Facebook e la “sensibilità locale”

Posted in Articoli, Scritti on July 23rd, 2011 by Alberto

Richard Allan Il 10 aprile 2011 Report propose una puntata dal titolo Il prodotto sei tu, a cura di Stefania Rimini.

Si parlava di Facebook, Google, dati personali e via dicendo. La puntata fu duramente criticata da nutriti gruppi di persone proprio sul popolare social network e, in generale, non accolse il favore degli addetti ai lavori, al punto che Milena Gabanelli dovette in qualche modo chiarire la sua posizione – e quella della redazione – in merito. Perché i guru del web (di solito, i presunti o autoproclamatisi guru del web) non amano qualche non-guru-del-web parla del web. In un’intervista a L’Unità disse:

Mi guarda anche la Signora Cesira e io devo essere in grado di spiegare il prodotto strutturato alla Signora Cesira. La tv generalista non è la rete, e quindi il popolo della rete deve portare pazienza se abbiamo usato un linguaggio semplice per spiegare cose da addetti ai lavori, mi sembra che dobbiamo fare questo sforzo, se no ci sono dei soggetti che parlano solo tra loro, e il resto del mondo è fuori. Volevamo capire un po’ di meccanismi ho capito che tanta gente non li sa e abbiamo dedicato mesi a indagare su questo mondo e a raccontarlo su una tv generalista. Già il fatto che se ne discuta e la discussione non rimanga confinata in rete mi sembra una buona cosa.

Ora, in effetti la puntata di Report, a chi la rete la bazzica parecchio, sarà sembrata farragginosa, e magari non ha aiutato a dare una corretta interpretazione del web in tutti i suoi aspetti. Ma d’altra parte, come farlo in 60 minuti? Impossibile.

Eppure, i recenti accadimenti su Facebook – sottovalutati o minimizzati da molti come una banale applicazione della policy del social network, oppure con slogan tipo “Facebook è un cancro sociale” et similia, tutte cose negative. Come è negativo ogni tentativo di rendere la realtà complessa un fatto binario raccontabile mediante slogan – riguardanti, in particolare, il blocco dei pezzi del fattoquotidiano.it, ci permettono di riprendere in mano almeno un passo di quella puntata di Report.

E per la precisione, quando Richard Allan, responsabile Facebook per l’area europea, dichiarò alla giornalista Stefania Rimini:

Le nostre decisioni non sono arbitrarie, ogni segnalazione viene valutata, che si tratti di una sola o di migliaia, non conta. Per noi quello che conta è se il contenuto viola o no le nostre regole. E c’è una squadra multilingue che lavora qui nei nostri uffici europei, con gente che parla anche italiano e che è in grado di giudicare i contenuti con una “sensibilità locale.

Ebbene. I fatti di ieri dimostrano come quest’affermazione non risponda al vero. Non è possibile che siano state effettivamente valutate le segnalazioni che riguardavano una popolare testata giornalistica italiana e che la decisione presa sia stata quella di rimuoverne – seppure temporaneamente – i contenuti. E la rimozione – seppure temporanea – dimostra una totale assenza di “sensibilità locale”.

Questo non significa che ci si debba indignare solo perché la cosa è capitata a una testata; né che si debba gridare all’attacco al Fatto quotidiano. Questo significa che occorre prendere l’evento come paradigma di una situazione più complessa, inserirlo in questa complessità e considerarlo nella sua complessità.

Le mie personalissime conclusioni, a proposito di questa complessità, sono, riassumento a costo di sembrare banale:

a) la libertà sui social network è genericamente sopravvalutata. Questo, nonostante a mio avviso i detrattori in senso assoluto dei social network commettano lo stesso errore partigiano di chi li esalta. Gli attivisti del click dovrebbero prenderne atto;
b) più in generale, è sopravvalutata anche la libertà sulla rete, soprattutto (ma non solo) perché la rete in generale non ha e non può avere la stessa capacità di penetrazione dei social network;
c) nel caso specifico, Ilfattoquotidiano.it, probabilmente, ha un rapporto troppo stretto con la sua “proiezione” su Facebook;
d) sempre nel caso specifico, Facebook ha mostrato tutta la sua fragilità, a chi vuole guardare oltre il caso specifico stesso.

Poi, volendo allargare ulteriormente le considerazioni, visto che questo pezzo di informarexresistere sul G8 continua a essere bloccato su Facebook, si potrebbe anche pensare che certi temi siano sgraditi al social network. Ma più probabilmente siamo anche qui di nuovo di fronte a una serie di segnalazioni multiple. Si vede che il mantenimento di questo blocco, secondo Facebook, fa parete dell’avere “sensibilità locale”.

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Grazie a Elisabetta Stella per lo spunto.

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Se Facebook blocca anche Informare per resistere

Posted in Articoli, Scritti on July 22nd, 2011 by Alberto

Facebook Informare per resistere

Dopo la questione che riguarda i contenuti internet provenienti dal dominio
de ilfattoquotidiano.it
, che non risulta ancora risolta, anche un articolo proveniente da informarexresistere.fr, per la precisione un pezzo-videoinchiesta sul G8 di Genova, subisce la stessa sorte: è impossibile condividerlo su Facebook.

Per ora mi limito alla segnalazione, per le considerazioni del caso ci vuole un po’ di tempo per valutare come proseguirà la situazione.

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Se Facebook blocca Il Fatto quotidiano

Posted in Articoli, Scritti, Shockjournalism.com on July 22nd, 2011 by Alberto

Facebook blocca il Fatto Quotidiano

00:30 di venerdì 22 luglio 2011. Qualunque tentativo di condividere su Facebook contenuti sotto forma di link che provengano da www.ilfattoquotidiano.it mi risulta, in questo momento – e da almeno un’ora -, impossibile.

