Il problema non era Berlusconi

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 10th, 2012 by Alberto

Stolti, tutti coloro che ci hanno convinto per anni che il problema fosse Silvio Berlusconi nella sua persona. Stolti tutti coloro che hanno semplicemente gridato “No” in maniera acritica. Che hanno contestato tutto senza capire cosa contestavano. Che hanno posto futili questioni morali e si sono concentrati sul bunga bunga non sapendo più come fare a farlo “cadere”.

Stolti. O comunque funzionali al potere.

Il risultato di questo ventennio di antisistema che non ha saputo proporre idee alternative è un paese sotto shock, incapace di riconoscere in qualcuno che ha il volto buono ed elegante della moralità la naturale continuità del “re del bunga bunga”. Non nella forma, per carità. Ma nella sostanza sì.

Anzi. Visto che ora i tecnici-politici sono morali e moralizzatori, per quel senso di inferiorità dell’italiano medio nei confronti dei “professori al governo” – complici quegli stessi antisistemici che ora esaltano tutto e tutti, altrettanto acriticamente -, possono fare tutto quello che vogliono. E l’antisistema anti-B. mostra, ora, tutti i suoi difetti e tutte le sue colpe.

Allo stesso modo, il problema dell’Aquila non era Berlusconi, ma il sistema. La shock economy, il capitalismo dei disastri, il neoliberismo che vede nella crisi un’opportunità non sono invenzioni di Berlusconi: lui, semplicemente, li incarnava in quel periodo storico.

Gli uomini passano, i sistemi restano. E così, oggi, in nome della crisi, ecco l’opportunità di trasformare l’Italia secondo quegli stessi dettami neoliberisti che Berlusconi avrebbe adottato in egual misura.

L’antisistema sta a guardare, anacronistico.

Le “profezie” di Comando e controllo, invece, si stanno drammaticamente verificando.
Read more »

Tags: , , , , , , ,

La sfida democristiana di Bossi

Posted in Politica on June 20th, 2011 by Alberto

Lancio del tronco a Monkey Island

Una base pronta per il lancio del tronco e il tiro alla fune, un leader che non si capisce bene quando parla – ma questo, ahilui, deriva da un problema di salute, e quindi ci si limita ad annotare la cosa come un fatto – e tanti titoloni che annunciano la sfida di Bossi a Berlusconi.

Ma quale sfida? Il dettare alcune condizioni, perlopiù palesemente irricevibili – come se la Lega non ci avesse abituati a farlo, nel tempo – minacciando, forse, di non sostenere il Presidente del Consiglio nel 2013? Questa è la sfida? Davvero questo equilibrismo, che fa anche un po’ tristezza, consumandosi di fronte a un gruppo nutrito di inconsapevoli-di-verde-vestiti che gridano “secessione, secessione”, si può chiamare sfida?

Francamente, sembra proprio di no. La sfida, la Lega la lanciò quando La Padania, il 19 agosto 1998 lanciò le dieci domande a Berlusconi.

La prima, per dirne una, era questa:

Il 26 settembre 1968, la sua Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove lei, signor Berlusconi, edificherà Milano2. Lei pagò il terreno 4.250 lire al metro, per un totale di oltre tre miliardi di lire. Questa somma, nel ’68, quando lei aveva 32 anni e nessun patrimonio familiare a disposizione, era di enorme portata. Oggi, tabella Istat alla mano, equivarrebbe a oltre 38.739.000.000 lire. Dopo l’acquisto, lei aprì un gigantesco cantiere edile, il cui costo arriverà a sfiorare i 500 milioni al giorno, che in 4-5 anni edificherà l’area abitativa di Milano2. Tutto questo denaro chi gliel’ha dato, signor Berlusconi? Chi si nascondeva dietro le finanziarie di Lugano? Risponda.

Oggi la Lega è al Governo con lo stesso Berlusconi, che a quella domanda – così come alle altre nove – non ha mai risposto.

E allora, di che sfida stiamo parlando? Siamo seri, suvvia. Almeno noi.

Tags: , ,

Silvio Berlusconi disse: “Sono elezioni politiche nazionali”

Posted in Politica on May 30th, 2011 by Alberto


Milano 2011, Berlusconi: saranno elezioni… di TMNews

Sono elezioni cittadine, ma sono forse di più elezioni politiche nazionali.

Lo aveva dichiarato il 17 aprile 2011 il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fra gli applausi del suo pubblico, parlando delle elezioni amministrative del 2011.

E’ necessario ricordare anche questo, considerato il fatto che una delle strategie comunicative del centrodestra è proprio quella di sostenere, oggi, 30 maggio 2011, a bocce ferme, che il risultato delle amministrative non abbia alcuna rilevanza da un punto di vista politico nazionale.

E’ l’unico modo per uscirne provando a limitare la quantità di ossa rotte, per il centrodestra, grande sconfitto di queste elezioni, con le vittorie di Giuliani Pisapia e Luigi De Magistris a Milano e Napoli, ma anche di Massimo Zedda a Cagliari – città notoriamente nera.

