«Avete avuto le C.A.S.E., che volete di più?»

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 9th, 2012 by Alberto

Le C.A.S.E., i Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili (di tutto di più, insomma), sono state il grimaldello migliore per far credere a tutta Italia che all’Aquila dopo pochi mesi dal terremoto fosse tutto a posto. Non solo: la stampa antisistemica ha raramente compreso quali fossero realmente i problemi delle C.A.S.E.

Fra i 4.499 appartamenti, qualcuno, sì, ha avuto tetti scoperchiati, mattonelle rotte, tubi ghiacciati, d’accordo. Ma il punto non è mai stato questo. Riassumiamo tutte le criticità delle C.A.S.E. “for dummies“:

- 19 “new villages”, spacciati per temporanei ma in realtà permanenti. Ergo: consumo permanente del territorio. Le piattaforme su cui poggiano sono sostanzialmente irremovibili, l’edilizia delle C.A.S.E. è da prefabbricato;
- la geografia dell’Aquila è stata modificata radicalmente in seguito a questa scelta;
- 883 milioni di euro spesi per realizzarle, senza la partecipazione della cittadinanza, in deroga alle leggi su appalti e subappalti, a scapito di soluzioni realmente temporanee che avrebbero favorito la ricostruzione, senza alcun riguardo per le linee guida della Protezione Civile che prevedono di mantenere la popolazione terremotata quanto più possibile nei pressi delle proprie vecchie abitazioni onde favorire il processo di ripartenza della città;
- l’assegnazione degli appartamenti ha distrutto il tessuto sociale dell’Aquila e non ha soddisfatto nessun criterio di buon senso;
- mancano completamente le aree di aggregazione e di socialità, i servizi, le più elementari caratteristiche che trasformano il semplice “abitare” in “vivere”;
- già oggi, circa 500 di questi appartamenti sono vuoti, visto che alcune delle persone che venivano ospitate nelle C.A.S.E. sono ritornate alle loro abitazioni. Che ne sarà di questo incredibile sovradimensionamento abitativo? Fra dieci o vent’anni, cosa saranno le C.A.S.E.? Perché non ci si è posti il problema della visione a lungo termine, dopo il terremoto?

Considerate tutto questo a fronte di una semplificazione: le C.A.S.E. (acronimo oggettivamente geniale) si possono mostrare a chi non è mai stato all’Aquila e sono, da sole, un perfetto slogan materiale. I problemi di questa scelta, invece, vanno al di là della semplificazione, non fanno leva sui sentimenti di “pancia” e sull’indignazione facile che è stata cavalcata dall’antisistema in questi anni, richiedono un grande approfondimento, capacità di astrazione e di spiegazione/comprensione della complessità, cui il pubblico e la stampa italiani sembra ormai disabituati.

Nel video, un aggiornamento realizzato durante la mia collaborazione con Il Fatto Quotidiano. Anche allora, con gran fatica, cercavo di spiegare alla redazione, con poco successo, che i problemi delle C.A.S.E. non fossero di quelli che generano il titolo facile, ma sono molto più complessi.

Questo e altro viene raccontato in Comando e Controllo, di cui puoi prenotare il DVD sostenendo la distribuzione dal basso e indipendente su Produzioni dal basso.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)
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«Sono un giornalista». «Non mi interessa»

Posted in Comando e Controllo on April 7th, 2012 by Alberto

Cosa accade in uno Stato in emergenza? Si militarizzano i territori, si militarizza il pensiero. La logica della partecipazione e dell’interesse dei cittadini viene meno, e vengono meno anche le normali libertà. Come quella di stampa.

In particolare, durante il periodo immediatamente successivo alla scossa di terremoto che devastò l’aquilano il 6 aprile 2009, si registrava una totale carenza di democrazia dell’informazione, nel “cratere sismico”. Scene come quella che viene mostrata nel trailer del dvd di Comando e controllo erano all’ordine del giorno.

«Cortesemente, spegni la telecamera, non sei autorizzato», dice un volontario.
«Sono un giornalista», rispondo io.
«Non mi interessa», chiosa lui.

Il seguito del dialogo – tagliato nel montaggio per ragioni di brevità – è un ricordare, da parte del sottoscritto, l’Art. 21 della Costituzione Italiana nella parte che recita «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Non si era in un’area sottoposta a segreto militare (altra buona scusa per limitare la libertà di stampa), ma all’ingresso di una delle “tendopoli” che hanno accolto gli sfollati all’Aquila – sempre chiamati “ospiti”, secondo la legge della neolingua emergenziale -, dove accompagnavo, nella fattispecie, alcuni membri del 3e32 che cercavano di volantinare per diffondere la notizia di un’assemblea cittadina.