Ogni prova, persino quella di condividere globalmente il sito www.ilfattoquotidiano.it, genera come risposta il messaggio d’errore che vedete nell’immagine e che riporto qui:

In questo messaggio sono presenti dei contenuti bloccati che sono già stati contrassegnati come offensivi o spam. Facci sapere se ritieni che si tratti di un errore.

Non solo: i link a pezzi o post presenti sul sito del quotidiano sembrano letteralmente scomparsi dal social network. Almeno, a me risultano scomparsi. Dalle mie pagine, dove li avevo personalmente condivisi (è da lì che me ne sono accorto, naturalmente), dalle pagine dei miei contatti che li avevano condivisi a loro volta. Ma anche da quella ufficiale del Fatto quotidiano, su cui sono presenti sì gli status e le note, ma non più link a pezzi provenienti direttamente dal sito del Fatto.

Ora. Se immagino lo scenario replicato per tutti gli utenti di Facebook in Italia – e non vedo perché dovrebbe essere altrimenti, sentiti alcuni amici-su-Facebook e nella vita vera e rilevato che anche a loro risulta lo stesso blocco -, questo significa che sul popolare social network, di fatto, i contenuti sotto forma di link pubblicati sul dominio ilfattoquotidiano.it sono scomparsi, svaniti nel nulla. E con essi tutte le discussioni annesse.

Proviamo a ragionare senza gridare al complotto.

Prima ipotesi. Quasi sicuramente si tratta di un errore tecnico. Magari un bug un po’ strano, un bug selettivo su un dominio ben preciso. Auspicabilmente, all’errore si riparerà alla svelta, una volta che arriveranno segnalazioni. Verosimilmente, Facebook tiene traccia dei dati, anche di quelli che rimuove. Quindi è possibile che nulla vada perduto e che tutti i contenuti al momento scomparsi saranno ripristinati.

Seconda ipotesi. Immaginiamo, invece, che si tratti di un gruppo organizzato, un centinaio, magari un paio di migliaia di persone, per dire – cosa ci vuole, oggi, a fare grandi numeri su un social network? -, che abbia abusato (scientemente) delle segnalazioni di abuso e abbia indicato come offensivi o come spam i contenuti provenienti dal Fatto. E che, inondato di segnalazioni, Facebook abbia automaticamente provveduto alla rimozione. Questo vorrebbe dire che un numero congruo ma ristretto di utenti può generare un evento simile, del tutto antidemocratico. Probabilmente, anche in quel caso i contenuti, dopo le dovute verifiche, verrebbero ripristinati.

Sono, volutamente, le due ipotesi meno dietrologiche e complottistiche che si possano formulare. E anche le più verosimili. Bug o abuso di segnalazioni di abuso.

Come la si voglia mettere, però, ci sono da considerare alcuni fatti.

Facebook per molti è diventato uno strumento di informazione quotidiana; Facebook fa notizia – indipendentemente da come la si pensi sulla questione e dall’eco che avrà in futuro, giusto per fare un esempio, basta pensare al caso del precario anti-casta: è finito sui giornali, almeno online, solo ed esclusivamente perché ha fatto “il botto” su Facebook -; Facebook è, per i giornalisti del web, un potentissimo mezzo di diffusione delle proprie idee e dei propri articoli.

Ora, per un tempo che, mentre scrivo, è ancora indeterminato, accade che i contenuti di un certo sito siano spariti, contemporaneamente e completamente, come per incanto, da Facebook. Non esistono più (finché non verranno ripristinati).

E anche se venissero, come probabile, ripristinati, questo episodio dovrebbe far riflettere attentamente tutti i paladini dell’informazione libera sul web, della libera rete.

Si dirà che Facebook non è “la rete”. D’accordo, è vero, ma fino a questo momento è la “cosa” più vicina a una proiezione 1:1 degli utenti internet sulla rete e a una riproduzione (amplificata) online delle relazioni reali.

Il fatto che, selettivamente, possano sparire da Facebook tutti i contenuti provenienti da un certo dominio – sebbene per un tempo ridotto, sebbene per un ipotetico bug, che si risolverà, magari, con una banale figuraccia da parte di Facebook – mi pare aver ben poco a che vedere con la libera informazione, con la rete democratica e partecipata e dal basso, con lo strumento potentissimo che si può utilizzare per cambiare il mondo e tutte quelle belle parole che di solito si usano quando si esalta internet (e Facebook, che molto spesso viene percepito o rappresentato come veicolo di libertà e indipendenza) parlandone come di una specie di miracolo che sfugge a ogni controllo.

Anzi. Mi sembra piuttosto pericoloso. E per nulla libero.

Aggiornamento 3:00: il bug selettivo, o comunque il blocco selettivo – a questo punto, ipotizzerei dovuto proprio a una situazione afferente alla seconda ipotesi di cui sopra -, agisce anche nei commenti se si scrive per intero il nome del dominio del sito.

Commenti Facebook Il Fatto Quotidiano bloccato

Lo stesso dicasi, per esempio, per link provenienti dal dominio copia-incollati nei commenti.

Dopo qualche minuto, si nota che il commento si “libera” del blocco e appare, senza la preview – nuova funzione rilasciata da Facebook in questi giorni – e come semplice link. In quest’ultimo aggiornamento, delle 3:42, non risulta che tutto il resto, invece, sia cambiato.

Alberto Puliafito

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Le riflessioni contenute in queste poche righe si devono anche a Gabriele Capasso: ero al telefono con lui mentre mi accorgevo del problema, ed è lui che mi ha convinto a scriverne immediatamente, facendomi ragionare sul fatto che, sì, questa è una “notizia” su cui riflettere. E condividendo con me le sue opinioni in merito.

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