L’unico modo, che poi è il modo consueto: quello di provare a utilizzare le solite, martellanti, forme di comunicazione. Ma la comunicazione elettorale ha insegnato molto altro, in questi giorni – con le forme virali di ironia su Giuliano Pisapia. E non solo la comunicazione: anche le urne.

Tags: , , , ,

Milleproroghe, nello Stato d’eccezione

Posted in Articoli, Il Fatto Quotidiano, Scritti on December 24th, 2010 by Alberto

Milleproroghe. Nomen omen.

Milleproroghe è un termine che è entrato di prepotenza nel linguaggio giornalistico-politico italiano. Indica un decreto-calderone che, a fine anno, il Governo approva per sistemare tutta una serie di questioni lasciate in sospeso.
Si dà per scontato che esista, questo milleproroghe – che, ogni tanto, viene accompagnato anche dalla dicitura millederoghe – come se facesse parte della normale vita politica italiana. Da sempre.
Read more »

Tags: , , , , ,

E’ colpa mia (*)

Posted in Articoli, Il Fatto Quotidiano, Scritti on September 10th, 2010 by Alberto

Ottobre 2010.

Silvio Berlusconi dal palco della manifestazione di Milano dichiara: “E’ colpa mia”.

Berlusconi lascia il palco senza aggiungere altro. Ora che l’ìnquadratura si allarga scopriamo che ci saranno diecimila persone. Minzolini ne aveva annunciate 500mila. In grave difficoltà, il Tg1 chiude bruscamente il collegamento in diretta.
Cicchitto e Bonaiuti, al microfono, confermano le parole del premier: “E’ colpa nostra”. Il primo ricorda i suoi trascorsi piduisti, mai trascorsi. Il secondo ammette di essere stato fra i berluscones per mero tifo e per convenienza personale. Poi spazio a dichiarazioni sulla mafia di stato, sui soldi pubblici buttati, sulla P2 divenuta sistema. La sostanza, comunque, è una sola. “Non abbiamo fatto nulla per il Paese”.

Sconcerto. Da Roma, Bersani si affretta a dire qualcosa ai microfoni di SkyTg24: “E’ anche colpa nostra”. E racconta che in sedici anni la sinistra non è stata capace di proporre un modello alternativo a Berlusconi. Napolitano invita alla calma istituzionale, ma poi dice: “E’ anche colpa mia“. E parla della corrente migliorista, che si opponeva a Berlinguer sostenendo che la questione morale non era fondamentale. D’Alema non vuole essere da meno: “E’ colpa mia. Il Kosovo. Il patto della crostata, la bicamerale, il conflitto di interessi”. La sostanza, comunque, è una sola: “Non abbiamo fatto nulla per il paese”.
Ci si mette anche Grillo: “E’ colpa mia, che ho fatto il populista, a un certo punto”.
Bossi: non pervenuto.
Fini: “Io ho già dato. Comunque, sì, potevo anche accorgermene prima. Ma sono di destra”.

Si dice che molti abbiano pensato, fra la cosiddetta “società civile“: “Magari è anche colpa mia?”

Minzolini userà, al Tg1, solo le dichiarazioni del centrosinistra, ma ormai non ha più importanza. “E’ colpa mia”.

A Milano, sotto al palco, con i contestatori relegati in un angolo dalla celere e i sostenitori sbigottiti, c’è un silenzio da guerra civile.

***

Settembre 2010.

No, non è mai successo. Non accadrà mai.
Nessuno ha intenzione davvero di assumersi le proprie responsabilità, fra i politici italiani. E’ più semplice dare degli squadristi ai contestatori, senza chiedersi chi abbia creato questo clima insostenibile.

E’ più semplice illudere il Paese che i “cinque punti” siano fondamentali per la crescita.
E’ più semplice sostenere che si debba parlare con l’avversario, in ogni caso, facendoci credere di essere in un Paese normale.
E’ più semplice tuonare dai palchi o invitare a cliccare su Facebook: “Mi piace”.
Ma la rivoluzione non sarà annunciata da uno status.

Comunque, il clima non è da guerra civile, tranquilli. I toni non sono alti.
Se mai, in giro per l’Italia, i toni sono disperati.

Il Paese irreale, invece, quello che non si accorge di niente, è molto più numeroso; senza passioni, anestetizzato, seduto a prendere un aperitivo nel bel mezzo di qualche movida cittadina. I politici, la politica la fanno “in aula”. Alle feste di partito ci sono i concerti e la porchetta. I contestatori sono pochi. Spesso “ben noti”. E probabilmente è anche colpa loro, che non sanno più come e cosa contestare.

Eppure, oggi contestare è necessario.
Anche chi dice di no dovrà, prima o poi, renderne conto a qualcuno: ai suoi figli, magari, o alla storia. Esattamente come i responsabili di tutto questo.

Forse la storia può aspettare, per attribuire le colpe.
Ma un Paese avvilente e disperato non ha più tempo.

(*) Il pezzo è ispirato dalla canzone “E’ colpa mia”, de Il teatro degli orrori (video)

Tags:
Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported
This work by Shockjournalism is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported.