L’Aquila e le C.A.S.E. e il livello d’attenzione sul web

Posted in Il Fatto Quotidiano, Scritti, Video on April 9th, 2011 by Alberto

Alberto Puliafito Il “miracolo aquilano” è un falso clamoroso. Questo è ciò che appare evidente a chiunque si prenda la briga di spendere un po’ di tempo all’Aquila, due anni dopo il terremoto del 6 aprile.

Però, il livello di quel che c’è da spiegare per far capire, a chi all’Aquila non ci va, che le C.A.S.E. sono un intervento sbagliato,è talmente alto che non è più comprensibile (notiziabile?) per la società in cui viviamo.
E’ una società di flusso, in cui tutto passa inosservato.
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Berlusconi dà i (suoi) numeri sull’Aquila. Torna il Dipartimento?

Posted in Uncategorized on July 30th, 2010 by Alberto

Silvio Berlusconi torna a parlare dell’Aquila e annuncia di aver deciso – alla faccia della partecipazione dei cittadini – con Gianni Letta: “riprendiamo nelle mani come governo, come presidenza del Consiglio e come dipartimento della Protezione civile la ricostruzione de L’Aquila”.

E, come tutte le volte in cui parla dello straordinario lavoro fatto dopo il terremoto del 6 aprile, il premier dà i numeri e li gonfia a dovere. Oltre a plasmare una realtà mediatica che può essere facilmente smantellata. E che deve essere smantellata sistematicamente.
Dice il Presidente del Consiglio: “Abbiamo saputo reagire al terremoto costruendo in 10 mesi abitazioni antisismiche per oltre trentamila persone collegate a scuole, asili, negozi e chiese. Non è mai stato fatto al mondo a seguito di nessuna catastrofe”.

Trentamila persone è il dato più facile da smentire. Non c’è nemmeno bisogno di andare all’Aquila, per smontare la dichiarazione. Basta prendere i dati ufficiali del Dipartimento di Protezione Civile. Le C.A.S.E. (provvisorie e in comodato d’uso) sono per 14.454 sfollati.

I M.A.P. (provvisori anche quelli) sono per 2.515 sfollati all’Aquila e 3.026 nei comuni del cratere. Il totale fa 19.995. Ventimila persone.

Non trentamila.

I numeri sono importanti, come le parole.

Per smontare il dato “collegate a scuole, asili etc…” occorrerebbe fare uno sforzo e recarsi nel capoluogo abruzzese, per scoprire che questi collegamenti non ci sono, che le “new town” più grosse sono delle cattedrali nel deserto, dei non luoghi senza servizi, e che la viabilità ha enormi problemi di traffico.

Berlusconi prosegue: “Abbiamo stanziato 15 mld per il terremoto in Abruzzo per le abitazioni ne abbiamo spesi meno di due e dunque ce ne sono 13 da spendere per la ricostruzione. Purtroppo le istituzioni locali non hanno saputo intervenire per dare il via ai lavori e quindi riprendiamo nelle mani la ricostruzione».

Tanto per cominciare, i 15 miliardi di euro per il terremoto sono stati stanziati da qui al 2032: è una cifra importante, ma dilazionata nel tempo.
Secondo il premier, poi, la colpa di un’Aquila ferma e fantasma ricade – una retorica che va avanti da mesi – sulle istituzioni locali, definite ancora una volta incapaci.

Reagisce, il Sindaco Massimo Cialente, in conferenza stampa: ”Le parole del Presidente del Consiglio? Uno degli atti piu’ gravi dal punto di vista istituzionale. Accusare
gli Enti locali di incapacita’ amministrativa, quando le colpe sono altrove, e’ stata da parte del Premier maleducatezza e scostumatezza istituzionale. Quanto al paventato ritorno della Protezione civile in citta’ e’ una questione di democrazia, di moralita’, di trasparenza”.
Per mesi le linee guida sulla ricostruzione delle case E sono state bloccate. Ora si bloccano anche i lavori sulle case A e B, non si chiariscono empasse burocratici, non arrivano i soldi per il ristoro alle attività produttive. Dal primo febbraio, la città dell’Aquila è stata di fatto abbandonata a se stessa, finito lo show e archiviato il caso come “Miracolo Aquilano”.

Ma lentamente la verità viene a galla, e l’unica soluzione che immagina Berlusconi, insieme a Gianni Letta, è quella di rimandare il Dipartimento di Protezione Civile all’Aquila.

Perché così si può decidere in maniera muscolare, a colpi di deroghe e di ordinanze.

