Il problema non era Berlusconi

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2012 on April 10th, 2012 by Alberto

Stolti, tutti coloro che ci hanno convinto per anni che il problema fosse Silvio Berlusconi nella sua persona. Stolti tutti coloro che hanno semplicemente gridato “No” in maniera acritica. Che hanno contestato tutto senza capire cosa contestavano. Che hanno posto futili questioni morali e si sono concentrati sul bunga bunga non sapendo più come fare a farlo “cadere”.

Stolti. O comunque funzionali al potere.

Il risultato di questo ventennio di antisistema che non ha saputo proporre idee alternative è un paese sotto shock, incapace di riconoscere in qualcuno che ha il volto buono ed elegante della moralità la naturale continuità del “re del bunga bunga”. Non nella forma, per carità. Ma nella sostanza sì.

Anzi. Visto che ora i tecnici-politici sono morali e moralizzatori, per quel senso di inferiorità dell’italiano medio nei confronti dei “professori al governo” – complici quegli stessi antisistemici che ora esaltano tutto e tutti, altrettanto acriticamente -, possono fare tutto quello che vogliono. E l’antisistema anti-B. mostra, ora, tutti i suoi difetti e tutte le sue colpe.

Allo stesso modo, il problema dell’Aquila non era Berlusconi, ma il sistema. La shock economy, il capitalismo dei disastri, il neoliberismo che vede nella crisi un’opportunità non sono invenzioni di Berlusconi: lui, semplicemente, li incarnava in quel periodo storico.

Gli uomini passano, i sistemi restano. E così, oggi, in nome della crisi, ecco l’opportunità di trasformare l’Italia secondo quegli stessi dettami neoliberisti che Berlusconi avrebbe adottato in egual misura.

L’antisistema sta a guardare, anacronistico.

Le “profezie” di Comando e controllo, invece, si stanno drammaticamente verificando.
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«E’ tutto privato là dentro»

Posted in Comando e Controllo, L'Aquila 2009, L'Aquila 2010 on April 7th, 2012 by Alberto

E’ il 5 settembre 2009. Uno dei primi campi tendati che accolgono gli sfollati all’Aquila, quello di Piazza d’Armi, viene smantellato e ai giornalisti – se non accompagnati da funzionari della Protezione Civile – viene impedito di documentare le operazioni di smantellamento del campo stesso, in nome di una non meglio specificata tutela della privacy degli sfollati.

Naturalmente, il “blocco” per i giornalisti avveniva alla “garitta” d’ingresso al campo d’accoglienza – dove occorre consegnare i documenti per entrare, per non meglio precisate ragioni di sicurezza. I campi, peraltro, a differenza della precedente esperienza del terremoto di Marche e Umbria, sono addirittura recintati -, e non erano certo gli sfollati a chiedere che venissimo tenuti lontani. Altrettanto naturalmente, per deontologia professionale, non disturbo le persone che non volessero raccontare la loro esperienza o parlare con qualcuno. Anzi: al campo di Piazza d’Armi sono gli sfollati stessi a chiedere che entrassero giornalisti “non embedded”. Perché lo smantellamento del campo prevede anche che cambiassero “dimora”: molti passano dalle tende agli alberghi, non certo alle case promesse dal Governo Berlusconi.

Così, decido di telefonare all’ufficio stampa della Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C), il quartier generale della Protezione civile (quella stessa Protezione Civile per la quale Franco Gabrielli chiede più poteri, dopo che la struttura, in seguito agli scandali aquilani, è stata depotenziata della sua possibilità di agire senza controlli preventivi).

Il quadro che emerge dalla telefonata, come potrete constatare, è semplicemente agghiacciante: stiamo parlando di una tendopoli di accoglienza degli sfollati. La tenda, in questi casi, diventa il domicilio dello sfollato.

Questo e altro viene raccontato in Comando e Controllo, di cui puoi prenotare il DVD sostenendo la distribuzione dal basso e indipendente su Produzioni dal basso.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)
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«Sono un giornalista». «Non mi interessa»

Posted in Comando e Controllo on April 7th, 2012 by Alberto

Cosa accade in uno Stato in emergenza? Si militarizzano i territori, si militarizza il pensiero. La logica della partecipazione e dell’interesse dei cittadini viene meno, e vengono meno anche le normali libertà. Come quella di stampa.

In particolare, durante il periodo immediatamente successivo alla scossa di terremoto che devastò l’aquilano il 6 aprile 2009, si registrava una totale carenza di democrazia dell’informazione, nel “cratere sismico”. Scene come quella che viene mostrata nel trailer del dvd di Comando e controllo erano all’ordine del giorno.

«Cortesemente, spegni la telecamera, non sei autorizzato», dice un volontario.
«Sono un giornalista», rispondo io.
«Non mi interessa», chiosa lui.

Il seguito del dialogo – tagliato nel montaggio per ragioni di brevità – è un ricordare, da parte del sottoscritto, l’Art. 21 della Costituzione Italiana nella parte che recita «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Non si era in un’area sottoposta a segreto militare (altra buona scusa per limitare la libertà di stampa), ma all’ingresso di una delle “tendopoli” che hanno accolto gli sfollati all’Aquila – sempre chiamati “ospiti”, secondo la legge della neolingua emergenziale -, dove accompagnavo, nella fattispecie, alcuni membri del 3e32 che cercavano di volantinare per diffondere la notizia di un’assemblea cittadina.

