«Stiamo proiettando un film che il Paese non conosce»

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 10th, 2012 by Alberto

Chi non ha mai vissuto sulla propria pelle lo stato d’emergenza non può sapere quanto possa essere subdola e dura la limitazione delle libertà individuali.

Il fatto è che oggi lo stato d’emergenza lo stanno vivendo sulla loro pelle tutti gli italiani, magari senza accorgersene: siamo in emergenza, per questo abbiamo un Governo di perfetti sconosciuti – che per molti è meglio del precendente. Già. Ma esattamente, perché è meglio del precedente? E’ davvero “meglio” da un punto di vista “politico”? – che decide quel che dovrà essere del nostro futuro.

Un Governo che non deve rendere conto a nessuno. Un Governo che è venuto per mettere a posto le cose, esattamente come quel Guido Bertolaso che si affacciò all’Aquila e disse: «Noi siamo qua per servire».

Il volto buono del potere e l’emergenza, la sensazione di dover essere grati e la propaganda sono un’alchimia letale per la libertà.

Comando e controllo genera anticorpi. Ma è ancora un film che il Paese non conosce. Come dice uno dei protagonisti di questo primo video “virale” tratto dal film.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)

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«Sono un giornalista». «Non mi interessa»

Posted in Comando e Controllo on April 7th, 2012 by Alberto

Cosa accade in uno Stato in emergenza? Si militarizzano i territori, si militarizza il pensiero. La logica della partecipazione e dell’interesse dei cittadini viene meno, e vengono meno anche le normali libertà. Come quella di stampa.

In particolare, durante il periodo immediatamente successivo alla scossa di terremoto che devastò l’aquilano il 6 aprile 2009, si registrava una totale carenza di democrazia dell’informazione, nel “cratere sismico”. Scene come quella che viene mostrata nel trailer del dvd di Comando e controllo erano all’ordine del giorno.

«Cortesemente, spegni la telecamera, non sei autorizzato», dice un volontario.
«Sono un giornalista», rispondo io.
«Non mi interessa», chiosa lui.

Il seguito del dialogo – tagliato nel montaggio per ragioni di brevità – è un ricordare, da parte del sottoscritto, l’Art. 21 della Costituzione Italiana nella parte che recita «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Non si era in un’area sottoposta a segreto militare (altra buona scusa per limitare la libertà di stampa), ma all’ingresso di una delle “tendopoli” che hanno accolto gli sfollati all’Aquila – sempre chiamati “ospiti”, secondo la legge della neolingua emergenziale -, dove accompagnavo, nella fattispecie, alcuni membri del 3e32 che cercavano di volantinare per diffondere la notizia di un’assemblea cittadina.

Che la militarizzazione del pensiero e la progressiva limitazione della libertà di stampa funzionassero, lo dimostrano gli articoli che uscivano sui media mainstream all’epoca: nessuno sollevava obiezioni, tutti proni nel nome – ostentato – dell’interesse dei terremotati.

Poi vennero gli imprenditori che ridevano e gli scandali. Ma prima, a chi lamentava la violenza dell’emergenza sul territorio aquilano, si dava del visionario.

«Sono un giornalista».
«Non mi interessa».

Anche per questo, Comando e controllo è una storia che andava raccontata e che va ascoltata.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)
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