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Berlusconi dà i (suoi) numeri sull’Aquila. Torna il Dipartimento?

Posted in Articoli, Scritti, Shockjournalism.com on July 30th, 2010 by Alberto

Silvio Berlusconi torna a parlare dell’Aquila e annuncia di aver deciso – alla faccia della partecipazione dei cittadini – con Gianni Letta: “riprendiamo nelle mani come governo, come presidenza del Consiglio e come dipartimento della Protezione civile la ricostruzione de L’Aquila” Read more »

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Di terremoto in terremoto, corsi e ricorsi di indagati. All’Aquila lavorano anche indagati per il Molise

Posted in Aggiornamenti, Protezione Civile, Protezione Civile SpA - Il libro, Sistema gelatinoso on May 16th, 2010 by Alberto

Nell’ormai famigerata lista sequestrata dal computer di Diego Anemone, imprenditore, c’è anche la scuola di San Giuliano di Puglia (CB). Per chi non se lo ricordasse, il 31 ottobre 2002 la scuola Jovine crollò in seguito a un terremoto e provocò la morte di 27 bambini e una maestra.

Anche la fase emergenziale molisana, così come quella dell’Aquila, è stata gestita da Guido Bertolaso: a San Giuliano di Puglia lo fecero persino cittadino onorario.
Nella lista-Anemone, tuttavia, non è precisato che tipo di intervento avrebbe fatto l’imprenditore nella scuola.

L’ANSA fa notare che c’è un altro nome, oltre a quello di Anemone, che lega il terremoto in Molise all’inchiesta “Grandi eventi”, o “Grandi appalti”: Claudio Rinaldi, uno degli indagati, già Commissario per i Mondiali di Nuoto di Roma del 2009, ha ricoperto anche l’incarico di soggetto attuatore per la ricostruzione in provincia di Campobasso.

Ma non basta, possiamo aggiungere un altro tassello: il Molise si lega anche all’Aquila: infatti, sfuggita alle cronache, un’altra piccola notizia c’è. Nell’ormai famigerato piano C.A.S.E. ha lavorato anche la Donati-Tirrena-Dema (lavori per oltre due milioni di euro).

Maurizio Donati (Dema Costruzioni) e Enrico Donati (Tirrena Srl) sono entrambi sotto processo per la ricostruzione molisana. Il processo è iniziato con un rinvio al prossimo 3 giugno. Il procedimento è a carico di 27 persone, indagate per reati che vanno dalla truffa alla truffa aggravata ai danni della Regione, e ancora, concussione, abuso d’ufficio, falso in atti pubblici, turbativa d’asta, falsi sopralluoghi. Il rinvio è dovuto a un difetto di notifica.

Protezione Civile SpA - di Alberto Puliafito, Aliberti editoreCom’è iniziato tutto questo?

Un affresco del sistema gelatinoso che si aggiorna quotidianamente con nuove notizie su Protezione Civile SpA, di Alberto Puliafito, Aliberti editore. In libreria dal 20 maggio 2010.

Protezione Civile SpA – Pagina Facebook
Protezione Civile SpA – Blog di Aliberti editore

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L’Aquila si risveglia incredula (di Stefano Torelli)

Posted in L'Aquila 2009, Text on October 1st, 2009 by Alberto

Riceviamo da Stefano Torelli, giornalista indipendente, e volentieri pubblichiamo

“L’Abruzzo si risveglia incredulo”… “c’è un Presidente sempre presente”… In rete gira ultimamente un video realizzato dal Comitato “Silvio per il Nobel” e recita queste parole. Il Nobel in questione è quello per la Pace e Silvio è il Presidente del Consiglio italiano Berlusconi. La motivazione è esplicitata dal testo della canzone e dalle immagini di sottofondo: Berlusconi che passeggia per le rovine dell’Aquila con Barack Obama e Angela Merkel; Berlusconi che stringe le mani dei Vigili del Fuoco e degli uomini della Protezione Civile all’Aquila; Berlusconi che consegna le prime case di legno agli abitanti del paese di Onna. Ed in effetti un certo Abruzzo si è davvero risvegliato incredulo di fronte al video di cui staimo parlando. Così come non si può negare che il Presidente sia sempre presente, come dimostrato anche ieri durante una nuova visita alla città dell’Aquila, in cui il capo del governo ha consegnato i primi 400 appartamenti del piano C.A.S.E. ad altrettante famiglie.

