No TAV, No Mafia, No Censura

Posted in No TAV on March 20th, 2010 by Alberto

Foto di Marco Vallino

Mentre a Roma si raduna un popolo – i cui numeri andranno sonoramente ridimensionati dai fatti – che si definisce “delle Libertà”, e che la Libertà la pratica solo nel fare ciò che più conviene a logiche di profitto, mentre nella stessa città decine di migliaia di persone dicono No alla privatizzazione dell’acqua, quella sì, una libertà da difendere e calpestata dallo stesso popolo di cui sopra, a Torino si radunano altri popoli.

Nella manifestazione No TAV, No Mafia, No Censura – snobbata dai grandi media, come spesso accade in questi casi – si riuniscono la Resistenza Viola (costola del Popolo Viola che prende le distanze dai partiti) e i No TAV, lo storico movimento valsusino che resiste da 21 anni.

Il corteo è colorato e partecipato. Non azzarderò numeri, perché la guerra delle cifre è ridicola e lascia il tempo che trova. Si parte dalla stazione di Porta Nuova. Sono arrivati in tanti, dalla Valle, e si capisce subito, fin dai primi interventi, quali siano i punti di contatto fra le anime della manifestazione: il No alle grandi opere inutili, il No a uno stato che spreca, il No a una mafia che invade sempre di più le grandi opere – non lo dicono mica i manifestanti. No, lo dice la relazione annuale dei Servizi Segreti sulle infiltrazioni mafiose, che individua un forte interesse predatorio delle cosche sulla TAV, sul Ponte sullo Stretto, sull’Expo 2015 e sulla ricostruzione in Abruzzo -, il No a un’informazione schiava del potere, che imbavaglia le voci di dissenso.

E sono le voci di dissenso informate, quelle che fanno paura. Perché contro la vera informazione, quella fatta di anni di studio, quella che viene dal basso e che oppone al profitto ad ogni costo il semplice buon senso, be’, il potere non può che agire con la violenza. La violenza della censura e se occorre la violenza della repressione.

Poi ci sono tanti sì. Sì alla sanità che funziona, pubblica, sì alla scuola, pubblica anch’essa, sì al lavoro, alla tutela dei lavoratori, sì all’onestà, sì alla pulizia della politica, sì a tutto quello che propone un modello radicalmente alternativo alla casta che governa il Paese e che non sa più esprimersi – non certo nella maggioranza, tantomeno nell’opposizione – mettendo le persone al centro dei propri progetti.

Si arriva di buon passo a Piazza San Carlo, passando per le vie di Torino, scortati dal solito cordone di polizia in antisommossa che davvero, oggi, non ha senso di esistere, visto che di violento non c’è nulla. Se non la forza delle parole, dure come macigni, contro la mafia statalizzata, contro lo spreco della risorsa pubblica in nome di non si sa bene quale “strategia” di sviluppo.

In Piazza il corteo si conclude con una serie di interventi su vari temi, tutti legati a questi No, a questi sì.

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