo laccio alla libera circolazione delle idee.

Cosa non si fa per un click in più. E per un morto sul lavoro

Posted in Media on April 14th, 2012 by Alberto

La scritta che vedete qui sopra è stata messa online da Repubblica.it che ha ritenuto di dover fare una fotosequenza delle immagini della morte di Piermario Morosini, calciatore del Livorno stroncato da un infarto durante l’incontro dei labronici contro il Pescara.

Al di là dell’afflato di ipocrisia che sta circondando questo tragico evento, che potremmo definire una morte bianca, sul lavoro – la sospensione di tutti i campionati di calcio per il weekend non trova certo riscontro in manifestazioni analoghe quando muore un operaio, per dirne una -, fa davvero specie vedere il portale di “informazione” (consentitemi le virgolette, per favore) utilizzare una morte per creare una fotogallery e fare qualche click in più.

Con tanto di cartello di avvertimenti iniziali, a mo’ di disclaimer (come se fossimo su un Rotten.com qualsiasi, non su Repubblica.it. Ma senza che ci siano immagini da Rotten.com, ovviamente). Insomma, da un lato la morte di un calciatore diventa una sorta di lutto nazionale; dall’altro le immagini del dramma si trasformano in una gallery che, ai fini dei click, vale come quella di una starlette pizzicata dai paparazzi.

«La realtà è un’altra cosa», dall’Aquila alla Val di Susa

Posted in L'Aquila 2012, Media, TAV on April 14th, 2012 by Alberto

La vignetta che Mimmo Lombezzi ci ha regalato per la campagna popolare di distribuzione in dvd di Comando e Controllo ricorda quella frase che apre sia Yes We Camp sia Comando e Controllo:

«La realtà è un’altra cosa. Non è quello che fanno vedé alla televisione».

E’ una frase pronunciata da una donna, sfollata, davanti alla tenda blu della Protezione civile. E’ una frase che – nella sua semplicità non banale – si adatta perfettamente alla realtà parallela che è stata raccontata sull’Aquila post-terremoto. Ma anche ad altre questioni nostrane – per rimanere nei confini italici. Penso, ad esempio, a come viene raccontata la questione del Treno ad Alta Velocità in Val di Susa: un’altro caso esemplare di “ricostruzione mediatica”.

La propaganda funziona. «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità», diceva Goebbels. La televisione riesce a fare di meglio: trasforma la verità, la riproduce a seconda delle necessità di chi la controlla e genera anche narcolessia sociale.

«La realtà è un’altra cosa».

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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Lo strano caso di Maxim /3

Posted in Media on April 13th, 2012 by Alberto

Riassunto delle puntate precedenti: faccio un reportage per Maxim Italia s.r.l. (nell’immagine, la cover di marzo 2012 di Maxim New Edition, che a quanto pare non è più edita da Maxim Italia s.r.l. anche se il nome della srl compare nel colophon di marzo 2012), fatturo a maggio 2011, non mi pagano. Pubblico la cosa, dopo quasi un anno, e succede un mezzo putiferio (qui, qui e qui).

Morale della favola: scrivo altre mail al responsabile dei pagamenti che mi è stato indicato, tal dott. Federico Marzetti, che continua a ignorare bellamente le mie e-mail.

Nel frattempo, spunta qualcuno che è nella mia stessa situazione. Si tratta di Marianna Martinelli, che lascia un commento al primo post, scrivendo:

«Maxim italia srl di viale sondrio, 7 milano e il caro dottor Croci devono anche a me 300 euro per una collaborazione dell’aprile 2011. Giusto per aggiungermi alla lista.
Marianna Martinelli»

Interessante, no? Quanti saremo, in questa situazione?

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Comando e Controllo – La prima proiezione a New York, il 6 aprile 2010

Posted in Comando e Controllo on April 13th, 2012 by Alberto

La prima proiezione di Comando e Controllo avvenne il 6 aprile 2010 – ad un anno esatto dal terremoto aquilano – alla New School University di New York, di fronte ad un pubblico misto e molto attento, grazie all’organizzazione del Circolo del Pd New York, grazie all’interessamento e alla splendida ospitalità di Anna Di Lellio.

Andò così: Fabrizio La Rocca, che vive a New York, si trovava in Italia – all’aeroporto, per la precisione, pronto per rientrare negli States – quando uscì su L’Unità una breve recensione di Yes We Camp, il documentario “prequel” di Comando e Controllo. Fabrizio mi mise in contatto con Anna e da lì nacque l’idea di proiettare il secondo film a New York il giorno dell’anniversario del terremoto. Da lì partì una vera e propria corsa contro il tempo per riuscire a finire il lavoro e portarlo alla New School, con sessioni di trascrizione, traduzione da parte di Anna e dei nostri “sostenitori” italo-americani (che già avevano tradotto Yes We Camp) e quindi sottotitolatura che durarono giorno e notte e che finirono solamente due giorni prima della proiezione a casa di Anna.

Il Circolo del Pd fece in modo di far presentare l’iniziativa e la proiezione da Alexander Stille (nel video, la prima parte della presentazione).

Fu importante, per me come regista e per Fulvio Nebbia, mio socio e produttore del film, avere un banco di prova così difficile per il nostro lavoro, che tratta di shock economy e capitalismo dei disastri, di abuso dello stato d’emergenza e di concetti che vanno ben oltre il dualismo berlusconiano-antiberlusconiano ma che si cristallizzano in una più ampia critica ad un modello di gestione del potere.

Ancora oggi non possiamo che essere grati a chi ha fatto in modo che il film avesse un battesimo “americano” decisamente sui generis.

Dopo quell’evento, partecipato e organizzato in maniera del tutto indipendente e dal basso dall’attivissimo Circolo del Pd newyorkese, oggi, a distanza di due anni, continua la storia indipendente di Comando e Controllo, con la campagna popolare per la distribuzione del dvd. E’, senza dubbio, la miglior via che poteva prendere questo film per essere diffuso.

Perché a distanza di due anni, non solo la situazione all’Aquila va peggiorando. Ma è l’Italia tutta a dover fronteggiare l’abuso dello stato d’emergenza.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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