Invito ancora una volta a riflettere su cosa si sta consumando all’Aquila e su quali siano i toni che vengono usati e le immagini a cui si ricorre. L’idea, certo bizzarra e sicuramente non partita direttamente dal Presidente del Consiglio, di un Premio Nobel per la Pace per i “meriti” avuti nella ricostruzione post-terremoto, lascia quantomeno interdetti. Come se all’Aquila si fosse consumata una sanguinosa guerra e qualcuno fosse venuto a riportare la pace e la tranquillità. Come se la passerella degli 8 “grandi” della Terra tenutasi a luglio nel capoluogo abruzzese fosse stata l’occasione della firma di un armistizio. L’Aquila come Sarajevo. L’Aquila come Versailles nel 1919. L’Aquila simbolo di pace e futuro roseo. La realtà dei fatti continuamente travisata, anzi di più, volutamente distorta per produrre, a lungo andare, un’immagine di una città ormai adottata dal Presidente del Consiglio. Un Presidente del Consiglio che, pian piano, ricuce tutte le ferite e riporta la situaizone alla normalità. A tal punto da convincere anche alcuni aquilani del fatto che “tutto va bene” o, perlomeno, che “di più non si poteva fare”. Ed ecco che, come già detto nell’articolo precedente, in un tale clima ogni critica, ogni smorfia di disappunto, qualsiasi segno di opposizione ad una politica di disgregazione del territorio ed estremamente accentratrice diventa quasi una bestemmia. Di fronte alla pace non si può fare critica alcuna.

La storia del video che propone il Nobel per il Presidente del Consiglio e le considerazioni appena fatte sono emblematiche di quanto sta accadendo nella L’Aquila del post 6 aprile. E di nuovo dobbiamo interrogarci non tanto sulle scelte singole di questo o quel governo, ma sul modo di fare politica che si sta imponendo in questo Paese. Un’Italia ormai divisa in due, in cui non pare esservi spazio per nulla di condiviso, che si tratti di una ricorrenza nazionale, della carta istitutiva dello Stato stesso, fino alla questione di Cassano in nazionale. Tutto è “politica”. Tutto ha un colore. Tutto sta o a destra o a sinistra e non c’è tempo da perdere in dichiarazioni, azioni o semplicemente pensieri che siano trasversali. Pena l’accusa di tradimento (proveniente da una parte o dall’altra, a seconda di chi si allinea con chi).

Ieri, mentre si celebrava la consegna degli appartamenti (che, è bene sottolinearlo, non saranno subito abitati da tutti i destinatari, ma ci vorrà ancora del tempo perché ciò avvenga), un’altra parte della città dell’Aquila manifestava contro alcune scelte prese sul proprio territorio. La manifestazione si concludeva, significativamente, nell’ormai famosa (ex) tendopoli di Piazza d’Armi, quella smantellata dalla Protezione Civile il 4 settembre, ma dove in realtà ancora vivono una trentina di sfollati. La manifestazione terminava lì perché quello è il simbolo della verità non raccontata. Cumuli di spazzatura, servizi non più garantiti (cibo, acqua calda, pulizia dei servizi igienici…) e trenta persone abbandonate. Abbandonate dalla Protezione Civile che, dopo aver smantellato il campo, dichiara di non averne più la responsabilità; abbandonate dagli enti locali (in una città governata dal Pd, sia ben chiaro) che ancora non si sono fatti vedere. Abbandonate dallo Stato, i cui rappresentanti preferiscono andare a consegnare le case già costruite a famiglie contente di poter riavere un tetto, piuttosto che andare a vedere la miseria ed il degrado che ancora sono presenti in alcune parti della città. In questo clima, raccontare queste cose, che pur esistono e chi scrive ha visto con i propri occhi, può diventare un pericoloso atto sovversivo. I media domani parleranno della case consegnate e degli applausi ricevuti dal Presidente del Consiglio. Noi preferiamo parlare di altre realtà e ragionare su quali dinamiche siano in corso.

Benvenuti all’Aquila. Dove un terremoto è stato assurto ad una guerra. Per permettere a chi “ricostruisce” di vantarsi di aver portato la pace. Per permettere di far sì che solo alcuni giornalisti, quelli “embedded”, possano raccontare l’unica verità che deve essere raccontata. Per permettere di poter additare i cittadini che criticano alcune scelte compiute sulla loro pelle come “disfattisti” e “anti-italiani”. L’abbiamo già detto e lo ribadiamo: c’è un Paese intero ed un futuro da ricostruire, non soltanto una città.

Stefabo Torelli

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