Tiburtina: Né dolo né buon giornalismo

Posted in Articoli, Scritti, TAV on July 25th, 2011 by Alberto

Repubblica titolo incendio Tiburtina

RFI (Rete Ferroviaria Italiana) spiega in un comunicato, a proposito dell’incendio alla Tiburtina:

eventi simili sono, per esperienza, attribuibili prevalentemente a tre tipologie di cause: fulminazioni dirette di cavi elettrici per scariche atmosferiche; contatti diretti su apparecchiature e/o parti di impianto di segnalamento a bassa tensione per rottura e caduta linee elettriche ad alta tensione (3mila volt) che forniscono energia di trazione ai treni; manipolazioni e/o asportazioni di cavi o di collegamenti in rame o alluminio che provocano anomali funzionamenti degli impianti, anche in tempi differiti rispetto al momento del danneggiamento

E Repubblica, che rispetto a ieri deve correggere il tiro, suo malgrado, chiosa così, in un articolo che appare sul web non firmato:

Dunque sembra scartata l’ipotesi attentato, ma non le eventuali manomissioni.

Il quotidiano, visitatissimo sul web, avrebbe il dovere di correggere il tiro se non altro per rispetto dell’intelligenza dei propri lettori, visto che l’ipotesi-attentato (che bella parola, per un giornalista: attentato!) è stata formulata solo giornalisticamente e mai, in alcun momento, dagli investigatori che analizzavano la dinamica. Quindi, non “sembra scartata”, come ipotesi. Non c’è mai stata, se non per alcuni giornalisti.

Ma Repubblica non ci pensa nemmeno, a scusarsi. Anzi. Prosegue a raccontare l’evento con affermazioni surreali, quasi fiera nel rilevare che non si escludono “eventuali manomissioni”.

Manipolazione o asportazione, c’è scritto nel comunicato.
Repubblica scrive: manomissione. Non sono sinonimi. Il termine scelto da Repubblica indica evidentemente un’azione svolta a scopo di danneggiamento (e quindi, in qualche modo, richiama il concetto di incendio doloso, già escluso praticamente da tutti).

La neolingua opera anche così.

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Milleproroghe, nello Stato d’eccezione

Posted in Articoli, Il Fatto Quotidiano, Scritti on December 24th, 2010 by Alberto

Milleproroghe. Nomen omen.

Milleproroghe è un termine che è entrato di prepotenza nel linguaggio giornalistico-politico italiano. Indica un decreto-calderone che, a fine anno, il Governo approva per sistemare tutta una serie di questioni lasciate in sospeso.
Si dà per scontato che esista, questo milleproroghe – che, ogni tanto, viene accompagnato anche dalla dicitura millederoghe – come se facesse parte della normale vita politica italiana. Da sempre.
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La neolingua italiana – Le parole sono importanti

Posted in Text on March 31st, 2010 by Alberto

In 1984, George Orwell, genio visionario, immagina di fornire un mezzo espressivo agli adepti dell’”Ingsoc”, una neolingua. Scopi della neolingua? Sostituire la vecchia. Ma non solo. Sostituire anche la vecchia visione del mondo, tutto quel che si era abituati a pensare, sradicare – in altre parole, secondo la logica della shock doctrine, fare tabula rasa del preesistente – affinchè diventi impossibile non solo parlare di quei vecchi concetti. Ma addirittura pensarli.

Il che significa che, una volta imposta dall’alto la neolingua, il popolo non potrà più avere un pensiero alternativo, critico, opposto, resistente.

In Italia, la parola “Resistenza” scompare dai programmi dei Licei.
La parola “Comunismo” viene svuotata dei suoi significati più profondi (è il cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi dal 1994).
“Assoluzione” e “Prescrizione” diventano sinonimi (è l’editoriale di Minzolini, direttore del Tg1, sul caso Mills).
Essere processati per “Pubblicazione oscena” diventa essere processati per “Atti osceni in luogo pubblico” (è il caso di Monica Setta, “giornalista”, che in prima serata in un reality show, mescola le carte parlando di Aldo Busi, processato e pienamente assolto perché il fatto non sussiste per “Pubblicazione oscena”, per il suo libro “Sodomia in corpo 11″ – che non è un libro sulla pedofilia. Corpo 11 è un carattere da macchina da scrivere, santoddio – e non, mai e poi mai, per “Atti osceni in luogo pubblico”).

La neolingua in Italia è ovunque. Gli Italiani decidono il vincitore di un reality col televoto. Gli “Italiani”, non gli spettatori del programma che televotano.
L’”amore” e l’”odio” sono due categorie politiche.
La “resistenza” non esiste più.

Il processo di “tabula rasa” è in atto da vent’anni e sembra inarrestabile.
Le parole sono importanti.
Con le parole si resiste.

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