Che la militarizzazione del pensiero e la progressiva limitazione della libertà di stampa funzionassero, lo dimostrano gli articoli che uscivano sui media mainstream all’epoca: nessuno sollevava obiezioni, tutti proni nel nome – ostentato – dell’interesse dei terremotati.

Poi vennero gli imprenditori che ridevano e gli scandali. Ma prima, a chi lamentava la violenza dell’emergenza sul territorio aquilano, si dava del visionario.

«Sono un giornalista».
«Non mi interessa».

Anche per questo, Comando e controllo è una storia che andava raccontata e che va ascoltata.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)
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L’Aquila – A processo la Commissione grandi rischi

Posted in L'Aquila 2009 on May 26th, 2011 by Alberto

La Commissione Grandi Rischi a processo per il terremoto all’Aquila. Ciò significa che i sette indagati, Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce dovranno rispondere in tribunale di omicidio colposo plurimo e lesioni.

Chi ha seguito la triste vicenda aquilana, chi ha avuto modo di leggere alcuni fra i molti testi che sono stati pubblicati dopo i noti eventi di cronaca – fra cui anche il mio Protezione Civile SpA – Quando la gestione dell’emergenza si fa business, conoscerà bene la storia. Per gli altri, è bene un breve riassunto.

La Commissione Grandi Rischi, così come spiega il sito ufficiale della Protezione civile, dovrebbe essere in grado di assicurare livelli massimi di competenza nei maggiori settori di rischio per il nostro Paese, essendo la più importante struttura scientifica di riferimento per il Dipartimento della Protezione Civile.

Durante lo sciame sismico all’Aquila, che poi sarebbe culminato con il terremoto delle 3:32 del 6 aprile 2009, la Commissione si riunì, il 31 marzo, per poco meno di un’ora (qui si può scaricare il Verbale Commissione Grandi Rischi 31 Marzo 2009). E, di fatto, determinò semplicemente che non si possono prevedere i terremoti. Senza adottare alcuna misura preventiva sul territorio aquilano. Al punto che i magistrati hanno concluso, decidendo di rinviare a giudizio:

In quella riunione poteva essere dato un allarme che almeno lasciasse la libertà ai cittadini di decidere cosa fare.

Se è vero che non si può prevedere un terremoto, allora è anche vero che non si può prevedere un non-terremoto. Nè lasciare a se stessa un’intera popolazione.

Nel video – che fa parte dei contenuti extra di Comando e controllo -, l’avvocato Antonio Valentini espone queste semplici ragioni nel corso dell’assemblea che si tenne all’Aquila il 23 gennaio 2010 come forma di protesta contro il Decreto 195 che avrebbe dovuto istituire l’ormai famigerata – e per ora fantasma – Protezione Civile Servizi SpA.

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L’Aquila e le C.A.S.E. e il livello d’attenzione sul web

Posted in Il Fatto Quotidiano, Scritti, Video on April 9th, 2011 by Alberto

Alberto Puliafito Il “miracolo aquilano” è un falso clamoroso. Questo è ciò che appare evidente a chiunque si prenda la briga di spendere un po’ di tempo all’Aquila, due anni dopo il terremoto del 6 aprile.

Però, il livello di quel che c’è da spiegare per far capire, a chi all’Aquila non ci va, che le C.A.S.E. sono un intervento sbagliato,è talmente alto che non è più comprensibile (notiziabile?) per la società in cui viviamo.
E’ una società di flusso, in cui tutto passa inosservato.
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Dalla Chiesa come il Papa: infallibile

Posted in Articoli, Il Fatto Quotidiano on March 29th, 2011 by Alberto

Rita Dalla Chiesa e il dogma dell’infallibilità. Questo si desume dal comunicato stampa con cui Mediaset difende la conduttrice e il programma Forum dopo il brutto episodio dei falsi terremotati. Vale la pena di leggerlo integralmente, il comunicato. E analizzarlo, per capire come funziona la consensificazione. Con buona pace di chi ritiene che la tv non generi alcun tipo di condizionamento.

“Mediaset respinge le accuse strumentali a Rita dalla Chiesa e a Forum”. E’ già chiaro fin dal titolo quale sia la strategia difensiva: le accuse sono strumentali. Ma quali accuse? Il comunicato lo spiega? Certo che no. Anzi. Comincia così: “Nessuno può mettere in dubbio la professionalità e la buona fede di Rita Dalla Chiesa”. E perché mai, verrebbe da chiedersi? Dalla Chiesa nomen omen? Per quale motivo nessuno può dubitare? In una riga, gran parte dei problemi di comunicazione dell’Italia di oggi che non permette in alcun modo la critica. A nessuno, secondo la retorica della macchina del fango, del come ti permetti, dell’auctoritas. Read more »

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