Che la militarizzazione del pensiero e la progressiva limitazione della libertà di stampa funzionassero, lo dimostrano gli articoli che uscivano sui media mainstream all’epoca: nessuno sollevava obiezioni, tutti proni nel nome – ostentato – dell’interesse dei terremotati.

Poi vennero gli imprenditori che ridevano e gli scandali. Ma prima, a chi lamentava la violenza dell’emergenza sul territorio aquilano, si dava del visionario.

«Sono un giornalista».
«Non mi interessa».

Anche per questo, Comando e controllo è una storia che andava raccontata e che va ascoltata.

Alberto Puliafito (@albertopi)
Comando e Controllo (@statodemergenza)
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L’Aquila e le C.A.S.E. e il livello d’attenzione sul web

Posted in Il Fatto Quotidiano, Scritti, Video on April 9th, 2011 by Alberto

Alberto Puliafito Il “miracolo aquilano” è un falso clamoroso. Questo è ciò che appare evidente a chiunque si prenda la briga di spendere un po’ di tempo all’Aquila, due anni dopo il terremoto del 6 aprile.

Però, il livello di quel che c’è da spiegare per far capire, a chi all’Aquila non ci va, che le C.A.S.E. sono un intervento sbagliato,è talmente alto che non è più comprensibile (notiziabile?) per la società in cui viviamo.
E’ una società di flusso, in cui tutto passa inosservato.
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Berlusconi dà i (suoi) numeri sull’Aquila. Torna il Dipartimento?

Posted in Uncategorized on July 30th, 2010 by Alberto

Silvio Berlusconi torna a parlare dell’Aquila e annuncia di aver deciso – alla faccia della partecipazione dei cittadini – con Gianni Letta: “riprendiamo nelle mani come governo, come presidenza del Consiglio e come dipartimento della Protezione civile la ricostruzione de L’Aquila”.

E, come tutte le volte in cui parla dello straordinario lavoro fatto dopo il terremoto del 6 aprile, il premier dà i numeri e li gonfia a dovere. Oltre a plasmare una realtà mediatica che può essere facilmente smantellata. E che deve essere smantellata sistematicamente.
Dice il Presidente del Consiglio: “Abbiamo saputo reagire al terremoto costruendo in 10 mesi abitazioni antisismiche per oltre trentamila persone collegate a scuole, asili, negozi e chiese. Non è mai stato fatto al mondo a seguito di nessuna catastrofe”.

Trentamila persone è il dato più facile da smentire. Non c’è nemmeno bisogno di andare all’Aquila, per smontare la dichiarazione. Basta prendere i dati ufficiali del Dipartimento di Protezione Civile. Le C.A.S.E. (provvisorie e in comodato d’uso) sono per 14.454 sfollati.

I M.A.P. (provvisori anche quelli) sono per 2.515 sfollati all’Aquila e 3.026 nei comuni del cratere. Il totale fa 19.995. Ventimila persone.

Non trentamila.

I numeri sono importanti, come le parole.

Per smontare il dato “collegate a scuole, asili etc…” occorrerebbe fare uno sforzo e recarsi nel capoluogo abruzzese, per scoprire che questi collegamenti non ci sono, che le “new town” più grosse sono delle cattedrali nel deserto, dei non luoghi senza servizi, e che la viabilità ha enormi problemi di traffico.

Berlusconi prosegue: “Abbiamo stanziato 15 mld per il terremoto in Abruzzo per le abitazioni ne abbiamo spesi meno di due e dunque ce ne sono 13 da spendere per la ricostruzione. Purtroppo le istituzioni locali non hanno saputo intervenire per dare il via ai lavori e quindi riprendiamo nelle mani la ricostruzione».

Tanto per cominciare, i 15 miliardi di euro per il terremoto sono stati stanziati da qui al 2032: è una cifra importante, ma dilazionata nel tempo.
Secondo il premier, poi, la colpa di un’Aquila ferma e fantasma ricade – una retorica che va avanti da mesi – sulle istituzioni locali, definite ancora una volta incapaci.

Reagisce, il Sindaco Massimo Cialente, in conferenza stampa: ”Le parole del Presidente del Consiglio? Uno degli atti piu’ gravi dal punto di vista istituzionale. Accusare
gli Enti locali di incapacita’ amministrativa, quando le colpe sono altrove, e’ stata da parte del Premier maleducatezza e scostumatezza istituzionale. Quanto al paventato ritorno della Protezione civile in citta’ e’ una questione di democrazia, di moralita’, di trasparenza”.
Per mesi le linee guida sulla ricostruzione delle case E sono state bloccate. Ora si bloccano anche i lavori sulle case A e B, non si chiariscono empasse burocratici, non arrivano i soldi per il ristoro alle attività produttive. Dal primo febbraio, la città dell’Aquila è stata di fatto abbandonata a se stessa, finito lo show e archiviato il caso come “Miracolo Aquilano”.

Ma lentamente la verità viene a galla, e l’unica soluzione che immagina Berlusconi, insieme a Gianni Letta, è quella di rimandare il Dipartimento di Protezione Civile all’Aquila.

Perché così si può decidere in maniera muscolare, a colpi di deroghe e di ordinanze.

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